(n. 44/2026) “Sono uscita cambiata, truccata e su di morale”. “Sono entrata triste e sono uscita che mi sentivo un’altra persona”. “Questo luogo, dove di solito faccio le terapie, oggi ha avuto un sapore diverso”. Sono le voci, cariche di emozione, delle pazienti del Day Hospital oncologico di Montebelluna. Testimonianze che raccontano come, tra le mura dell'ospedale, la cura non passi solo attraverso i farmaci, ma anche attraverso un massaggio, un trucco personalizzato e un momento di condivisione.
L’Unità operativa di Oncologia di Montebelluna, diretta dal dr Giovanni Vicario con il fondamentale apporto della dr.ssa Michela Bortolin e del dr Ottaviano Tomassi, dimostra come l’eccellenza possa fiorire anche negli ospedali spoke, trasformando il reparto da luogo di sofferenza a spazio di benessere per i pazienti: 1389 pazienti quelli seguiti nel 2025 ai quali si sono aggiunte 320 persone che sono state prese in carico dopo la prima visita in Day Hospital oncologico. 3094 le visite di controllo effettuate sempre nel 2025 e 2613 le chemioterapie infusionali per 316 pazienti in trattamento attivo.
LE CURE
Un’assistenza a 360 gradi: l’ospedale che non ti lascia solo ma che grazie all’équipe di Montebelluna garantisce una presa in carico totale. Grazie ai GOM (Gruppi Oncologici Multidisciplinari), i medici dialogano costantemente con l’ospedale HUB di Treviso, assicurando le migliori cure in tempi rapidi. Ma non solo, anche con il territorio esiste una fitta rete di scambi:
UMANIZZAZIONE E NUOVE INIZIATIVE
Grazie alla collaborazione con la Fondazione Altre Parole ETS, il progetto “Esteticamente DH” offre ogni mese laboratori di estetica oncologica nei quali parrucchiere ed estetiste specializzate aiutano le donne a gestire gli effetti collaterali delle terapie, come la perdita dei capelli, regalando momenti di relax.“L’attività con la Fondazione Altre Parole si intensificherà presto con due nuove iniziative - annuncia il dr Vicario -. Uno sportello di educazione alimentare e un servizio di supporto psico-oncologico di gruppo, per migliorare ulteriormente la qualità della vita di chi affronta la malattia. L’obiettivo è rendere il percorso di cura non solo efficace dal punto di vista medico, ma umano e dignitoso in ogni sua fase. Vogliamo che ogni paziente si senta accolto e sostenuto, non solo come malato, ma come persona”, conclude.