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Una casa può cambiare una vita. l'Ulss 2 cerca famiglie per accogliere persone con fragilità psichiche

L’appello lanciato in occasione della Giornata della Salute Mentale, un corto per illustrare il progetto

Data di pubblicazione: 06 ottobre 2026
(n. 197/2026) “Accogliere nella nostra famiglia persone con fragilità psichica, perché potessero vivere la quotidianità insieme ai nostri tre figli, ci ha aiutato a crescere. I giovani che abbiamo ospitato sono diventati parte della nostra famiglia”.
 
Nelle parole di Enrica, che a San Polo di Piave ha aperto la propria casa a più persone, anche contemporaneamente, c’è il senso più profondo dello IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti): un progetto che da oltre vent’anni porta persone seguite dai Servizi di Salute Mentale dentro la quotidianità di una famiglia, per aiutarle a ritrovare autonomia, relazioni e fiducia in sé.
 
E le relazioni, spesso, continuano anche quando il progetto formalmente termina. Enrica ha continuato a mantenere i rapporti con le ragazze che ha ospitato: “Il progetto finisce, l’affetto no. Si creano amicizie”.
 
È anche per offrire questa possibilità a un numero maggiore di persone che l’Ulss 2 lancia un appello alla comunità: cerca nuove famiglie, coppie e anche singole persone disponibili ad accogliere. Un invito particolarmente significativo alla vigilia della Settimana della Salute Mentale, che richiama l’attenzione sull’importanza della salute mentale come parte essenziale della salute pubblica.
 
“Apri la tua porta, condividi la tua quotidianità: puoi aiutare una persona a ritrovare autonomia, legami e un posto nel mondo” è il messaggio della campagna, accompagnata da un cortometraggio presentato oggi alla Sala dei Colori ospedale a Treviso.
 
Lo IESA: la cura attraverso la quotidianità
 
Il progetto IESA prevede l’accoglienza temporanea, a tempo pieno o parziale, di persone adulte seguite dal Dipartimento di Salute Mentale all’interno di famiglie volontarie, selezionate, formate e accompagnate da un’équipe multiprofessionale. L’obiettivo è favorire il recupero di autonomia, responsabilità e relazioni attraverso la vita di tutti i giorni. La persona accolta non è più soltanto destinataria di cure, ma torna a sentirsi parte di un contesto, di una famiglia, di un gruppo. È proprio questa dimensione relazionale a contribuire al percorso di benessere, accanto al lavoro dei professionisti.
 
L’accoglienza può essere molto flessibile: dalla convivenza a tempo pieno a periodi più brevi o ad alcuni giorni alla settimana, in base alle esigenze della persona e della famiglia. Gli ospiti sono adulti, oggi sempre più spesso giovani, indicativamente tra i 18 e i 45 anni.
 
Non esiste un unico modello di famiglia: possono candidarsi coppie, famiglie con figli e persone singole. Nel corso degli anni ci sono stati anche casi di sacerdoti che hanno scelto di accogliere una persona.
La famiglia non viene mai lasciata sola. Gli operatori dell’équipe IESA seguono periodicamente ogni percorso e visitano le famiglie con cadenza settimanale; una volta al mese le famiglie si incontrano inoltre per condividere esperienze e difficoltà, in una forma di gruppo di auto-mutuo aiuto.
 
I dati
 
Attivo nell’ex Ulss 9 dal 2002 e nell’attuale Ulss 2 dal 2023, il progetto ha coinvolto nel tempo circa 50 famiglie e un centinaio di persone. Attualmente sono circa un una decina le famiglie impegnate nell’accoglienza sul territorio: 8 percorsi fanno capo all’area di Treviso, 2 a Pieve di Soligo e 2 ad Asolo.
 
Si tratta di un progetto complesso, che richiede tempo, continuità e un accompagnamento molto stretto. Proprio per questo l’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero delle accoglienze, ma costruire una rete più ampia di famiglie, così da poter individuare per ogni persona la famiglia più adatta al suo percorso.
 
Dopo la pandemia, trovare nuove famiglie è diventato più difficile. A pesare è anche lo stigma ancora presente intorno alla salute mentale. Avere più famiglie significa quindi non solo poter accogliere più persone, ma anche poter costruire abbinamenti più adeguati e personalizzati.
 
È previsto un rimborso spese mensile per la famiglia accogliente, insieme a formazione continua, sostegno e monitoraggio da parte dell’équipe.
 
Le testimonianze
 
Alla conferenza stampa dedicata stamane al progetto sono intervenuti: Simona Sforzin, direttrice dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 2; Carola Tozzini, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss 2 e della UOC Psichiatria di Pieve di Soligo; Lisa Loschi, coordinatrice del Centro di Riferimento Regionale per i Disturbi dello Spettro Autistico e referente del servizio IESA; Federico Barzan, psicologo del Dipartimento di Salute Mentale, insieme alle registe del cortometraggio Cristina Trio e Sara Tamburro.
 
“Accogliere significa aprire una porta, ma soprattutto creare uno spazio perché una persona possa ritrovare il proprio posto nel mondo – sottolinea Simona Sforzin, direttrice dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 2 -. Lo IESA ci ricorda che la cura non è fatta soltanto di servizi e professionisti, ma anche di relazioni, quotidianità e comunità. La famiglia che accoglie non è sola: un’équipe accompagna il percorso e una rete sostiene e protegge. È un modello nel quale la fragilità, quando viene condivisa, può trasformarsi in una possibilità di crescita e di valore per tutti”.
 
“Lo IESA è un progetto ad alta valenza riabilitativa inserito nella psichiatria di comunità – spiega Carola Tozzini, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale -. Le famiglie aprono le porte della propria casa e accompagnano le persone accolte nella relazione e nella quotidianità, con il supporto costante di un’équipe multiprofessionale che seleziona le famiglie, costruisce gli abbinamenti e segue tutto il percorso. La dimensione familiare permette alla persona di cambiare il modo di relazionarsi e anche di percepirsi: non si sente più ai margini, ma parte di un contesto nel quale ha un ruolo e può essere protagonista”.
 
A raccontare concretamente cosa significhi questo percorso è stata Enrica, che da cinque anni partecipa al progetto e ancora oggi accoglie nella propria casa una giovane donna. “Non ho mai visto altri servizi che, come questo, forniscono aiuto alla famiglia 24 ore su 24 – racconta Enrica -. In questi anni non ho mai avuto paura, perché non mi sono mai sentita sola. Vivi una relazione assolutamente normale, che si integra con la vita della famiglia. Vedere come le persone accolte diventano spontanee nel vivere la quotidianità e come ritrovano un equilibrio è qualcosa di straordinario. La fragilità, dentro una famiglia, a un certo punto non la vedi più: le dinamiche si intrecciano e diventano semplicemente vita insieme”.
 
Il cortometraggio: prima della diagnosi, una persona
 
Per dare anima e voce al progetto è stato realizzato un cortometraggio, presentato oggi, nato dalle esperienze vissute all’interno dello IESA che racconta la salute mentale con un linguaggio diverso: immagini, emozioni e relazioni, invece di etichette e pregiudizi.  Prima di una diagnosi ci sono una persona, i suoi desideri, i suoi legami e la possibilità di costruire un futuro. Il video sarà uno degli strumenti della campagna di sensibilizzazione dell’Ulss 2 dedicata alla Settimana della Salute Mentale.
 
Come diventare famiglia accogliente
 
L’Ulss 2 rivolge un invito concreto ai cittadini: diventare famiglia accogliente IESA significa fare spazio nella propria casa, ma soprattutto nella propria vita, a una persona e al suo percorso di autonomia. Servono disponibilità, equilibrio, tempo e desiderio di mettersi in gioco. Il percorso viene costruito insieme alla persona accolta, alla famiglia e ai professionisti. Per informazioni e candidature, scrivere a lisa.loschi@aulss2.veneto.it  o federico.barzan@aulss2.veneto.it. 
 
Perché la cura può passare anche da una tavola condivisa, da una conversazione, da una routine quotidiana. E perché, quando la fragilità entra in relazione con una comunità che sa accogliere, una casa può davvero diventare un nuovo punto di partenza.
 
Documenti collegatiAzioni
La proiezione del cortometraggioScarica
Foto di gruppoScarica
Dr.ssa SforzinScarica
Da sinistra, Enrica mamma affidataria, drssa Lisa LoschiScarica
Ultimo aggiornamento: 06/10/2026 16:20

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