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Otto persone con disabilità su dieci non praticano sport. Accordo Ulss 2 e Comitato Italiano Paralimpico per “agganciarle”

Previsto un percorso di accompagnamento, sportello dedicato e supporto anche per i campioni

Data di pubblicazione: 04 novembre 2026
(n. 214/2026) C'è chi cerca uno sport da sempre e non sa da dove cominciare. C'è chi ha dovuto reinventarsi dopo un incidente o una malattia e si chiede se potrà ancora far parte di una squadra. C'è un bambino che guarda gli altri correre e vorrebbe farlo anche lui. Da oggi per tutte queste persone c'è un percorso pronto ad accoglierle.
L'Ulss 2 e il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) hanno firmato, tra i primi in Italia, una convenzione quadro per promuovere l'orientamento e l'avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità fisica, sensoriale e intellettivo-relazionale, con finalità sia agonistiche sia non agonistiche. La convenzione nasce dall'adesione dell'Ulss 2 all'avviso pubblico con cui il CIP cerca strutture socio-sanitarie in cui attivare percorsi condivisi di avviamento allo sport paralimpico. L'accordo è stato sottoscritto dal direttore generale dell'Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, e dal presidente del Comitato Regionale Veneto del CIP, Davide Giorgi, su delega del presidente nazionale Marco Giunio De Sanctis, ed è valido fino al 31 dicembre 2030.
 
“Per noi lo sport è salute, ma è anche autonomia, relazione, fiducia in sé stessi. Con questa convenzione vogliamo che ogni persona con disabilità che si rivolge all’Ulss 2 trovi non solo una valutazione medica competente, ma qualcuno che la accompagni fino al campo, alla palestra, alla piscina. Per questo l’Ulss deve mettere in rete tutti gli attori necessari per prendersi carico di queste persone e far loro conoscere le possibilità che hanno di fare sport e quali discipline praticare, attivando tutti i servizi per intercettare queste situazioni. Perché il diritto di fare attività sportiva non deve dipendere da quanto è facile trovare la strada giusta”, il commento del direttore generale Bizzarri.
 
“Lo sport come diritto per tutti è una questione di civiltà che come Comitato Paralimpico desideriamo promuovere assieme alle istituzioni, associazioni, enti e persone di buona volontà. Per questo ringraziamo l'Ulss 2 per aver voluto condividere un percorso assieme che, ne sono certo, ci porterà lontano. Lo sport è un formidabile strumento di riabilitazione e inclusione sociale. Dobbiamo lavorare tutti assieme affinché sia sempre più praticato dalle persone con disabilità, proprio per questa sua straordinaria valenza che si aggiunge alle altrettanto importanti opportunità di incontro e socializzazione che consente. Il nostro obbiettivo è portare sempre più ragazzi fuori di casa a provare lo sport e a scoprire la propria disciplina preferita a cui dedicarsi. Ecco perché questo progetto rappresenta un passaggio chiave del nostro impegno di ogni giorno su tutto il territorio del Veneto”, la dichiarazione di Davide Giorgi, presidente CIP del Veneto. 
 
“Per me lo sport è motivazione, ma anche salute. Ho ripreso a praticare nuoto a livello agonistico da circa due anni: prima dell’incidente nel 2017 ero già agonista. Tornare in vasca mi ha dato maggiore autonomia, nuovi obiettivi e nuove sfide, oltre alla possibilità di ritrovare un bellissimo spirito di squadra. Avvicinarmi al nuoto paralimpico, però, non è stato immediato: pur provenendo da questo sport, non ne conoscevo la realtà paralimpica e ho dovuto informarmi per capire dove allenarmi e a chi affidarmi. Iniziare questo percorso ha significato molto per me, sul piano personale e per le soddisfazioni che mi ha regalato”, le parole di Simone Rech campione paralimpico italiano dei 50 e dei 100 metri rana.
 
I dati
In Italia le persone con disabilità con limitazioni gravi sono circa 3 milioni (dato ISTAT), il 5% della popolazione, e tra loro vi è una scarsa diffusione della pratica sportiva. Solamente l'11% pratica sport, contro il 40,8% di chi non ha limitazioni. Inoltre, quasi 8 persone con disabilità su 10 non fanno nessuna attività fisica. Un milione di loro dice di non muoversi per un problema di salute, cioè per la stessa ragione per cui dovrebbero muoversi.
 
Per chi ha una disabilità fisica la sedentarietà non è un dato sociale, è un dato clinico. Gli adulti con disabilità hanno il triplo della probabilità di avere una malattia di cuore, un ictus, un diabete o un tumore. E a parità di disabilità, chi è inattivo ha il 50% in più di probabilità di avere almeno una malattia cronica rispetto a chi si muove. 
 
Quando è il medico a raccomandare l'attività fisica, la probabilità che una persona con disabilità diventi attiva aumenta dell'82%. 
 
Il percorso di accompagnamento 
L’iter messo a punto da Ulss 2 e Comitato Paralimpico prevede che l’”aggancio” delle persone con disabilità avvenga al momento del loro accesso ai servizi riabilitativi, ospedalieri e territoriali dell'Ulss 2. Acquisito il consenso ad avviare il percorso, grazie a una collaborazione con l’Unità operativa complessa di Medicina dello Sport dell'azienda, diretta dal dottor Patrizio Sarto, le persone con disabilità seguite nei percorsi di cura o assistenza potranno ricevere una valutazione medico-sportiva mirata. Il servizio servirà a individuare le discipline più adatte a ciascuno e a ottenere la certificazione di idoneità, agonistica o non agonistica. Per i titolari di esenzione, la prestazione sarà gratuita.
 
Dopo la valutazione iniziale entra in gioco l'orientatore paralimpico del CIP, al quale la Medicina dello Sport segnala le persone. Il servizio diretto dal dr Sarto le accompagnerà verso le società sportive del territorio più adatte: non solo un certificato dunque, quello che viene rilasciato, ma un accompagnamento fino al campo, alla pista o alla piscina. Particolare attenzione sarà riservata all'età evolutiva, perché scoprire lo sport da bambini può cambiare l’intera vita.
 
“Ricordiamoci che dietro i numeri che raccontiamo ci sono sempre persone, con storie, percorsi di vita e difficoltà da superare. Non è un percorso semplice: è un cambio drastico della propria vita, in pochi secondi ci si trova davanti un altro scenario, e non tutti sono pronti allo stesso momento ad accettarlo. Questa convenzione è una grandissima opportunità per un mondo sommerso della vita di ogni giorno nel quale, ad esempio, per una persona in carrozzina ogni trasferimento, ogni rampa costa una quota della propria capacità massima molto più alta rispetto a chi cammina. Meno ci si muove, però, più ogni gesto costa fatica, e la fatica fa muovere ancora meno. Qui la sedentarietà non toglie solo anni di vita, toglie autonomia. Finora tra la persona con disabilità e lo sport c’erano tre ostacoli: nessuno la cercava, nessuno le diceva cosa poteva fare in sicurezza, nessuno la accompagnava a farlo. Con questo accordo con il CIP la nostra azienda va a cercare attivamente queste persone tra quelle che già segue, e lo sport diventa davvero uno degli strumenti con cui si può arrivare a stare meglio”, il messaggio che ha voluto lanciare il dr Sarto.  
 
Un supporto multidisciplinare anche per i campioni
La convenzione guarda anche a chi lo sport lo pratica già ai massimi livelli. Compatibilmente con le proprie risorse l'Ulss 2 prenderà in carico in modo multidisciplinare gli atleti paralimpici di livello nazionale, segnalati dal CIP che ne verifica i requisiti: valutazione funzionale, consulenza nutrizionale e supporto psicologico, con un'attenzione specifica alla psicologia dello sport.
 
Uno sportello dedicato 
Al Dipartimento di Prevenzione, che ha sede a "La Madonnina" (via Castellana 2, Treviso), sarà aperto uno sportello informativo del CIP, a cui sarà possibile rivolgersi per orientarsi tra le discipline paralimpiche e trovare risposte. “Ogni giorno incontriamo persone che scoprono nello sport paralimpico una seconda possibilità, o semplicemente la prima. Il momento più difficile è spesso l'inizio: sapere che esiste uno sport adatto a te e che qualcuno ti aspetta. Portare il CIP dentro una realtà sanitaria come l'Ulss 2 significa accorciare quella distanza e far arrivare la proposta sportiva là dove le persone sono già in cura. Con questo accordo individueremo un orientatore paralimpico, una persona appositamente formata che darà tutte le informazioni al paziente, lo prenderà in carico e valuterà il percorso sportivo più adatto, coinvolgendo le strutture territoriali e le associazioni sportive presenti sul territorio: un percorso ben strutturato e delineato”, le parole del dr Giacomo Ceron, direttore del Dipartimento di Prevenzione.
 
Il CIP fornirà materiale informativo e divulgativo sulle discipline paralimpiche, metterà a disposizione degli utenti personale specializzato – orientatori paralimpici e tecnici delle diverse discipline – e curerà la formazione del personale dell'Ulss 2 coinvolto, in particolare sui criteri e le modalità di arruolamento delle persone con disabilità. Sono inoltre previsti, con successivi protocolli di studio, possibili progetti di ricerca scientifica promossi dalle Università pubbliche convenzionate con il CIP, subordinati ai pareri e alle autorizzazioni previsti dalla normativa – compreso quello del Comitato Etico – e, per l'eventuale utilizzo di dati clinici, alla preventiva autorizzazione dell'Azienda.
 
 
Documenti collegatiAzioni
Foto firma convenzione ULSS 2 CIPScarica
Ultimo aggiornamento: 04/11/2026 14:28

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