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"Nella TAC non hanno visto il tumore al rene", la replica dell'ULSS2. "Paziente con numerose patologie neoplastiche, situazione complessa seguita con attenzione dal punto di vista sia clinico che umano"

(n. 149/2019) In relazione all’articolo ”Nella tac non hanno visto il tumore al rene”, comparso oggi su un quotidiano locale, l’Ulss 2 precisa quanto segue: 
Il caso cui l’articolo fa riferimento è estremamente delicato, complesso e impegnativo, sia dal punto di vista clinico sia umano. La paziente è in cura dall’89, anno in cui le è stata fatta la prima diagnosi tumorale. E’ stata seguita per le patologie neoplastiche da cui è affetta da altre strutture ospedaliere regionali e dall’Ulss 2 per quanto riguarda gli accertamenti disposti dagli specialisti che hanno in carico la paziente.  
Dall’89 alla paziente sono state diagnosticate numerose patologie oncologiche, con recidive e metastasi. L’ultima di queste, un carcinoma aggressivo alla tiroide, ha causato numerose lesioni metastatiche a livello polmonare, renale, retroperitoneale e cerebrale. 
A seguito di Tac toracica, eseguita il 27 marzo 2018  nell’ambito del controllo evolutivo della lesione polmonare, si è osservata una lesione addominale che necessitava di approfondimento. La paziente è stata immediatamente presa in carico dall’Unità Operativa di Radiologia che ha fatto l’impegnativa e le ha fissato l’appuntamento per una Tac addome di approfondimento, eseguita il 6 aprile 2018. Il medico che ha refertato la Tac ha confermato la lesione renale che nel corso del successivo intervento di nefrectomia destra si è dimostrata essere una metastasi del primitivo tumore tiroideo, che aveva già dato metastasi polmonari. 
Alla Tac di controllo, programmata ed eseguita il 16 agosto è stata segnalata anche una lesione retroperitoneale sinistra, non evidenziata in precedenza. La lesione, rimossa ad ottobre, si è dimostrata essere un’ulteriore metastasi.
“Come ho già spiegato alla paziente nel corso del nostro colloquio – sottolinea il dottor Giovanni Morana, primario dell’Unità Operativa di Radiologia del Ca’ Foncello - la ritardata diagnosi, attenzione non di un tumore primitivo ma di un’ulteriore metastasi in un quadro di malattia già diffusa in modo sistemico, non ha causato né condizionato l’evoluzione della patologia in atto. Il caso – prosegue Morana – è stato oggetto di approfondimento e confronto con i colleghi radiologi”.
“Nel ribadire la nostra assoluta vicinanza alla paziente e il pieno supporto, a livello sia clinico (oltre 60 accessi al Ca’ Foncello dall’89) sia umano, non posso che respingere qualsiasi accusa di disinteresse o disattenzione da parte dell’Ulss 2 – sottolinea il direttore generale, Francesco Benazzi -. La paziente è stata presa in carico tempestivamente e continuativamente. A fronte della sua segnalazione, pervenuta in data 27 settembre 2018, è stata contattata a più riprese, già dal giorno successivo, dall’ufficio relazioni con il pubblico, ha parlato con il dottor Morana ed è stata a colloquio con il direttore sanitario, dottor Marco Cadamuro Morgante. L’umanizzazione, accanto alla qualità delle cure, rappresenta uno degli ambiti cui dedichiamo maggiore attenzione e numerosissime sono state, in questi anni, le iniziative attuate, in particolare proprio per i pazienti oncologici che possono trovarsi a vivere situazioni di fragilità psicologica. Siamo stati e saremo sempre a disposizione dei nostri pazienti, per supportarli nei loro percorsi di cura che in alcuni casi, e questa paziente ne è sicuramente un esempio, sono particolarmente impegnativi per la persona”.

Altre Informazioni

Pubblicato da Ufficio Stampa ULSS 2 Marca trevigiana, il giorno 10 giugno 2019

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