La neocostituita Fondazione Fassa Bortolo ETS di Spresiano ha donato all'Ulss 2 ventimila euro destinati all'Unità Operativa Complessa di Oculistica dell'ospedale di Treviso. La somma è stata impiegata per l'acquisto di un innovativo oftalmoscopio indiretto laser (LIO), strumento fondamentale per il trattamento della retinopatia del bambino prematuro, una delle principali cause di cecità infantile.
“Questo è il primo progetto che finanziamo – le parole dei rappresentanti della Fondazione Fassa Bortolo - e per noi rappresenta un momento molto significativo: è importante perché è radicato sul territorio e perché è rivolto ai bambini, che sono il nostro futuro. In questo modo vogliamo avvicinarci alle comunità locali e contribuire concretamente a iniziative che fanno la differenza nella vita delle persone. L'oculistica, in questo contesto, rappresenta un'eccellenza sia per la qualità delle cure che per l’umanità del personale di cui andiamo fieri e che vogliamo sostenere e valorizzare”.
"Questa donazione rappresenta un esempio straordinario di come la collaborazione tra istituzioni pubbliche e realtà del territorio possa fare la differenza nella vita delle persone. – spiega il direttore generale Francesco Benazzi-. La generosità della Fondazione Fassa Bortolo ci permette di dotare il nostro ospedale di una tecnologia all'avanguardia che salverà letteralmente la vista di tanti bambini. È un investimento che va oltre la semplice acquisizione di uno strumento: è un investimento sul futuro dei nostri piccoli pazienti e delle loro famiglie. Ringrazio di cuore la Fondazione per questo gesto di grande responsabilità sociale e ribadisco l'impegno della nostra Azienda nel garantire cure sempre più efficaci e tempestive ai cittadini del territorio".
“Disporre di un tale dispositivo innovativo, che viene indossato come un caschetto deall’oculista - sottolinea il primario, Giuseppe Scarpa - significa salvare la vista di molti bambini e ridurre lo stress anestesiologico legato a procedure lunghe e delicate, offrendo loro una qualità di vita migliore e abbattendo il rischio di disabilità visiva permanente. La tecnologia avanzata del nuovo LIO riduce i tempi di trattamento, l’impatto chirurgico per i piccoli pazienti e migliora l'ergonomia per gli operatori, ottimizzando l'efficacia terapeutica”.
Un dispositivo all'avanguardia per salvare la vista
La donazione del nuovo oftalmoscopio indiretto laser (LIO) segna un traguardo fondamentale per le Unità Operative Complesse di Oculistica, Patologia Neonatale e Pediatria dell'ospedale di Treviso. Questo dispositivo all'avanguardia è progettato per garantire trattamenti rapidi, precisi e sicuri. Grazie alla sua portabilità, al funzionamento wireless e alla totale assenza di cavi e consolle, consente ai medici di intervenire tempestivamente anche in contesti complessi, come il trattamento dei neonati prematuri affetti da retinopatia della prematurità (ROP).
Un'emergenza che colpisce i più piccoli
La retinopatia della prematurità colpisce fino al 30% dei neonati prematuri, con una prevalenza che può raggiungere il 65-80% nei bambini con peso inferiore a 1.500 grammi. Le forme più gravi, circa il 15-20% dei casi, richiedono un trattamento urgente per prevenire danni irreversibili alla vista.Ogni anno nella Terapia Intensiva Neonatale dell'ospedale di Treviso vengono sottoposti a screening oltre 80 bambini nati pretermine, e circa il 10% necessita di un intervento per evitare esiti permanenti. L'Oculistica è impegnata da molti anni nella cura tempestiva di questa patologia, effettuando circa 1.000 prestazioni all'anno di screening su piccoli pazienti con problemi visivi.Nonostante l'introduzione delle terapie intravitreali con farmaci anti-angiogenici, in molti casi il trattamento di salvataggio, o quello indicato in situazioni selezionate, resta la fotocoagulazione laser della retina, una procedura complessa, maggiormente
Non solo pediatria: applicazioni per i pazienti adulti
L'oftalmoscopio laser indiretto (LIO) rappresenta una risorsa preziosa anche per il trattamento delle patologie retiniche dell'adulto. In molte situazioni cliniche, infatti, può accadere che il paziente non sia collaborante o non possa essere mobilizzato verso le apparecchiature ambulatoriali tradizionali, ad esempio a causa di condizioni generali critiche, immobilità o ricovero in reparti ad alta intensità di cura. Questo approccio amplia le opzioni di cura e permette di intervenire tempestivamente anche in contesti complessi, riducendo il rischio di complicanze legate ai ritardi nel trattamento. Questa donazione non è solo un investimento tecnologico, ma un gesto tangibile di generosità e di grande valore sociale che rafforza l'impegno dell’Ulss 2 per la salute dei più piccoli e dei più fragili.