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L’assistenza domiciliare pediatrica integrata ospedale – territorio è un progetto avviato nel 2014 con il sostegno finanziario dell’AIL ed è attualmente in corso. 
Nel tempo il progetto è cresciuto molto, nel numero delle prestazioni mediche ed infermieristiche effettuate a domicilio ma soprattutto nella tipologia di interventi, divenuta sempre più complessa. 
Nella fase di avvio, a beneficiare delle prestazioni domiciliari sono stati prevalentemente i bambini affetti da leucemia acuta, usciti dalla fase più severa di malattia e più gravosa in termini di terapie ed entrati nella cosiddetta fase di mantenimento, della durata di un anno, in cui i pazienti assumono chemioterapia per via orale e riescono gradualmente a riprendere la vita di sempre. 
Offrire loro prestazioni domiciliari di prelievo ematico e controllo clinico pediatrico ha la valenza di consentire a tutto il nucleo familiare il distacco dall’ambiente ospedaliero,  spesso fonte di apprensione e di consolidamento della consapevolezza di malattia, e il ritorno alle abitudini e ai ritmi delle giornate tipici dei bambini: basti pensare che gli infermieri del distretto di appartenenza si recano a casa per il prelievo di sangue al mattino presto, consentendo l’arrivo in orario a scuola, e che il pediatra di famiglia spesso si accorda coi genitori per visitare il paziente nell’orario più comodo tra il rientro da scuola e l’inizio delle attività del pomeriggio.
Nel successivo biennio, oltre a questa tipologia di pazienti, si è deciso di coinvolgere nel progetto anche i bambini con una diagnosi di inguaribilità, supportati dunque dalle cure palliative ed entrati nella fase di terminalità di malattia. In un contesto così doloroso e delicato, poter restare nella tranquillità della propria casa, tra i propri punti di riferimento, in un ambiente accogliente e tranquillizzante, rappresenta un aiuto sostanziale nel migliorare la qualità di una vita sofferta e preziosa per il tempo che le rimane. 
Si tratta generalmente di bambini clinicamente impegnativi, supportati da terapie analgesiche in infusione continua, ossigeno, drenaggi: questi pazienti richiedono spesso la valutazione clinica da parte del pediatra ospedaliero, dei medici del distretto e delle cure palliative pediatriche, prestazioni infermieristiche più impegnative che un semplice prelievo ematico ed un sostegno psicologico mirato. Nella nostra esperienza, consentendo al bambino e ai genitori di restare a domicilio senza farli sentire abbandonati ma supportandoli nelle esigenze cliniche e nelle fasi di peggioramento, migliora così tanto la qualità del tempo trascorso assieme da decidere di non condurre il bambino in Ospedale nemmeno negli ultimi istanti di vita. 
Le applicazioni crescenti del progetto hanno portato all’acquisto, finanziato dall’AIL, di un’automobile, consegnata alla pediatria di Treviso la scorsa primavera e fondamentale per consentire al personale dell'oncoematologia pediatrica autonomia e tempestività nella necessità di recarsi a casa dei pazienti. Al contempo, sono stati donati dall’AIL tutti gli strumenti utili alle valutazioni cliniche domiciliari come fonendoscopio e saturimetro portatile.