(n. 33/2026) L'ospedale Ca' Foncello di Treviso ha celebrato oggi il professor Alessandro Carteri con una targa a lui dedicata nel reparto di Neurochirurgia, la struttura che egli stesso fondò e guidò per decenni con straordinaria dedizione e visione scientifica e che dal 1998 ha eseguito 9.000 craniotomie, 12.000 interventi alla colonna vertebrale e più di 700 interventi sull’ipofisi.
Alla cerimonia erano presenti il direttore generale Francesco Benazzi, il direttore sanitario Stefano Formentini oltre al dottor Giuseppe Canova, attuale primario del reparto, il professor Pierluigi Longatti, che ha retto il reparto nel periodo successivo all’attività di Carteri, nonché la moglie Lucia, la figlia Silvia e la nipote Ludovica, a rappresentare la famiglia di un uomo che ha consacrato l’intera esistenza alla medicina e ai suoi pazienti.
Il professor Carteri, scomparso nell’agosto del 2022 all’età di 89 anni, è stato una delle figure più eminenti della neurochirurgia italiana. Professore ordinario all’Università di Padova, aveva fondato il reparto di Neurochirurgia del Ca’ Foncello portandolo a diventare uno dei centri di eccellenza del Veneto e un punto di riferimento a livello nazionale. La sua attività clinica si è protratta fino al 2003, ma solo nel 2005 si è definitivamente congedato dall’ambiente ospedaliero, continuando nel frattempo a offrire la propria consulenza al reparto da lui diretto.
La carriera accademica del professor Carteri è stata altrettanto luminosa: per 25 anni ha operato a Padova, dapprima come assistente universitario, poi come professore associato e direttore dell’Istituto di Neurochirurgia e della relativa Scuola di Specializzazione. Ha lasciato la cattedra universitaria all’età di 71 anni. Componente di lungo corso della Società Italiana di Neurochirurgia, dal 1968 era annoverato tra i nove Soci Onorari e nel 2017 aveva ricevuto la quarta Medaglia d’oro al Merito.
“La targa in sua memoria – il commento del direttore generale Francesco Benazzi - vuole essere un segno duraturo di gratitudine dell’intera comunità ospedaliera verso un medico, un docente e un uomo che ha segnato profondamente la storia della sanità trevigiana e veneta. Il suo nome continuerà a vivere nelle corsie che ha percorso, negli strumenti che ha affinato e nei chirurghi che ha formato”.