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Ulss 2, approvato il regolamento per l'identità alias del personale in percorso di affermazione di genere

Data attuazione a quanto previsto dai CCNL a seguito della richiesta avanzata da una dipendente


(n. 116/2026) L'Ulss 2 Marca trevigiana ha approvato il nuovo Regolamento aziendale per la tutela dell'identità alias del personale che abbia intrapreso un percorso di affermazione di genere, dando concreta attuazione a quanto previsto dai più recenti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro del comparto Sanità e della dirigenza.
Il provvedimento, che recepisce la richiesta di una dipendente in transizione di genere, attua le disposizioni introdotte dai CCNL nazionali, che riconoscono il diritto del lavoratore o della lavoratrice in percorso di affermazione di genere a richiedere l'utilizzo di un'identità alias negli ambiti lavorativi interni, demandando alle aziende sanitarie la definizione delle modalità operative attraverso specifici regolamenti.
L'identità alias consente, in via temporanea e limitatamente agli ambiti interni dell'organizzazione, l'utilizzo di un nome elettivo coerente con il percorso di affermazione di genere della persona, in attesa della conclusione dell'iter giudiziario di rettificazione anagrafica. Il regolamento disciplina le procedure di richiesta, le garanzie di riservatezza e le modalità di utilizzo dell'identità alias negli strumenti aziendali, quali badge identificativi, indirizzi di posta elettronica, targhette, turnazioni e altri contesti organizzativi interni.
L'approvazione del regolamento si inserisce nel percorso che l'Ulss 2 sta portando avanti per promuovere il benessere lavorativo, la valorizzazione delle persone e la qualità dell'ambiente professionale. L'Azienda considera infatti le esigenze del proprio personale un elemento fondamentale dell'organizzazione e opera affinché ogni lavoratore possa svolgere la propria attività in un contesto rispettoso, sereno e attento alle specifiche esigenze individuali.
“Ringrazio l’Azienda per aver recepito la mia richiesta di essere identificata con il nome nel quale mi riconosco, che sancisce il percorso di cambio di genere che ho avviato. Il mio - racconta la dipendente - così come quello di tutte le persone che stanno affrontando la transizione, non è un capriccio; si tratta di percorsi molto dolorosi e impegnativi, fisicamente, psicologicamente ed economicamente che vengono intrapresi per il bisogno di veder riconosciuta la propria identità. 
Avevo solo 5 anni, quando mi sono resa conto che ero in un corpo che non era il mio. 
Ringrazio i colleghi, il direttore della mia Unità operativa e la coordinatrice per l’interessamento e il sostegno e per aver fornito le indicazioni per avviare l’iter burocratico; un grazie va anche all’Azienda, alla mia famiglia e alla mia compagna: a tutti quelli, insomma, che mi hanno sostenuto e mi sostengono in questo difficile percorso. All’inizio ho pensato che probabilmente avrei dovuto cambiare azienda, una volta conclusa la transizione, perché non ero sicura di poter essere accettata come donna da chi mi aveva conosciuto come uomo. Così non è stato e di questo non posso che ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutata e mi stanno aiutando. Finalmente, adesso, anche nell’ambito lavorativo potrò essere identificata con il nome che ho scelto e nel quale mi riconosco.

giovedì 18 Giugno 2026
Ultimo aggiornamento: 18/06/2026