Oncologia, spazi più accoglienti grazie alle opere in ceramica create da ragazzi, anziani e persone con disabilità
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2026
(n. 210/2026) Cinquanta opere in ceramica rappresentanti volti, ognuno diverso dall’altro, espressione di storie, sensibilità e creatività personali. Sono stati inaugurati oggi negli spazi dell’Oncologia dell’ospedale di Treviso i pannelli realizzati nell’ambito del progetto Araba Fenice, promosso in collaborazione con l’Ente EnEa, la Cooperativa Solidarietà e il Comune di Treviso – Politiche Educative, Giovanili e Pubblica Istruzione, attraverso il Progetto Giovani. L’iniziativa è stata sostenuta da Rotary Club Treviso Nord e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.
I pannelli sono stati donati al reparto diretto dal dr Adolfo Favaretto e collocati lungo il corridoio dell’Oncologia e nella sala d’attesa, un ambiente che i pazienti frequentano spesso.
Presenti all’inaugurazione il direttore generale dell’Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, il sindaco di Treviso, Mario Conte, l’assessore alle Politiche Educative e Giovanili del Comune di Treviso, Gloria Sernagiotto, Mauro Michielon, presidente Ente EnEa, Ivano Curtolo, coordinatore Progetto Giovani, e Alessandro Gasparin, arte-terapeuta ed educatore che ha curato il progetto.
I 50 volti sono il risultato di un laboratorio che ha riunito 10 ospiti della Residenza Zalivani, 6 persone con disabilità dei centri diurni della Cooperativa Solidarietà e 16 ragazze e ragazzi del Progetto Giovani. Persone di età, esperienze e vissuti differenti hanno condiviso un percorso creativo, dando forma alla ceramica secondo il proprio gusto, le proprie capacità e la propria sensibilità. Un’esperienza che, attraverso il fare condiviso, ha permesso di valorizzare le differenze e trasformarle in un’opportunità di incontro e condivisione, creando al contempo qualcosa che potesse portare gioia e sollievo alla comunità. Il percorso ha assunto poi una dimensione più introspettiva attraverso la metafora del kintsugi, l’antica tecnica giapponese che prevede la riparazione degli oggetti in ceramica rotti, mettendone in evidenza le fratture attraverso l’oro. La rottura, la cura della crepa, la ricomposizione e infine la decorazione hanno accompagnato i partecipanti in una riflessione sulle ferite, sulle fragilità e sulla possibilità di prendersene cura.
“Questo progetto dimostra quanto sia importante fare rete tra istituzioni, servizi e realtà del territorio - sottolinea il direttore generale Bizzarri -. La cura non si esaurisce negli interventi clinici ma è un processo che coinvolge tutta la comunità e passa anche attraverso le relazioni, l’ascolto e la qualità degli ambienti in cui le persone affrontano la malattia. Portare questi pannelli in Oncologia significa offrire ai pazienti un segno concreto di vicinanza e ricordare che, anche nei momenti più difficili, bellezza, creatività e condivisione possono contribuire al benessere della persona”.
“C'è una delicatezza straordinaria in queste opere, nella loro bellezza e soprattutto nelle storie che custodiscono - commenta il sindaco Conte -. Sono cinquanta volti diversi, nati dall'incontro fra generazioni, sensibilità ed esperienze, che oggi portano un messaggio di vicinanza e speranza in un luogo dove anche un piccolo gesto può avere un significato enorme. Voglio ringraziare in particolare i giovani che hanno partecipato a questo progetto, mettendo il proprio tempo, la propria creatività e il proprio entusiasmo al servizio degli altri. È una bellissima testimonianza di sensibilità e attenzione verso chi sta affrontando un momento difficile. Questi ragazzi, insieme a tutti gli altri partecipanti, ci ricordano che la bellezza può nascere dalla condivisione e diventare un gesto concreto di cura”.
“Da sempre cerchiamo di rendere più umani i luoghi di cura, e il progetto Araba Fenice si inserisce pienamente in questa visione: ci invita a guardare alle fragilità, fisiche e interiori, non soltanto come a qualcosa da nascondere o da correggere, ma come a una parte della nostra storia di cui possiamo prenderci cura - aggiunge il dr Favaretto -. Pensiamo, ad esempio, alla perdita dei capelli durante le terapie oncologiche: c’è chi sceglie di nasconderla e chi, invece, decide di mostrarla, riconoscendola come parte di sé in un momento particolare della propria vita. Anche queste opere ci ricordano che la fragilità può essere accolta, espressa e trasformata. Un ambiente di cura può contribuire a far sentire le persone riconosciute nella loro interezza, non soltanto nella loro malattia”.
“Il Progetto Giovani continua a dimostrare quanto sia importante offrire ai ragazzi occasioni concrete per esprimersi, incontrare realtà diverse e sentirsi parte attiva della comunità - conclude l’assessore Sernagiotto -. Araba Fenice rappresenta perfettamente questo spirito: attraverso un'esperienza artistica condivisa, i giovani hanno potuto confrontarsi con persone anziane e con disabilità, scoprendo il valore delle differenze, dell'ascolto e della collaborazione. È proprio questa la direzione in cui vogliamo continuare a lavorare: promuovere percorsi educativi capaci di far crescere nei nostri ragazzi consapevolezza, empatia e senso di responsabilità. Il fatto che il risultato di questo laboratorio possa oggi regalare un momento di bellezza e serenità ai pazienti dell'Oncologia rende questa esperienza ancora più preziosa. Un ringraziamento a tutti gli educatori, agli operatori e alle realtà che hanno reso possibile il progetto”.
Con i loro cinquanta volti i sei pannelli diventano così molto più di un elemento decorativo: raccontano un’esperienza collettiva nata dall’incontro tra persone diverse e portano in ospedale un messaggio di condivisione, resilienza e fiducia nella possibilità di trasformare le fragilità in nuove risorse.
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Ultimo aggiornamento: 28/10/2026 16:06
