Case della Comunità, operative 15 strutture
L’attivazione del nuovo modello di assistenza territoriale sarà progressiva
(n. 131/2026) Le Case della Comunità entrano nella fase decisiva del loro percorso. Rispettata la scadenza del 30 giugno prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il completamento delle opere, l'Ulss 2 guarda ora all'attivazione progressiva del nuovo modello di assistenza territoriale, che prenderà concretamente forma dalla fine dell'estate. Un passaggio sul quale è importante fare chiarezza: il termine fissato dal PNRR riguardava infatti il completamento delle strutture e non la loro piena operatività, che richiede una complessa fase organizzativa costruita insieme ai professionisti, ai medici di medicina generale e ai territori.
“Il 30 giugno rappresentava una tappa fondamentale del percorso previsto dal PNRR e l'Ulss 2 ha rispettato questo impegno, completando quindici delle diciassette Case della Comunità previste e avviando a conclusione anche la sedicesima - sottolinea il direttore generale, Giancarlo Bizzarri -. È però importante spiegare che il completamento delle strutture non coincide con la piena operatività del nuovo modello organizzativo. Le Case della Comunità non sono semplicemente nuovi edifici: rappresentano un modo diverso di fare sanità territoriale. Per questo serve un'attivazione graduale, costruita insieme ai professionisti, ai medici di medicina generale, alle amministrazioni comunali e ai cittadini. Il nostro obiettivo è realizzare un modello realmente efficace e rispondente ai bisogni del territorio”.
LA SITUAZIONE ATTUALE
L'Ulss 2 ha realizzato 16 Case della Comunità, distribuite in modo capillare sul territorio con una sede ogni circa 50 mila abitanti, per un investimento complessivo di 44 milioni.
Ad oggi 15 strutture hanno completato la fase edilizia entro la scadenza del 30 giugno; la Casa della Comunità di Casier sarà ultimata entro fine anno.
Le sedi previste sono ad Asolo, Casier (Dosson), Castelfranco Veneto, Codognè, Conegliano, Farra di Soligo, Mogliano Veneto, Montebelluna, Motta di Livenza, Oderzo, Paese, Pieve del Grappa (Crespano), Treviso (Sant'Ambrogio di Fiera), Treviso (Palazzo Moretti), Valdobbiadene, Villorba e Vittorio Veneto.
I PROSSIMI PASSI
Conclusi i lavori, ha preso avvio la fase organizzativa che porterà all'attivazione progressiva delle Case della Comunità. In queste settimane l'Azienda sanitaria è impegnata nella definizione dei modelli di funzionamento delle strutture, attraverso un lavoro condiviso con medici di medicina generale, professionisti sanitari, enti locali e servizi sociali.
Parallelamente è in corso una ricognizione delle esperienze già funzionanti ed efficaci di presa in carico della cronicità, per sviluppare un'organizzazione calibrata sulle reali esigenze dei diversi territori, sicura e sostenibile, evitando modelli standardizzati e valorizzando le specificità locali.
“Le Case della Comunità saranno il punto di riferimento della sanità di prossimità, ma ogni struttura dovrà rispondere ai bisogni del proprio territorio - spiega la direttrice dei Servizi socio-sanitari, Simona Sforzin -. Per questo stiamo costruendo il modello organizzativo partendo dall'analisi dei bisogni dei singoli distretti e dal confronto continuo con i medici di medicina generale, i professionisti sanitari e i Comuni. L'obiettivo è offrire servizi realmente vicini alle persone e integrati con la rete socio-sanitaria”.
I SERVIZI PER I CITTADINI
Le Case della Comunità rappresentano il fulcro della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal DM 77. Diventeranno un punto strategico di accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari, garantendo una presa in carico integrata grazie al lavoro di équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, specialisti e altri professionisti.
- Punto Unico di Accesso (PUA);
- medicina generale e cure primarie;
- specialistica ambulatoriale;
- diagnostica di primo livello e punto prelievi;
- assistenza infermieristica e Infermiere di Famiglia e Comunità;
- continuità assistenziale;
- assistenza domiciliare;
- telemedicina;
- integrazione con i servizi sociali e con il Dipartimento di Prevenzione.
La presenza infermieristica sarà garantita per dodici ore al giorno, sette giorni su sette, mentre la copertura medica sarà assicurata nell'arco delle 24 ore attraverso l'integrazione tra medici di medicina generale, Continuità Assistenziale e professionisti aziendali.
LE INNOVAZIONI
Il primo grande cambiamento riguarderà la gestione dei bisogni di salute a bassa complessità. Grazie alla presenza di personale sanitario e di strumenti diagnostici di primo livello, molti utenti che oggi si rivolgono impropriamente ai Pronto Soccorso potranno trovare una risposta direttamente nelle Case della Comunità. Per questo sarà avviata anche una campagna di comunicazione, sia a livello regionale che locale, per informare i cittadini sui servizi disponibili e sulle modalità di accesso.
“Uno dei principali cambiamenti riguarderà proprio l'accesso ai servizi territoriali - sottolinea il dg Bizzarri -. Le Case della Comunità offriranno, attraverso la centrale 116117, risposte assistenziali che oggi, troppo spesso, vengono cercate nei Pronto Soccorso, pur non trattandosi di situazioni urgenti. Sarà quindi fondamentale accompagnarne l'attivazione con una capillare attività di informazione, in sinergia con i Sindaci, rivolta ai cittadini”.
Il secondo elemento di innovazione sarà rappresentato dalla medicina di iniziativa. Le équipe territoriali prenderanno in carico in modo proattivo i pazienti affetti da patologie croniche, come diabete e scompenso cardiaco, programmando controlli, monitoraggi e percorsi assistenziali personalizzati durante tutto l'anno, in stretta collaborazione con i medici di medicina generale e con il supporto della telemedicina.
“Non aspetteremo più che il cittadino si rivolga ai servizi quando la malattia si aggrava, ma sarà il servizio sanitario ad attivare percorsi programmati di prevenzione, monitoraggio e assistenza - aggiunge la direttrice Sforzin -. È un cambiamento culturale prima ancora che organizzativo, che stiamo costruendo insieme ai medici di medicina generale e a tutti i professionisti della rete territoriale”.
L'obiettivo è arrivare, entro la fine dell'estate, a completare il disegno dei percorsi e gli accordi con tutti gli attori coinvolti, così da avviare progressivamente le attività delle Case della Comunità e offrire ai cittadini una rete di servizi sempre più integrata, vicina e capace di rispondere ai bisogni di salute del territorio.
| Documenti collegati | Azioni |
|---|---|
| Presentazione Percorso di attivazione Case della Comunità | Scarica |
| Foto dso Sforzin, dg Bizzarri | Scarica |
| Foto conferenza stampa Case della Comunità | Scarica |
