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Quattro tumori al cuore, l’équipe di Cardiochirurgia di Treviso salva un 39enne con una rarissima patologia genetica

(n. 91/2026) La prevenzione può salvare la vita in modi del tutto inaspettati. È quanto è accaduto a un 39enne trevigiano che, nell’ambito di un controllo di routine effettuato per un’insolita “mancanza di fiato”, ha scoperto che nel suo cuore erano presenti ben quattro masse tumorali. Un caso di una rarità estrema che ha messo in luce la prontezza e la solidità della sanità trevigiana.
Un caso complesso risolto dalla squadra
Tutto è iniziato con un ecocardiogramma al Ca' Foncello. Quello che sembrava un normale controllo ha rivelato una situazione critica: quattro tumori intracardiaci, uno dei quali molto voluminoso che originava dalla valvola mitrale. Il caso è stato immediatamente preso in carico da un gruppo multidisciplinare: il dr Carlo Cernetti, direttore della Cardiologia, e il dr Giuseppe Minniti, direttore della Cardiochirurgia, l’hanno discusso confrontandosi perché di fronte a situazioni così complesse la forza di una squadra affiatata è essenziale.
I medici hanno intuito di essere di fronte a una sfida diagnostica più profonda: “Ci siamo domandati - spiega il dr Cernetti - se non ci trovassimo in una situazione diversa dal classico quadro di tumore cardiaco e il dr Minniti ha ipotizzato si trattasse di una Sindrome di Carney, rarissima patologia genetica che può comportare problemi oltre che nel cuore anche in altri organi”.
L’intervento: professionalità, competenza e massima precisione 
Il rischio per il paziente era altissimo: le masse avrebbero potuto staccarsi e causare danni irreparabili, come un ictus. Si è deciso, quindi, di intervenire d'urgenza. In una maratona chirurgica di quattro ore a cuore aperto l’équipe di cardiochirurgia guidata dal dr Minniti ha rimosso tutti e quattro i tumori, lavorando con grande attenzione non solo sulle masse stesse ma anche sulle basi di impianto dei tumori che sono state rimosse assieme al tessuto cardiaco sano circostante, per ridurre al minimo il rischio che potessero riformarsi. Laddove il cuore ne aveva bisogno, le pareti interne, oltre alla valvola mitrale, sono state ricostruite utilizzando tessuti biologici prelevati dallo stesso paziente, una scelta che garantisce la massima compatibilità e naturalezza.
Il momento più delicato dell’intero intervento è stato la rimozione della massa “agganciata” alla valvola mitrale, della grandezza di circa 4 centimetri: una manovra ad altissima precisione, in cui il rischio di danneggiare definitivamente la valvola era elevato e avrebbe potuto richiedere la sua sostituzione con una valvola artificiale. I chirurghi sono riusciti a preservarla, restituendo al giovane paziente un cuore anatomicamente perfetto e integro.
Il paziente, dopo una settimana di ricovero e due settimane di riabilitazione all’Oras di Motta di Livenza, ha ripreso la sua vita regolare. Presentando la malattia rischio di recidiva dovrà sottoporsi, ovviamente, a controlli periodici.
Oltre l’intervento: la presa in carico della famiglia 
L’eccellenza di Treviso non si è fermata in sala operatoria. L’intuizione dei medici ha permesso di individuare, per la prima volta, una nuova variante genetica della malattia, mai diagnosticata in precedenza. Questa scoperta non ha salvato solo il paziente, ma ha messo in sicurezza tutta la sua famiglia, ora seguita dal Centro di Genetica per uno screening preventivo.
"Identificare queste patologie rare è fondamentale - spiega il dr Minniti -. Significa, infatti, mettere in campo tecniche chirurgiche che eliminino radicalmente la malattia tumorale e, nel contempo, consentano di ricostruire le parti del cuore demolite; ma non solo, dal momento che il problema è genetico, significa anche non lasciare solo il paziente dopo l'operazione, ma prendersi cura della sua vita futura e di quella dei suoi cari”. 
Il caso è stato proposto per essere pubblicato da una delle più prestigiose riviste scientifiche mondiali di cardiologia il Journal American College of Cardiology (JACC), ed è attualmente in fase di revisione.
L’importanza della rete
“Il successo di questo intervento non è solo un traguardo tecnico, ma la conferma di una sanità di alto livello, che fa rete e che si rivela capace di affrontare anche casi complessi e di assoluta rarità con competenza e in totale sicurezza - il commento del direttore generale, Giancarlo Bizzarri -. Se questo paziente ha potuto riprendere la propria vita, dopo un delicato quanto raro intervento chirurgico, lo dobbiamo alla competenza e dedizione di cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti, personale infermieristico e operatori sanitari, che sono stati capaci di affrontare un caso di estrema rarità con la competenza e la sicurezza con cui vengono affrontate ogni giorno tutte le malattie cardiache. Al paziente, che adesso sta bene va un caro augurio: a tutti i professionisti che sono intervenuti, con estrema professionalità, attenzione, tempestività e profonda umanità, rivolgo un sentito ringraziamento”.
La Cardiochirurgia del Ca’ Foncello
Negli ultimi 4 anni, l’AGENAS (l’agenzia governativa che si occupa della qualità in Sanità) ha costantemente attribuito alla Cardiochirurgia di Treviso il massimo livello di qualità sia per quanto riguarda la chirurgia dei by-pass coronarici che per quanto riguarda la chirurgia valvolare collocandola al primo posto in Veneto per qualità e volumi di interventi e nei primi 10 posti in Italia sempre per gli stessi indicatori.   

Ultimo aggiornamento: 14/05/2026