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Psichiatria Asolo, il tiro con l’arco come terapia contro lo stigma

Data di pubblicazione: 08 luglio 2026

(n. 133/2026) Una disciplina millenaria come quella del tiro con l’arco entra nelle proposte riabilitative dell’Unità operativa di Psichiatria del Distretto Asolo come novità assoluta per i Centri di Salute Mentale del territorio. Il progetto, nato per rispondere ai bisogni di cura dei giovani affetti da disturbi mentali, ha visto una prima edizione nell'autunno 2025 e una seconda che ha coinvolto otto utenti tra i 19 e i 30 anni. 
“Lo consiglierei perché è divertente, negli ultimi anni per me è stato difficile sentirmi così leggero e spensierato”, “Mi ha insegnato ad avere più pazienza durante lo svolgimento di un'attività, ti porta ad ascoltarti di più, sei più dentro al tuo corpo, richiede un alto livello di concentrazione”, “Mi ha insegnato che non si possono controllare tutte le variabili e che ogni tanto le cose non vanno come ci aspettiamo, ma bisogna avere pazienza e riprovare”, “La consiglierei perché è una sfida con se stessi, adatta a tutti”, “Durante l'attività mi sono sentita concentrata su quello che facevo, non avevo nessun pensiero”, queste solo alcune delle testimonianze di chi partecipato alla nuova attività proposta che evidenziano come il fine del progetto sia stato raggiunto.
“L’obiettivo del tiro con l’arco come terapia è quello di sfruttare l’interesse che suscita per “agganciare” i giovani che tendono a sfuggire alle cure tradizionali, portandoli a superare la diffidenza. Parallelamente l'attività punta a migliorare la concentrazione e la presenza a sé, marginalizzando i pensieri intrusivi e dissociativi; un traguardo validato dai test somministrati prima e dopo gli incontri, che hanno registrato un incremento del benessere emotivo e dell'autoefficacia”, spiega il dr Giuseppe Salce, direttore dell’Unità operativa di Psichiatria del Distretto Asolo.
L'attività, pur sembrando individuale, si è rivelata una potente esperienza comunitaria nella quale il gruppo sostiene il singolo nella sfida di rimanere focalizzato e nell'accettare la frustrazione del mancato bersaglio. In questo contesto sportivo le barriere si dematerializzano a favore di una reale inclusione che azzera le differenze di sesso, età e fragilità mentale. Il progetto ha inoltre permesso di abbattere lo stigma sociale sul territorio. Le iniziali perplessità degli istruttori dell'Archery Club di Montebelluna, legate alla non conoscenza della malattia mentale, si sono sciolte fin dal primo incontro, trasformando il timore in accoglienza e investimento relazionale. La conduzione del corso da parte di Denis Pattarello, educatore e arciere certificato FITARCO, supportato dagli istruttori del club montebellunese che hanno offerto un setting reale e normalizzante, ha consentito il successo dell’esperienza riabilitativa.
Questa nuova pratica non è un intervento isolato ma consolida una strategia terapeutica di rete che la Psichiatria del Distretto Asolo porta avanti da tempo. Il tiro con l'arco si aggiunge infatti ad altre attività di successo come il podcast “Non è niente” e l'arrampicata, esperienze che sfruttano il forte potere attrattivo di linguaggi vicini all'immaginario giovanile per trasformarli in percorsi riabilitativi rigorosi e inclusivi, capaci di mettere in sinergia i servizi sanitari e la comunità locale.

RISULTATI DELL’ATTIVITÀ

L'iniziativa ha coinvolto un gruppo di otto giovani disoccupati, con un'età media di 26 anni, cinque uomini e tre donne, seguiti dai Centri di Salute Mentale di Castelfranco Veneto, Valdobbiadene e Montebelluna. I ragazzi hanno partecipato attivamente alle sessioni sportive e alla compilazione dei questionari, somministrati prima e dopo il corso per misurarne in modo oggettivo l'efficacia.
I dati raccolti con specifici test scientifici per valutare il livello di autostima, il benessere psicologico generale e la vitalità, il contatto con la realtà, la memoria e la gestione del distacco emotivo hanno evidenziato:

  • Fiducia in sé stessi: l'autostima è aumentata nella maggioranza dei partecipanti, segno che il raggiungimento di piccoli obiettivi concreti nello sport rafforza la percezione delle proprie capacità.
  • Più energia e vitalità: tutti i partecipanti hanno registrato un ritorno alla normalità nei livelli di energia con un forte effetto di "attivazione" e motivazione.
  • Contatto con la realtà: i test hanno mostrato netti miglioramenti nella memoria e nella stabilità emotiva, riducendo le sensazioni di distacco dalla realtà.
  • Gestione delle emozioni: le capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui sono rimaste integre in tutti i ragazzi, dimostrando che la condizione clinica non ha intaccato questa abilità.

“Il tiro con l'arco in un piccolo gruppo si è dimostrato quindi un'attività terapeutica vincente. Grazie a un contesto strutturato, inclusivo e non competitivo creato da educatori e istruttori, i ragazzi hanno superato ansie e insicurezze. L'esperienza ha favorito la concentrazione, la gestione dell'attenzione e la nascita di relazioni positive e di supporto reciproco”, conclude il dr Salce.

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Foto progetto tiro con l'arcoScarica
Ultimo aggiornamento: 08/07/2026 11:27

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