(n. 92/2026) Dal 25 al 29 maggio Treviso ospiterà cinque giornate di confronto scientifico, formazione clinica e attività pratica che porteranno in città alcuni tra i più importanti cardiologi, medici dello sport e scienziati italiani e internazionali impegnati nella gestione dell’atleta affetto da patologie cardiovascolari potenzialmente a rischio di arresto cardiaco. Il corso, che si terrà nella Sala Convegni della Madonnina, vedrà la presenza straordinaria di Sandro Donati, figura simbolo della lotta al doping e recentemente protagonista del percorso di rinascita sportiva di Alex Schwazer. La sua partecipazione rappresenta per gli organizzatori un momento di grande valore umano, etico e sportivo.
La Medicina dello Sport di Treviso dell’Ulss 2 Marca trevigiana, diretta dal dr Patrizio Sarto, sede del Centro regionale di riferimento per lo sport nei giovani con cardiopatia, organizzerà infatti il secondo “Corso nazionale di prescrizione dell’esercizio fisico e allenamento nell’atleta con cardiomiopatia e non solo – dalla teoria alla pratica”.
Al centro dell’iniziativa non ci saranno soltanto la ricerca scientifica e il confronto tra specialisti ma, soprattutto, i giovani pazienti e le loro famiglie.
“Posso ancora fare attività fisica?”
“Cosa mi mette in pericolo?”
Sono, queste, alcune delle domande che sempre più spesso arrivano alla Medicina dello Sport dopo una diagnosi di cardiopatia e che riguardano non solo lo sport agonistico ma, anche, la possibilità di continuare a vivere una quotidianità fatta di movimento, relazioni, autonomia e qualità di vita.
“Quando un ragazzo ci chiede ‘Esiste un modo sicuro per allenarmi?’, in quella domanda c’è tutto: la paura di fermarsi, di rinunciare ai propri sogni, ma anche la speranza di poter continuare a vivere lo sport in sicurezza - spiega il dr Sarto -. Oggi la medicina dello sport deve saper dare risposte concrete e personalizzate, accompagnando questi giovani in un percorso clinico e umano che non si limiti al divieto, ma costruisca nuove possibilità”.
I DATI
È proprio per dare risposte concrete a questi interrogativi che il Centro di Treviso è diventato, negli anni, un punto di riferimento nazionale nella gestione dell’esercizio fisico nei giovani con cardiopatia. Uno dei pochissimi luoghi in Italia dove la diagnosi non coincide automaticamente con la fine dell’attività sportiva, ma con l’inizio di un percorso personalizzato di presa in carico clinica, umana e sportiva. L’esperienza maturata dal Centro ha portato negli ultimi quattro anni alla valutazione di oltre 700 atleti provenienti da tutta Italia; di questi, più di 250 giovani affetti da patologie cardiovascolari potenzialmente a rischio di arresto cardiaco sono stati inseriti in un protocollo di osservazione clinica, psicologica e sportiva strutturato e continuativo.
IL CORSO
L’obiettivo del corso sarà confrontarsi direttamente con l’esperienza maturata dal gruppo di Treviso nella presa in carico di giovani pazienti provenienti da tutta Italia con cardiomiopatie, canalopatie e altre patologie cardiovascolari potenzialmente a rischio di arresto cardiaco.
Saranno complessivamente 29 i relatori e moderatori coinvolti, provenienti dalle più importanti università italiane, dai principali centri di cardiologia e medicina dello sport del Paese e da Londra, a testimonianza dell’altissimo livello scientifico dell’iniziativa e dell’interesse crescente verso il tema della prescrizione dell’esercizio nei giovani con cardiopatia.
Tra gli aspetti più significativi del corso vi sarà il confronto multidisciplinare tra esperti di medicina e cardiologia dello sport, aritmologia, psicologia, cardiomiopatie, fisiologia dell’esercizio e medicina dell’allenamento, con l’obiettivo di trasferire ai partecipanti strumenti concreti per la gestione clinica e sportiva di giovani pazienti che fino a pochi anni fa venivano considerati esclusivamente “non idonei”. Nel corso delle giornate verranno inoltre discussi anche otto casi estremamente selezionati di giovani atleti affetti da sindrome del QT lungo, una rara malattia genetica ereditaria potenzialmente associata a rischio aritmico, che grazie al percorso di valutazione, monitoraggio e gestione sviluppato dal Centro di Treviso, in collaborazione con l’esperienza del gruppo milanese diretto dal professor Peter Schwartz, sono tornati alla pratica sportiva agonistica in un contesto di rigorosa supervisione clinica.
Durante il corso verranno affrontati molti temi: dalla pianificazione dell’allenamento nei pazienti con cardiomiopatie e sindromi aritmiche ereditarie, alla gestione della terapia beta-bloccante nello sportivo, dalla definizione personalizzata dei programmi di allenamento al monitoraggio metabolico e alle nuove tecnologie applicate all’esercizio fisico controllato.
Ampio spazio sarà dedicato anche alle sessioni pratiche in palestra e alla discussione diretta di casi clinici reali provenienti dall’esperienza del Centro regionale di Treviso. Alcuni pazienti racconteranno la loro storia: il momento della diagnosi, l’interruzione dell’attività agonistica e il percorso che ha permesso loro di tornare a praticare esercizio fisico in sicurezza.
“Per l’Ulss 2 e per tutto il team della Medicina dello Sport si tratta di un impegno organizzativo straordinario - sottolinea Sarto - ma soprattutto della conferma di una visione innovativa della cura: non limitarsi alla diagnosi e all’esclusione sportiva, ma accompagnare i giovani pazienti verso una nuova possibilità di movimento, salute e qualità di vita”.