Questo sito utilizza cookie per seguirti nei servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca sull'apposito bottone.

Cliccando OK acconsenti all'uso dei cookie.

Indietro

Coronavirus e disturbi di olfatto e gusto, studio internazionale coinvolge Unità Operativa di Foniatria e Audiologia del Ca' Foncello

(n. 151/2020) Un gruppo di ricercatori italiani e stranieri hanno studiato le implicazioni delle alterazioni olfattive nel Covid 19. Nel gruppo di ricerca ci sono specialisti dell’Unità Operativa di Foniatria e Audiologia dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, coordinati dal prof. Cosimo de Filippis, Direttore della Scuola di Specializzazione in Audiologia e Foniatria dell’Università di Padova. E’, questo, il secondo studio sull’argomento cui partecipano specialisti del nosocomio trevigiano: si affianca, infatti, a quello realizzato da alcuni specialisti dell’Unità Operativa di Orl.
 “Nell’ambito dello studio cui abbiamo partecipato – sottolinea il prof. de Filippis - sono stati analizzati 417 pazienti provenienti da 12 ospedali in 4 diversi paesi (Spagna, Belgio, Francia e Italia). Tra le conclusioni, emerge che il 79% dei pazienti analizzati non presentava sintomi come ostruzione nasale o naso che cola, sintomi comunemente associati ad altre infezioni virali a livello nasale. E' inoltre significativa, maggiore del 60%, l’alterazione dell'olfatto, e in questa percentuale la maggiore propensione delle donne. Per quanto riguarda il gusto, l'88% dei pazienti ha riscontrato difficoltà nell'identificare aromi diversi come dolce, salato o amaro. La maggior parte dei sapori che avvertiamo – ricorda de Filippis - è percepita attraverso il naso più che attraverso la lingua. I sapori si diffondono nel cavo orale e producono una sensazione mista della più di percezione gustativa e olfattiva, responsabile ampia percezione del gusto. La perdita del gusto è dunque una naturale conseguenza della perdita dell’olfatto. Tuttavia abbiamo visto come la diffusione di Covid-19 in Italia, Spagna e in Europa sia stata accompagnata da due nuovi sintomi come l'alterazione del senso dell'olfatto e del gusto. Fino ad ora, erano state descritte solo alterazioni dell'olfatto associate all'infezione da altri virus, come il virus Epstein-Barr, la parainfluenza, il rinovirus o persino altri virus della famiglia dei coronavirus. Esistono diverse ipotesi che potrebbero spiegare perché i pazienti nel continente europeo con il Covid-19 abbiano sviluppato sintomi sensoriali nell'area del naso e della gola: la predisposizione alla malattia di alcuni individui o le mutazioni genetiche subite dal virus recentemente descritte anche da alcuni ricercatori italiani. Al momento, ovviamente, i risultati sono preliminari e non consentono ancora di comprendere appieno il significato di questo sintomo nella malattia o la percentuale di pazienti che è riuscita a recuperare. Tuttavia, il loro monitoraggio ci aiuterà a raccogliere una maggiore quantità di dati per offrire informazioni corrette e soprattutto indicazioni terapeutiche ai nostri pazienti”.
Un altro importante contributo scientifico è stato apportato dal Prof. Cosimo de Filippis, in collaborazione con il dott. Andrea Lovato sempre del gruppo Treviso-Università di Padova con la pubblicazione del “Ear, Nose & Throat Journal” che ha effettuato una metanalisi su più di 1500 pazienti Covid 19. Questa revisione ha evidenziato una prevalenza significativa dei sintomi come mal di gola, naso chiuso, perdita di olfatto, alterazione del gusto, confermando i dati del precedente lavoro.
“E’ noto – sottolinea De Filippis - che la via olfattiva rappresenta la porta d’ingresso di diversi virus respiratori al sistema nervoso centrale, quali herpes virus 1 e 6, virus della rabbia e dell’influenza. Uno studio recente ha mostrato che il sistema olfattivo potrebbe rappresentare una via di accesso privilegiata al nostro organismo per alcuni coronavirus e questo potrebbe verificarsi anche con SARS-CoV-2 responsabile di COVID-19. L’epitelio olfattivo, infatti, ospita anche terminazioni del nervo trigemino, attraverso le quali il virus potrebbe guadagnare l’accesso all’encefalo. Stiamo sviluppando un progetto in collaborazione con virologi, neurologi e neuroradiologi proprio con l’obiettivo di identificare i pazienti in cui questo meccanismo può aver avuto luogo. Gli scenari che ipotizziamo sono i seguenti: in alcuni soggetti il virus potrebbe infettare il sistema olfattivo e arrivare fino alla corteccia olfattiva dell’encefalo, in altri soggetti il virus potrebbe infettare i polmoni, per azione diretta di goccioline respirate nell’aria, oppure attraverso un meccanismo “a doccia”, in cui le particelle virali cadono verso il basso, dalla mucosa olfattiva verso i polmoni. In un numero ristretto di pazienti, infine, il virus potrebbe interessare una parte più ampia dell’encefalo, per diffusione dalla corteccia olfattiva o perché vi arriva attraverso la circolazione”.

Altre Informazioni

Pubblicato da Ufficio Stampa ULSS 2 Marca trevigiana, il giorno 29 aprile 2020

Categorizzato in News, Istituzionale, Salute, Emergenze, Sociale