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Indice argomenti (AGGIORNATO AL 31/12/2017)

1 - Formazione

2 - Figure della prevenzione (Datore di lavoro, dirigente, preposto, lavoratori, deleghe funzioni, RSPP, RLS)

3 - Gestione delle emergenze (primo soccorso - antincendio)

4 - Valutazione dei rischi - POS - PSC

5 - Sorveglianza sanitaria e medico competente

6 - Ambienti di lavoro

7 - Cantieri

8 - Macchine impianti 

9 - DPI

10 - Documentazione

11 - Tutela dei lavoratori (lavoratrici madri, problemi di genere, età, provenienza e lingua) 

 

 
1 - FORMAZIONE


D. Ho conseguito una laurea prevista dall'art. 32 comma 5 del Dlgs 81/08. Per svolgere il ruolo di RSPP, sono esonerato dai moduli A e B del corso ? per quali settori ATECO ? Ho l'obbligo di frquentare il modulo C ?

R. E' esonerato dalla frequenza dei moduli A e B. Nel caso del modulo B è esonerato per tutti i settori di attività (ATECO). Dovrà però frequenatre il modulo C. I moduli A e C costituiscono crediti permanenti mentre dovrà frequentare gli aggiornamenti previsti per il modulo B per ogni settore ATECO in cui esercita l'attività (anche con formazione a distanza - FAD).
 

D. La Ns. struttura, disponendo di CARRELLI ELEVATORI in uso al personale di manutenzione e magazzino, già nel dicembre 2007 aveva provveduto in tal senso, predisponendo un evento formativo per il personale interessato al termine del quale è stata consegnata copia del quaderno informativo “La conduzione dei carrelli” (norme di sicurezza per carrellisti) e rilasciato un attestato di frequenza sul quale vengono indicati i dati del discente: cognome e nome, data e luogo di nascita, residenza, codice fiscale e n. documento di identità. Risulta evidente che su tale documentazione non vengono riportate le ore di formazione; è a tal proposito che ci si chiede se il corso effettuato è da ritenersi valido a tutti gli effetti secondo la normativa vigente o se è il caso di ripetere l’istruzione dei dipendenti preposti all’utilizzo degli strumenti in oggetto.

R. Ci troviamo nelle condizioni previste dal punto 9.1 lett c) dell’allegato A dell’accordo Stato Regioni del 22/febbraio/2012: “corsi di qualsiasi durata non completati da verifica finale”. A questo punto è necessario valutare la documentazione dei corsi precedenti secondo le indicazioni del punto 9.3 per questa tipologia:
a) se sono disponibili almeno il registro del corso con gli argomenti trattati, elenco e firma di presenza dei discenti, nominativo e firma del docente, data di effettuazione, i lavoratori devono frequentare entro 24 mesi dal 12/03/2013 il corso di aggiornamento di cui al punto 6 (4 ore) + verifica finale. 
b) Se non è disponibile la documentazione sopra descritta, la formazione pregressa non può essere riconosciuta e devono fare ex novo il corso di 12 ore con verifica.
 

D. In riferimento all'Accordo Stato-Regioni pubblicato in G.U. 11/01/2012, ed in particolare alla formazione dei lavoratori, si pone il seguente quesito: per ditta con Informazione/Formazione effettuata giugno 2004 (quindi prima del 11/01/2007) con attività a rischio Alto che prevede quindi una formazione base + specifica di complessive 16 ore, si chiede se si può ottemperare alla normativa con aggiornamento di n. 6 ore anche se effettuato pochi giorni dopo l'11 gennaio 2013.

R. Il punto 11 dell’accordo pubblicato il 11/01/2012 riconosce la formazione pregressa per i lavoratori se è stata erogata nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni previste dai contratti collettivi di lavoro per quanto riguarda durata, contenuti e modalità di svolgimento dei corsi (anche se non conformi per durata e argomenti ai programmi attualmente in vigore). Se questa condizione è soddisfatta, i corsi effettuati da più di cinque anni dalla data di pubblicazione dell’accordo devono essere integrati con un aggiornamento entro 12 mesi (dalla data di pubblicazione, cioè entro il 11/01/2013 secondo quanto indicato dalle Linee applicative del 25/07/2012). 
Oltre tale data, il ritardo nell'effettuazione dell'aggiornamento è sanzionabile ma è comunque valido dopo il suo completamento.
 

 D. Gradirei sentire il vostro parere sul caso del dipendente in possesso di patente per la conduzione di un carrello elevatore, per il quale sorge il dubbio se è sufficiente questa patente o se comunque è obbligato a fare un corso per la guida del carrello elevatore ai sensi dell'accordo Conferenza Stato-Regioni del 22/febbraio/2012.

R. La patente di guida in parola abilita alla conduzione dei carrelli su strada in base alle norme del Codice della Strada; manca tutta la parte relativa all’uso in sicurezza del carrello. Pertanto il corso deve essere effettuato secondo le indicazioni dell'accordo in funzione delle settore di appartenenza (es. agricoltura), della formazione pregressa sulla sicurezza e della norma transitoria di cui all'art. 12 dell'accordo stesso.
 

D. Che tipo di formazione deve garantire il datore di lavoro per i lavoratori che fanno uso di transpallet elettrici timonati con uomo NON a bordo (con o senza castello di sollevamento)?

R. E’ necessaria la formazione di cui all’art. 37 più quella prevista dall’art. 73 anche se non è prevista la specifica abilitazione di cui al comma 5 secondo l'accordo Stato Regioni del 22/02/2012. Nel caso del “transpallet senza uomo a bordo” tale abilitazione non è necessaria ma bisogna comunque fornire la formazione specifica su questo tipo di attrezzatura.
 

D. I carrelli commissionatori con postazione operatore elevabile utilizzati per operazioni di picking sono assimilabili alle PLE (piattaforme di lavoro elevabili) e la formazione applicabile agli utilizzatori degli stessi deve essere quella prevista dall'Accordo del 22/02/2012?

R. Premesso che la circolare del MLPS n. 21/2013 al punto 4 ha chiarito che l’elenco riportato nell’allegato A dell’Accordo è esaustivo e non esemplificativo e pertanto l’elenco delle attrezzature non può essere esteso per analogia, ma resta quello definito nell’Accordo, si precisa che i carrelli commissionatori (order picking forklift) non rientrano nella categoria delle PLE, destinate a spostare persone alle posizioni di lavoro da cui possano svolgere mansioni dalla piattaforma di lavoro stessa, che la norma UNI EN 280 definisce come “piattaforma o cabina recintata che possa essere spostata sotto carico nella posizione di lavoro richiesta e dalla quale possano essere eseguite operazioni di costruzione, riparazione, ispezione o altri lavori simili”. Nei carrelli commissionatori l’operatore può soltanto manovrare le forche e pertanto non sono assimilabili con le attrezzature soggette alla formazione prevista nell’Allegato III. Riteniamo anche che non sia applicabile l’Accordo per “carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo” (Allegato VI). Infatti, la sotto-definizione dell’Accordo relativa a queste attrezzature specifica che sono azionati da operatore a bordo “su sedile”. Pertanto i carrelli commissionatori, in cui normalmente l’operatore si trova in piedi nella cabina di comando, non rientrano nella definizione dell’Accordo e pertanto non sono soggetti nemmeno alla formazione particolare prevista nell’Allegato VI dell’Accordo stesso. Si vuole comunque ribadire che gli artt. 71 e 73 del D.Lgs 81/08 prevedono che le attrezzature, che per il loro impiego richiedono conoscenze e responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici, siano impiegate esclusivamente da personale dovutamente informato, formato ed addestrato (a prescindere dall’abilitazione).
 

D. le macchine movimentazione terra utilizzate nel settore agricolo possono essere considerate macchine agricole e quindi usufruire della possibilità di rinnovo dell’abilitazione all’utilizzo fino al 2017?

R. La lettura combinata della circolare n. 12/2013 e della circolare n. 45/2013 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che per “macchine agricole”, si devono intendere tutte le attrezzature di lavoro individuate al punto 1 dell’Allegato A, utilizzate in ambito agricolo. Quindi una macchina movimento terra utilizzata nel settore agricolo rientra nella fattispecie, pertanto potrà usufruire della possibilità di rinnovo dell’abilitazione all’utilizzo fino al 22.03.2017.


D. Nel caso di addetto all'uso di carro ponte (tecnicamente gru a ponte), simile ad un paranco di grandi dimensioni, che non è gru a torre o gru su automezzo o gru mobile, si applica la tipologia di formazione stabilita dall’Accordo Stato Regioni del 22/02/12?

R. La circolare del MLPS n. 21/2013 al punto 4 ha chiarito che l’elenco riportato nell’allegato A dell’Accordo è esaustivo e non esemplificativo e pertanto l’elenco delle attrezzature non può essere esteso per analogia, ma resta quello definito nell’Accordo. Rimangono comunque applicabili gli artt. 71 e 73 del D.Lgs 81/08, nei quali si dispone che le attrezzature che per il loro impiego richiedono conoscenze e responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici siano impiegate esclusivamente da personale dovutamente informato, formato ed addestrato. Di conseguenza, l’azienda può decidere di svolgere internamente la formazione in merito all’uso di queste attrezzature. Per quanto riguarda la durata, questa non è definita in termini temporali, ma la formazione deve essere completa ed esaustiva per ogni tipologia di rischio. Si ritiene pertanto opportuno che i contenuti e le modalità organizzative del corso siano il più possibile vicini e coerenti con i programmi di formazione dell’Accordo del 22.02.12.

 
D. Nelle aziende in forma di società (due o più soci), senza dipendenti od altri lavoratori subordinati, deve essere comunque erogata formazione generale e specifica ai sensi dell’articolo 37 del D.Lgs. 81/2008? Se sì, in caso di S.n.c., la formazione deve essere effettuata da tutti i soci anche se sono tutti datori di lavoro?

R. E’ necessario considerare quale sia il tipo di società e il ruolo dei soci (poteri di amministrazione). In alcuni casi tutti i soci sono datori di lavoro ma possono anche essere contemporaneamente equiparati ai lavoratori (dipendenti l'uno dell'altro). Nel caso delle società semplici operanti nel settore agricolo si applica soltanto l'art. 21 (sono tutti equiparati a lavoratori autonomi).

Nell’ipotesi della S.N.C. e che siano tutti soci con pari poteri (quindi tutti datori di lavoro), quello che svolge le funzioni di RSPP deve fare la formazione come Datore di lavoro RSPP; gli altri (se lavoratori) devono fare quella del lavoratore (si può infatti considerare che per l’RSPP la formazione include anche quella del lavoratore per argomenti e durata). Se RSPP è esterno, tutti i soci lavoratori devono seguire i corsi per lavoratore.
 

D. ho una ditta individuale con un associato in partecipazione, devo adempiere al decreto 81/2008? ossia fargli fare i corsi di formazione ? 

R. Se l’associato in partecipazione non svolge attività lavorativa e non ci sono altri lavoratori dipendenti, l’unico obbligo è quello previsto dall’art. 21 del T.U in quanto il datore di lavoro è l’unico lavoratore e svolge l’attività in piena autonomia (per il lavoratore autonomo la formazione è facoltativa). Se l’associato presta la propria opera all’interno dell’azienda è a tutti gli effetti un lavoratore e quindi per il datore di lavoro (l’altro socio) scattano tutti gli obblighi previsti in caso di presenza di dipendenti, incluso quello della formazione del lavoratore. 
 

 D. chiedo un parere in merito ad una gru mobile elettrica senza uomo a bordo, movimentata/condotta tramite radiocomando, assoggetta il conduttore ad obbligo di formazione secondo i requisiti dettati dall’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012 per le gru mobili? 
Se no, che tipo di formazione/addestramento è necessario debba essere in possesso il conduttore? 

R. Il punto 1.1 dell’allegato A contiene le definizioni delle attrezzatore soggette alla formazione. Il punto c) “gru mobile” non fa distinzione tra uomo a bordo e non a bordo (come invece fa il punto e-2 “Carrelli Industriali Semoventi”). Riteniamo pertanto che tale attrezzatura sia soggetta all’obbligo di formazione previsto dall’accordo del 22/02/2012. 

 
 D. Chiedo cortesemente vostra indicazione in merito al riconoscimento della formazione pregressa per gli addetti alla conduzione dei carrelli elevatori, in particolare quando questa risulti “datata” (ad esempio formazione precedente al 2008).
Posto che in questi casi dovrebbe essere più corretto seguire una formazione completa di 12 ore piuttosto che solo l’aggiornamento di 4 ore entro il 2015 come stabilito dall’Accordo Stato-Regioni del 2012, chiedo Vostra indicazione al riguardo e se in tal caso possa sempre ritenersi corretto marzo 2015 come termine di adeguamento.

 R. Il punto 9. dell’accordo del 22/02/2012 precisa le modalità per il riconoscimento della formazione pregressa. Più che il tempo trascorso dalla formazione pregressa, occorre considerare il tipo di documentazione, la durata del corso, il programma svolto e l’eventuale effettuazione di test di verifica. Nel caso del punto 9.1 a) il corso vale per 5 anni dalla data di superamento del test, trascorsi i quali deve essere fatto l’aggiornamento di 4 ore. Se si ricade nei punti 9.1. b) e 9.1 c) si deve fare subito l’aggiornamento e i 5 anni di validità decorrono dalla data di conclusione dell’aggiornamento. L’accordo non prevede date limite per “datare” i corsi pregressi, fermo restando che è sempre cura del datore di lavoro assicurarsi che la formazione sia completa e sufficiente (la norma definisce i minimi ma non è vietato fare di più).
Riguardo alla data di entrata in vigore bisogna tenere presente il punto 12 norma transitoria:
- Per i nuovi addetti all’attrezzatura, il corso deve essere fatto immediatamente (prima dell’utilizzo). 
- Per coloro che usavano già i carrelli prima della data di entrata in vigore (13/03/2013) l’obbligo decorre, a nostro parere, dal 13/03/2015 (due anni dopo la data di entrata in vigore). Infatti, l’accordo del 25/07/2012, che indica di considerare la data di “pubblicazione” in G.U. ove venga indicata la data di “entrata in vigore” è riferito ai due precedenti accordi sulla formazione dei datori di lavoro e alla formazione dei lavoratori, dirigenti e preposti prevista dal titolo I del DLgs 81/08 ma NON è esplicitamente riferito all’accordo sulle attrezzature; trattandosi di sanzioni penali, non è possibile l’interpretazione analogica.
 

D. Nel caso di un attestato di formazione per carrelli elevatori svolto nel 2011, in cui non vi è alcun cenno alla tipologia di argomenti trattati, come è possibile allinearsi alla formazione stabilita dall’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012?

R. L’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012 ha individuato le modalità per il riconoscimento della formazione pregressa per l’abilitazione degli utilizzatori dei carrelli elevatori (punto 9), specificando i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi, i requisiti minimi di validità della formazione, le caratteristiche e periodicità dei corsi di aggiornamento per il mantenimento dell’abilitazione, da eseguire ogni 5 anni della durata di almeno 4 ore; il caso esposto nel quesito si configura nel punto 9.1 lett. c), pertanto dovrà essere eseguito il corso di aggiornamento di 4 ore di cui almeno 3 ore sui moduli pratici con verifica finale.


D. Per le ditte del settore terziario con attività principale di commercio (P) che comporta una classe Ateco a basso rischio e con attività secondarie (S) definite dalla classe Ateco a medio o ad alto rischio … la formazione dei lavoratori dovrà essere di 8 ore nel caso di rischio basso, di 12 ore se il rischio è medio e di 16 ore per il rischio alto OPPURE di 8 ore per tutti essendo l’attività principale o prevalente di basso rischio con l’aggiunta di 4 ore specifiche per l’effettiva esposizione di rischio dei lavoratori in relazione alla classe di rischio Ateco secondaria?

 R: In un‘azienda cui sono attribuiti vari codici Ateco, la formazione dei singoli lavoratori dovrà derivare dal codice Ateco corrispondente alla mansione realmente svolta dal lavoratore stesso. Il lavoratore, di conseguenza, frequenterà un numero di ore definite dalle classi di rischio per codice Ateco specifico: 8, 12 o 16 ore rispettivamente per rischio basso, medio o alto. Pertanto per organizzare al meglio la formazione sarà necessario individuare in primo luogo le reali attività svolte dall’azienda e in seconda battuta dal lavoratore. Se il lavoratore, all'interno di una stessa azienda, va a svolgere mansioni riconducibili ad un settore Ateco a rischio maggiore, la formazione specifica dovrà essere quella attinente ai rischi della mansione svolta (vedi accordo 25/07/2012 che prevede la effettività delle mansioni svolte come criterio per la formazione). Il DLgs 81/08 comunque indica che il datore di lavoro ha la responsabilità di valutare che il lavoratore abbia una formazione completa ed adeguata, a prescindere dal minimo previsto dalla normativa.
 

 D. In uno studio composto da 3 soci, alcuni avvocati collaboratori e 3 segretarie dipendenti … è corretto far fare la formazione obbligatoria (4 ore di formazione generale + 4 ore di formazione specifica) agli avvocati associati e ai collaboratori a p.iva non dipendenti? Se la formazione risulta obbligatoria anche per gli avvocati collaboratori dello studio, a carico di chi è? del datore di lavoro o a loro carico?

R: Dalla definizione di “lavoratore” ai sensi dell’art. 2, c.1, lett. a) del DLgs 81/08, si evince che anche i soci lavoratori o associati in partecipazione rientrano in tale qualifica; inoltre tutte le persone che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolgono un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione (es. praticanti dello stidio), sono equiparati al lavoratore. Pertanto il datore di lavoro deve farsi carico della formazione (e di tutti gli altri adempimenti previsti in presenza di dipendenti). Ciò si deve leggere anche in funzione dell'art. 299 del D.Lgs 81/08 che configura la situazione del datore di lavoro di fatto. Il collaboratore a partita IVA potrebbe trovarsi in due situazioni: - si tratta di effettivo lavoro libero-professionale, nel qual caso si applica soltanto l'art. 21 - si tratta di un lavoro con vincolo di subordinazione in quanto, indipendentemente dal fatto di avere partita IVA, opera nell'ambito dell'organizzazione del "datore di lavoro di fatto". In quest'ultimo caso devono essere attuati tutti gli adempimenti previsti.   
 

D. I formatori che hanno svolto corsi antecedenti l’entrata in vigore dell’Accordo del 22/2/2012 (attrezzature che richiedono abilitazione) possono essere ritenuti ancora abilitati alla formazione oggetto dell’Accordo stesso?

R. Tutti i corsi effettuati dopo l’entrata in vigore dell’accordo del 22/02/2012 devono essere svolti da soggetti formatori (enti formatori, da non confondere con i docenti) istituzionali o accreditati come previsto dal punto 1 dell’allegato B. I soggetti non istituzionali devono essere accreditati in regione secondo l’intesa 20 marzo 2008 (GU 23/01/2009). Eventuali formatori esterni a questi soggetti formatori, devono possedere i requisiti previsti dai modelli di accreditamento regionale. Per ulteriori chiarimenti può consultare la direzione regionale formazione della regione del Veneto.
 

D. La formazione del lavoratore può essere svolta solamente all’interno dell’orario di lavoro oppure anche al di fuori dello stesso e quindi fatta rientrare come “ore di straordinario”?
 
R. L’art. 37 del DLgs. n. 81/08 disciplina l’obbligo del datore di lavoro in merito alla formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti in materia di salute e sicurezza in relazione ai rischi insiti nello svolgimento dell’attività svolta.
Lo stesso art 37, comma 12 del DLgs 81/08 prevede che “la formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro, durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori”.
Il periodo di formazione deve comunque essere retribuito; può essere effettuato con “prestazione di lavoro straordinario” soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore. In caso contrario il lavoratore ha diritto alla formazione in orario di lavoro (non con ore aggiuntive in straordinario).

 
D. Un ristorante impiega lavoratori tutti di lingua cinese e che hanno assai scarsa conoscenza della lingua italiana. La formazione in materia di sicurezza nel lavoro prevista dall'art. 37 del DLgs 81/2008 deve avvenire necessariamente in italiano oppure può essere svolta anche nella lingua d'origine?
 
R. Come desumibile dal comma 1 e 13 dell’art. 37 la” formazione deve essere sufficiente ed adeguata anche rispetto alle conoscenze linguistiche” ed il “contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ove la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo”. Tenuto conto di questi particolari aspetti dell’art.37 non è sufficiente, anche se necessaria, la traduzione in lingua cinese del materiale formativo, ma si ritiene necessaria la presenza di un docente in possesso dei requisiti previsti per i formatori, delle conoscenze tecniche e in grado di capire e parlare il cinese, oppure l’assistenza di mediatore linguistico, soprattutto, ma non solo, per la verifica della comprensione dei contenuti formativi sia per i lavoratori sia per il datore di lavoro.
E’ il datore di lavoro, invece, che dovrà essere in grado di comprendere la normativa italiana e di produrre la documentazione di sicurezza in italiano.
 

D. Una ditta europea con sede legale in Svizzera ha un dipendente assunto per il 60% con contratto italiano e per il 40% è assunto in Svizzera con contratto svizzero. Questo dipendente spesso è in Italia ed esegue manutenzioni su impianti accedendo in spazi confinati. Il lavoratore ha ricevuto la formazione interna all'azienda in svizzera, ha l'obbligo di frequentare il corso base secondo l'accordo Stato Regioni del 2011 qui in Italia?

R. Sì, in quanto i contenuti riportano nozioni specifiche relative all’ordinamento italiano; ovviamente possono essere utilizzati i criteri previsti per i crediti formativi per non ripetere la formazione su argomenti già trattati se non vi sono differenze rispetto alle normative nazionali. Le imprese ed i lavoratori autonomi che possono accedere agli spazi confinati devono essere qualificati, formati e addestrati dal proprio datore di lavoro relativamente all’applicazione delle procedure di sicurezza nei termini previsti dall’art.2 del DPR 177/2011. Inoltre si sottolinea che tali lavoratori devono essere puntualmente e dettagliatamente informati dal Datore di lavoro committente sulle caratteristiche dei luoghi in cui sono chiamati ad operare e sui relativi rischi e misure di sicurezza (art. 3 del DPR 177/2011); di conseguenza, non è sufficiente la formazione fatta presso un’azienda terza, ma questa dovrà essere effettuata anche sulla base del Documento di valutazione dei rischi della ditta committente.


D. Nel caso di lavoratori che svolgono attività lavorativa in spazi confinati, quale formazione è necessaria? Quale la periodicità del relativo aggiornamento?

R. le imprese ed i lavoratori autonomi che possono accedere agli spazi confinati devono essere qualificati, formati e addestrati dal proprio datore di lavoro relativamente all’applicazione delle procedure di sicurezza nei termini previsti dall’art.2 del DPR 177/2011. Inoltre si sottolinea che tali lavoratori devono essere puntualmente e dettagliatamente informati dal Datore di lavoro committente sulle caratteristiche dei luoghi in cui sono chiamati ad operare e sui relativi rischi e misure di sicurezza (art. 3 del DPR 177/2011); di conseguenza, non è sufficiente la formazione fatta presso un’azienda terza, ma questa dovrà essere effettuata anche sulla base del Documento di valutazione dei rischi della ditta committente. Per quanto riguarda l’aggiornamento della formazione, si vuole sottolineare che, oltre a quello previsto dall’Accordo Stato Regioni (periodicità quinquennale) vedi art. 2 comma 1 lett. d) del DPR 177/2011, è compito del Datore di lavoro accertare caso per caso se le informazioni/formazione per l’accesso in ambienti sospetti di inquinamento o confinati sono adeguate
 

D. Per il datore di lavoro che svolga attività lavorativa in qualità di operatore di attrezzature soggette a specifica abilitazione, è obbligatoria una particolare formazione/abilitazione?

R. Stante quanto stabilito dal DLgs 151/2015 in relazione all’art 69 del DLgs 81/08, dall’art 73 del DLgs 81/08 e dall’ Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012, si conferma la necessità di fare formazione al datore di lavoro che risulti essere anche “operatore” in relazione all’uso di attrezzature soggette a specifica abilitazione.


D. Nel caso operatori già abilitati per la conduzione di carrelli industriali semoventi (e che quindi hanno già ricevuto regolare formazione secondo l'Accordo 22/2/2012) debbano condurre anche carrelli industriali semoventi con braccio telescopico, è necessaria una integrazione della loro formazione? Dato che la formazione del modulo tecnico ( 7 ore) per le due attrezzature sopra citate coincide perfettamente, è corretto sostenere che essi dovranno frequentare solo le 4 ore pratiche specifiche per i carrelli semoventi a braccio telescopico di cui al punto 3.2 dell’all.VI ( 4 ore)?

 R.Essendo il modulo giuridico ed il modulo tecnico in comune con tutte e quattro le tipologie di modulo pratico, l'operatore già abilitato per la conduzione di "carrelli industriali semoventi" (modulo pratico 3.1) a cui dovesse essere affidata la conduzione di "carrelli industriali semoventi con braccio telescopico" dovrà integrare la formazione già effettuata con il solo relativo modulo pratico (3.2). A nostro avviso, quindi, è sufficiente sottoporre l'operatore ad un test sul solo modulo pratico 3.2 e rilasciare un'abilitazione integrativa.


D. Un lavoratore di un'azienda è stato assunto il 20 giugno, l'azienda ha provveduto ad effettuare le prime quattro ore di formazione generale, poi dopo due settimane di lavoro il lavoratore è stato sospeso per un periodo di ferie, e al suo ritorno l'azienda non è riuscita ad organizzare la formazione specifica entro il 20 agosto. Ora la formazione verrà completata, ma non nella tempistica massima consentita. L'azienda, pur completando la formazione, è sanzionabile per il superamento del tempo massimo consentito?

R. La Conferenza Stato Regioni con l’ Accordo raggiunto nella seduta del 21/12/2011 (Rep. Atti n. 221/CSR), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11/1/2012 ed entrato in vigore il 26/1/2012, fissa sia la durata sia i contenuti minimi della formazione dei lavoratori sia le modalità della stessa. Il punto 10 del citato Accordo regolamenta la formazione dei lavoratori nel caso di nuove assunzioni. Secondo tale punto infatti: “Il personale di nuova assunzione deve essere avviato ai rispettivi corsi di formazione anteriormente o, se ciò non risulta possibile, contestualmente all'assunzione. In tale ultima ipotesi, ove non risulti possibile completare il corso di formazione prima della adibizione del dirigente, del preposto o del lavoratore alle proprie attività, il relativo percorso formativo deve essere completato entro e non oltre 60 giorni dalla assunzione” E’ chiaro quindi che, secondo quanto sopra indicato, l’Accordo ha richiesto che la formazione dei lavoratori neoassunti avvenga anteriormente o, se ciò non risulti possibile, contestualmente all'assunzione, come del resto è stato indicato nelle disposizioni di legge, e che la formazione stessa debba essere completata prima che il lavoratore sia adibito alla sua attività. I 60 giorni indicati nell’Accordo, è da far notare, non costituiscono un periodo entro il quale il datore di lavoro ha l’obbligo di avviare la formazione, come indicato nel quesito, ma un periodo entro il quale lo stesso la deve comunque completare, se proprio non lo ha potuto fare prima che il lavoratore fosse avviato alla sua attività. Se la formazione non è stata completata nei termini, è comunque sanzionabile, fermo restando che è opportuno provvedere quanto prima. SI RICORDA che l’accordo e quindi la deroga dei 60 giorni, riguarda esclusivamente la formazione prevista dal titolo I (generale e specifica); quindi l’informazione, la formazione, l’addestramento e l’abilitazione previsti dai titoli successivi al titolo I devono essere erogati obbligatoriamente PRIMA di essere esposti ai rischi che prevedono tali adempimenti.


D. L'allegato 6 dell'accordo Stato Regioni del 7/7/16 non stabilisce quali debbano essere le caratteristiche che deve avere chi emette gli attestati per lavoratori, dirigenti, preposti, rls e relativi aggiornamenti. Si chiede: utilizzando ovviamente docenti qualificati ai sensi del dm 6/3/13, oltre al datore di lavoro stesso, può uno studio di consulenza, uno studio privato o anche direttamente il docente formatore firmare gli attestati come ente erogatore ed organizzatore del corso anche se non è società accreditata presso la regione? Sostanzialmente un libero professionista che ha i requisiti come docente, ai sensi del dm 6/3/13, può firmare ed emettere gli attestati per lavoratori, dirigenti, preposti, rls e relativi aggiornamenti ? 

R. In tema di formazione dei lavoratori ai sensi dell’art. 37, co. 2 del Dlgs 81/08, l'Accordo Stato Regioni del 7/7/16 sostituisce e modifica alcuni punti dell’Accordo del 21/12/2011, ma nulla è mutato in relazione al punto 2 e al punto 7 (cioè all’ “Organizzazione della formazione” e agli “Attestati”), nei quali viene esplicitato chi può essere l’organizzatore dei corsi e chi firma i relativi attestati; come correttamente evidenziato, resta inteso che i docenti devono essere qualificati ai sensi del decreto interministeriale del 6/3/13. Per quanto riguarda la formazione per gli ASPP ed RSPP, ai sensi dell’art. 32 del Dlgs 81/08, le figure del formatore, dell’organizzatore dei corsi e di chi rilascia gli attestati è esplicitato nel testo dell'Accordo Stato Regioni del 7/7/2016, al punto 2, punto 4, punto 11.
 

 D. per quanto riguarda la formazione dei lavoratori e del datore di lavoro che svolge funzioni di SPP, come si deve individuare la durata del corso in funzione del rischio basso, medio o alto ?

R. Dopo l’entrata in vigore dell’accordo 7/7/2016 che ha in parte modificato i precedenti accordi, la situazione è la seguente: 
- il lavoratore deve frequentare il corso corrispondente al livello di rischio corrispondente all’attività che effettivamente svolge (ATECO 2007); pertanto, un impiegato che non accede ai reparti produttivi potrà frequentare il corso corrispondente al basso rischio.
- il datore di lavoro in linea di massima deve frequentare il corso di durata corrispondente al livello di rischio più alto in base alle attività svolte nella propria azienda; se tutti i lavoratori dipendenti svolgono mansioni a rischio più basso rispetto a quello codificato per l’attività aziendale, anche il datore di lavoro può svolgere il corso a livello basso o medio ma, in caso di variazione, dovrà integrare la propri formazione.
 

D. In caso di assunzione di un operaio/tecnico proveniente da altra azienda nella quale ha già fatto corsi di formazione e informazione a tutt’oggi ancora validi, deve essere ripetuto tutto il percorso formativo presso la nuova società?

R. Fatto salvo il rispetto dei tempi previsti per l’aggiornamento (come definiti dal p.to 9 dell’Accordo Stato-Regioni del 21/12/11, ), la formazione precedente ricevuta dal lavoratore può ritenersi valida come credito formativo da VALUTARE ED EVENTUALMENTE INTEGRARE con le specificità aziendali. Ad esempio, il modulo base di 4 ore rappresenta un credito formativo permanente. Si ricorda che la formazione e l’addestramento specifico, riferiti all’ art.37, comma 4, del Dlgs 81/08, possono ritenersi validi in caso di costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, quando sono soddisfatte le condizioni esplicitate al p.to 8, lett. a) dell’Accordo in questione. Si ricorda tuttavia che il datore di lavoro ha la sempre la responsabilità di verificare l’efficacia della formazione ed eventualmente di integrarla; quindi dovrà porre particolare attenzione ad eventuali specificità della propria azienda tenendo conto della valutazione dei rischi (ultimo capoverso punto 4 accordo 21/12/2011 richiamato anche dal punto “riconoscimento formazione pregressa” dell’accordo del 25/07/2012).
 

D. In un’azienda si eseguono per conto del cliente lavorazioni in conto lavoro su pezzi di grandi dimensioni; il committente richiede di eseguire presso la stessa azienda prove a pressione con liquidi per la verifica della tenuta prima della consegna. Le pressioni utilizzate vanno da un minimo di 300 bar ad un massimo di 5000 bar. In azienda c’è lo spazio idoneo per le prove e in sicurezza. Gli operatori che effettuano queste prove devono avere un corso di formazione e dei requisiti di studio?

R. Fatti salvi gli obblighi previsti dagli artt. 36 e 37 su informazione e formazione, riteniamo che ci si trovi in presenza di una situazione per cui si applica l’art. 71 comma 7 “formazione specifica su attrezzature che richiedono per il loro impiego conoscenze o responsabilità particolari” e quindi servono formazione e addestramento adeguati. Il Dlgs 81/08 non precisa requisiti formativi per queste attività ma è il datore di lavoro che ha l’onere di valutare l’adeguatezza della formazione in base ai rischi presenti (art. 73 comma 1).
Lo stesso contenuto è richiamato dall’art. 73 comma 4 anche in relazione ai rischi che possono essere causati ad altre persone. Non sono previsti titoli di studio specifici.
 

D. Sono titolare di ditta individuale e dovrei usare un trabattello per eseguire alcuni lavori in altezza presso un cliente privato: posso montarlo-smontarlo in autonomia, oppure mi devo avvalere di personale specificamente formato?

R. Nel Suo caso sembra configurarsi un rapporto di lavoro tra committente e lavoratore autonomo; di conseguenza gli obblighi nei suoi confronti sono dettati dall’art. 21 del D.Lgs 81/08, che dispone di utilizzare attrezzature conformi alle norme di sicurezza e idonei dispositivi di protezione individuale, se necessari. Per quanto riguarda la formazione ai sensi dell’art. 37, nel Suo caso è facoltativa. Diverso sarebbe se Lei volesse utilizzare una piattaforma di lavoro mobile elevabile che richiede ABILITAZIONE. Innanzitutto per manovrarla dovrebbe frequentare un corso specifico, previsto dall’Accordo Stato Regioni del 22.02.2012. Se invece fosse manovrata da una seconda persona con Lei sulla cesta, dovrebbe comunque assicurarsi con un’imbracatura di sicurezza (che essendo un DPI di III^ categoria, prevede un addestramento specifico per i lavoratori dipendenti o equiparati ma non per i lavoratori autonomi).

 

D. Sono titolare di ditta individuale, senza dipendenti; a quali adempimenti devo ottemperare in tema di formazione?

R. La normativa in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ex Dlgs.81/08, specifica che nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all’articolo 2222 del Codice civile si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e 26. In particolare, riguardo ai corsi di formazione su rischi propri delle attività svolte, la partecipazione agli stessi è facoltativa, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali. Un esempio di formazione obbligatoria prevista da norme speciali è quella necessaria per effettuare lavori in ambienti confinati, ai sensi del DPR n. 177/2011. Non rientra nell’esclusione dall’obbligo formativo  anche l’uso di particolari attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli OPERATORI, ai sensi dell’accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012, INCLUSI lavoratore autonomo o il datore di lavoro (in questo caso, quindi, è obbligatoria anche per i lavoratori autonomi).

 

D. Un’azienda agricola possiede le seguenti attrezzature: un carrello semovente a braccio telescopico, un carrello industriale, un trattore; in tema di formazione come deve comportarsi?

R. Premesso che: è ammessa l’effettuazione del corso di aggiornamento entro il 13 febbraio 2017 (ovvero cinque anni dalla data di pubblicazione dell’Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012) solo per i lavoratori del settore agricolo che alla data del 22 marzo 2015 fossero in possesso di “esperienza documentata almeno pari a due anni”. I lavoratori che alla data del 22 marzo 2015 erano stati incaricati dell’uso delle sole “macchine agricole” (sprovvisti di documentata esperienza almeno pari a due anni) dovranno effettuare integralmente (quindi non sarà sufficiente il solo aggiornamento) gli specifici corsi di formazione teorico-pratici entro il 22 marzo 2017 (24 mesi da detta data). I requisiti minimi dei programmi dei corsi di formazione sono quelli previsti negli allegati III e seguenti dell’Accordo citato; anche i corsi di aggiornamento devono essere differenziati in base al tipo di attrezzatura.

 

D. Per l'utilizzo della PLE deve essere abilitata e formata anche la persona che sta a terra in caso di emergenza, oppure è sufficiente fornirle le indicazioni di massima per un'eventuale emergenza? - Se io , persona abilitata, manovro la PLE in modo esclusivo, posso far salire assieme a me un'altra persona nella cesta, sprovvista di abilitazione all'uso della PLE, solamente per farle svolgere mansioni specifiche inerenti la propria attività lavorativa?

R. Per il primo quesito l’art. 73 del D.Lgs 81/08 prevede anche una formazione ed addestramento che consentano di far fronte a “situazioni anormali prevedibili”, tra le quali non possiamo escludere l’arresto improvviso della macchina per un guasto, incidenti dovuti a manovre non corrette od un malore dell’operatore; pertanto deve essere formato anche l’operatore a terra. Inoltre, sarà opportuno definire le procedure specifiche per il recupero degli operatori/lavoratori presenti nella cesta. Riguardo al secondo quesito, la persona a cui deve essere somministrata la formazione specifica ai sensi dell’Accordo Stato Regioni del febbraio 2012 è definita come “operatore”. Di conseguenza, per chi dovesse essere all’interno della cesta per eseguire delle lavorazioni, senza però manovrare la stessa, è sufficiente che sia in possesso dell’addestramento specifico per l’uso delle cinture di sicurezza, che dovrà obbligatoriamente utilizzare e della formazione sui rischi in generale.

 
2 - FIGURE DELLA PREVENZIONE


D. Vi chiediamo gentilmente di chiarirci alcuni dubbi riguardanti la presenza “interna” dell’RSPP nelle “aziende industriali” con oltre 200 dipendenti richiesta dall’art. 31, comma 6, lett. e) e comma 7 del D.Lgs. 81/08.
In particolare:
1) Tra le aziende “industriali” vanno ricomprese anche le aziende di servizi e/o commerciali (grandi uffici, centri commerciali, autotrasporti, spettacolo, ecc.) oppure solo le aziende che producono e/o eseguono lavorazioni ?
2) Con la definizione “RSPP interno” si deve intendere il conferimento dell’incarico a un dipendente dell’azienda assunto con qualsiasi forma di contratto, ivi compresi i contratti atipici, gli interinali e i soggetti indicati quali “lavoratori” dall’art.2, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 81/08, oppure la definizione “interno” si riferisce alla presenza costante dell’RSPP all’interno dell’azienda ?

R. Le aziende che erogano servizi non sono da considerare industriali; sono da considerare industriali (o artigianali) QUELLE CHE SVOLGONO LAVORAZIONI e producono beni. Il RSPP “interno” non deve essere necessariamente dipendente; è sufficiente che ci sia una strutturazione interna del servizio e che sia garantita una presenza costante del RSPP (da documentare anche attraverso una previsione contrattuale adeguata).
 

D. Nel caso di società semplice agricola (es. con 2 soci) con dipendenti, assunto che uno dei due soci sia il datore di lavoro con obblighi conseguenti (valutazione dei rischi, formazione, ecc.), per l’altro socio si “applica” quanto previsto dall’art. 21 (uso attrezzature a norma, dpi, ecc.) oppure l’altro socio viene considerato alla stregua degli altri dipendenti con i conseguenti obblighi previsti dal Testo Unico?

R. Se i soci hanno gli stessi poteri di amministrazione della società sono da considerare entrambi DATORI DI LAVORO e, se prestano la propria opera, anche come DIPENDENTI l’uno dell’altro. Comunque NON si applica l'art. 21. 

 

D. I membri di un’impresa familiare hanno l'obbligo di frequentare i corsi della sicurezza (antincendio, RSPP, primo soccorso, redazione DVR, ecc...)?

R. Gli obblighi dei componenti di un’impresa familiare di cui all’art. 230-bis del Codice Civile sono quelli definiti dall’art. 21 del DLgs 81/08; quindi si conferma la non obbligatorietà degli adempimenti citati. Diverso è il caso in cui, oltre ai collaboratori familiari, siano stati assunti lavoratori dipendenti o equiparati (o gli stessi familiari siano assunti come tali), rientranti nelle definizioni di cui agli articoli 1 e 2, comma 1, del DLgs 81/08; in tal caso troveranno applicazione tutti gli istituti previsti dal DLgs 81/08 ed il titolare dell’impresa acquisirà nei loro confronti la veste di un vero e proprio Datore di Lavoro. Diventano necessarie la formazione e la sorveglianza sanitaria nell’ambito di un’impresa familiare anche nel caso di attività lavorativa svolta in ambienti confinati sospetti di inquinamento.
 
D. Tre aziende hanno datore di lavoro in comune e anche spazi di lavoro condivisi; come comportarsi con la nomina del RLS?
R.L’elezione e la designazione del RLS è trattata dal comma 2 dell’art 47 del DLgs 81/08 che prevede che avvenga in tutte le aziende o unità produttive.Nelle aziende fino a 15 lavoratori i RLS sono eletti, mentre in quelle con oltre 15 sono eletti o designati nell’ambito delle RSU; ciò pone un ulteriore problema in quanto l’azienda A rientra nel secondo caso mentre le altre due hanno meno di 15 dipendenti.In ogni caso NON è obbligatoria la nomina perché è possibile utilizzare il rappresentante territoriale ma E’ da escludersi che il RLS di una delle aziende possa svolgere tale ruolo per tutte le tre ditte coinvolte.Quindi è possibile richiedere un RLST per tutte e tre (…. non è detto che sia lo stesso) oppure occorre provvedere con un RLS per ciascuna azienda (o un misto delle due soluzioni).
 
D. E’ sanzionabile la mancata designazione del RLS? E in merito alla comunicazione dello stesso all’INAIL?
R.La mancata designazione del RLS o dell’RLST non è sanzionabile poiché il DLgs 81/08 non prevede sanzioni in caso di inosservanza dell’art 47 e del comma 4 e 8. L’eventuale elezione del RLS deve essere comunicata all’INAIL ai sensi dell’art. 18 comma 1 lett. aa). In caso contrario, chi non effettua la comunicazione, ai sensi dell’art. 48 comma 3, contribuisce al fondo di cui all’art. 52.
 

D. Un lavoratore può ricoprire al contempo i ruoli di Preposto e di RLS o invece vi è incompatibilità ?

R. In base al DLgs 81/08, il ruolo di RLS è incompatibile soltanto con quello di RSPP o ASPP e con altre funzioni sindacali operative. Sulla materia c’è anche il parere del Ministero del Lavoro prot. 16926 del 21/07/2011.

D. Un Rspp/datore di lavoro in possesso di corso di formazione di 16 ore secondo il D.M. 16/01/1997 che non ottempera all’obbligo di aggiornare la formazione entro 11/1/2017, deve rifare il corso completo secondo quanto disposto dall’accordo Stato Regione del 21/12/2011 in relazione al rischio basso, medio, alto in relazione al gruppo di appartenenza? Oppure, nel caso abbia svolto l’aggiornamento in modo parziale (manchi di alcune ore rispetto al monte ore previsto)?

R. In entrambi i casi deve essere completato l’iter dell’aggiornamento, rispettando il monte ore previsto per livello di rischio di appartenenza. Nel frattempo, il DdL che rivesta il ruolo di RSPP in assenza del completamento dell’aggiornamento è sanzionabile.

 

D. Quali adempimenti in tema di formazione e sorveglianza sanitaria devono essere rispettati nel caso di impresa familiare (quindi non società) composta da padre e dal figlio collaboratore familiare?

R. Il collaboratore familiare è assoggettato agli obblighi previsti dall'art. 21 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., quindi, salvo disposizioni legislative particolari, egli ha la facoltà di beneficiare della formazione e della sorveglianza sanitaria; non vi è un datore di lavoro, non è necessario effettuare la valutazione dei rischi e non vi è l'obbligo di istituire un servizio di prevenzione e protezione. Nel caso in cui, l’impresa familiare, oltre alle due figure descritte, veda anche la presenza di un lavoratore subordinato, deve ottemperare ai vari adempimenti in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro del DLgs. 81/08, tra cui, a titolo esemplificativo,  l'obbligo di istituire un servizio di prevenzione e protezione, effettuare la valutazione dei rischi, formazione ed informazione ed eventuale sorveglianza sanitaria (correlata ai rischi specifici) per il lavoratore dipendente

 

D. Sono un RSPP esterno e subentro ad altro RSPP che ha partecipato alla redazione dell’attuale DVR; chiedo se un’azienda può nominare un RSPP e poi chiedere ad altri di fare le valutazioni dei rischi?  posso firmare il DVR per semplice presa visione, o mi restano comunque in capo delle responsabilità anche penali? in qualità di RSPP ho l’obbligo di segnalare in forma puntuale tutte le carenze e inesattezze contenute in questo documento?

R. La valutazione dei rischi è un processo complesso, all’interno del quale può inserirsi l’attività tecnica di singoli professionisti, ciascuno esperto nel proprio specifico settore (es. chimica, acustica, ecc…), e responsabile delle proprie determinazioni e del metodo usato. La valutazione dei rischi è un compito indelegabile del DATORE DI LAVORO e non del RSPP; tuttavia il DL deve avvalersi del RSPP e del Medico competente; se non lo fa la responsabilità è sua (artt. 29 comma 1). Per il RSPP non sono previste sanzioni (invece per il M.C. si ! se non collabora alla valutazione dei rischi). Tuttavia, in caso di infortunio o di malattia professionale  può esserci un CONCORSO DI COLPA del RSPP se i rischi non sono valutati correttamente. Bene ha fatto (!) a segnalare le incongruenze (meglio se lo fa con PEC !!!).

Il Responsabile del Servizio Prevenzione Protezione integrerà i singoli aspetti esaminati e darà corpo al DVR; nel caso in cui subentri all’operato di altri, ha l’obbligo di segnalare e adeguare, secondo le proprie conoscenze, tutte le incongruenze e/o mancanze che ravvede nel DVR precedente.

Quindi, egli non potrà limitarsi passivamente alla firma del Documento “per presa visione”, sebbene il responsabile ultimo del DVR sia il datore di lavoro.

In questo senso vi sono diversi pronunciamenti della Corte di Cassazione di cui si riportano due riferimenti a titolo esemplificativo: Cassazione Penale, Sez. 4, Num. 8115 Anno 2017; Cassazione Penale, Sez. 4,  Num. 2406 Anno 2017

 

D. Nel caso di lavoratore autonomo/ditta individuale, quali obblighi vi sono in tema di formazione e sorveglianza sanitaria?

R. In merito al quesito specifico si è già espressa la Commissione Interpelli (N° 7/2013 del 02/05/2013) di cui si riportano le conclusioni per brevità.

“…un committente o un’impresa affidataria, in fase di verifica dell’idoneità tecnico professionale del lavoratore autonomo, è tenuto a verificare il possesso della documentazione, di cui all’allegato XVII da parte del lavoratore autonomo ma non anche ad esigere, al medesimo, l’esibizione degli attestanti inerenti la propria formazione e l’idoneità sanitaria. Di conseguenza, risulta legittimo sia l’affidamento di lavori al lavoratore autonomo in possesso di documentazione inerente la formazione e l’idoneità sanitaria sia l’affidamento di lavori al lavoratore autonomo privo dei predetti requisiti. Resta fermo per il committente la facoltà di richiedere al lavoratore autonomo ulteriori requisiti rispetto a quelli minimi individuati dall’allegato XVII, anche qualora essi consistano nel possesso della documentazione appena citata”.

Lo stesso Interpello esplicita inoltre che “…è altresì obbligatoria altra formazione rispetto a quella oggetto di regolamentazione da parte dell’accordo ex articolo 37 qualora quest’ultima sia disciplinata da disposizioni di legge speciali rispetto alla previsione generale riportata all’articolo 21, comma 2 (è ad esempio il caso della formazione necessaria per effettuare lavori in ambienti confinati obbligatoria anche per i lavoratori autonomi, ai sensi del DPR n. 177/2011) del D.Lgs. n. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni.

 
3 - GESTIONE DELLE EMERGENZE
D. Con la presente vorrei gentilmente richiedere delle delucidazioni in merito alla formazione degli addetti al primo soccorso.
La nostra è un’azienda opera nel settore dei sistemi di sicurezza (installazione e manutenzione di impianti antifurto, rilevazione incendio, videocontrollo, etc.), quindi ricade nel codice ATECO F43 (43.21.0 Installazione di impianti elettrici ed elettronici (inclusa manutenzione e riparazione) che ha un indice % di infortuni classificato come superiore al 4% e quindi ricadente nelle attività ad alto rischio.
Abbiamo circa 10 dipendenti, muniti di cellulare aziendale e formati come preposti, che possono lavorare in squadre composte da 2 o più persone , ma anche da soli in caso di manutenzione degli impianti o duranti interventi di service presso il committente, nella maggior parte dei casi non ricadiamo nelle direttiva cantieri, ma in condizione di semplice appalto diretto, le interferenze avvengono solo con le attività normalmente svolte dal cliente, il quale, prima dell’instaurazione del rapporto di lavoro, ci fornisce tutta la documentazione sulla sicurezza (DUVRI, piano di emergenza, struttura e recapiti per il primo soccorso , etc.). che viene divulgata, sottoposta per presa visione e consegnata a tutti i ns. lavoratori coinvolti.
La mia domanda è se devo procedere alla formazione al primo soccorso per azienda ad alto rischio di :
1. un numero minimo dei lavoratori impiegati, in quanto posso usufruire del servizio e strutture di primo soccorso organizzate dal committente? 
2. almeno uno per squadra allo scopo di avere una copertura sufficiente per il primo soccorso? 
3. tutti i dipendenti in quanto a volte possono svolgere tali mansioni da soli ? (ma in caso di necessità si autosoccorre?)

R. La normativa non precisa il numero degli addetti da formare ma prevede che venga sempre garantita la presenza di un addetto al Primo Soccorso adeguatamente formato (ciò tenendo conto anche di malattie, ferie, turni etc.); la responsabilità della scelta del numero di persone da formare è del datore di lavoro. La soluzione più pratica, anche per comporre le squadre, è che siano tutti formati (e almeno uno di quelli che restano in sede, se ci sono impiegati) e dotati dei materiali previsti dal DM 388.
Se lavorano in cantieri esterni presso un committente, possono fruire del servizio di primo soccorso del committente purchè sia chiaramente previsto dal contratto e sia garantita la costante presenza di un addetto (adeguatamente formato e dotato dei materiali, in questo caso per la tipologia A delle aziende con un corso di 16 ore e cassetta di pronto soccorso). 
Quanto all’auto soccorso, è una questione delicata; dipende anche dal luogo ove ci si trova ad operare. Finchè si resta in ambiente urbano o in presenza di altre persone, si può sempre fare conto su un’assistenza, almeno per far intervenire il soccorso pubblico. Il caso è diverso quando si opera in ambienti isolati; in questi casi (ricordiamo che è obbligatorio disporre di un mezzo di comunicazione) bisogna studiare e valutare bene ciò che può succedere e organizzarsi (sorveglianza, sistemi automatici di chiamata, etc) nel modo più opportuno e funzionale per allertare tempestivamente chi può intervenire (vedi anche normativa sui luoghi confinati) in caso di eventi gravi in cui non è possibile l’autosoccorso. 
 

D. chiedo la seguente informazione:
In merito all'incarico di personale per la gestione delle emergenze antincendio - evacuazione e primo soccorso ai sensi del D.Lgs. 81/2008, in una azienda composta da tre addetti: 1 Titolare - 1 Dipendente - 1 Collaboratore familiare, può essere designato e partecipare ai corsi di formazione il collaboratore familiare?

R. Specifichiamo che il collaboratore familiare non è il familiare assunto con formale contratto, nel qual caso vi sarebbe vincolo di subordinazione e la piena equiparazione a lavoratore dipendente. Altresì, ai sensi dell’art. 2, c.1, lett. a) del D.Lgs. 81/08, il lavoratore è una “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro [..omissis..], con o senza retribuzione [..omissis..]”.
Conseguentemente l’art. 18, c.1, lett. b), che stabilisce l’obbligo del Datore di lavoro di “designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, [..omissis..]”, formalmente può essere soddisfatto anche con la nomina di un collaboratore familiare.
E’ però indispensabile che la persona designata presti attività lavorativa, garantisca la sua presenza durante tutto l’orario di lavoro e abbia frequentato gli specifici corsi di formazione previsti agli articoli 45 e 46 del D.Lgs. 81/08. Spetterà quindi al datore di lavoro valutare, in assenza di un’effettiva subordinazione e dell’obbligo del rispetto di un orario di lavoro, l’opportunità di orientarsi in tal senso. 
 

D. L'obbligatorietà dell'aggiornamento della formazione dei lavoratori addetti al servizio antincendio è indicata nel DLgs 81/2008 e s.m.i. ma non viene definito un termine temporale di validità dell'"abilitazione" come può essere invece oggi quella per RSPP d.d.l., lavoratori, preposti … Finché non sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale un provvedimento che ne definisca la periodicità di aggiornamento ed in assenza di modifiche aziendali sostanziali, si può ritenere la formazione acquisita valida a prescindere da quando essa sia stata conseguita?

 R: Il comma 9 dell’art. 37 del DLgs 81/08, che pone l’obbligo di somministrare “adeguata e specifica formazione ……. ai lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio” ed un aggiornamento periodico, in effetti non ne stabilisce la periodicità, ma rimanda alle disposizioni che verranno emanate da un successivo Decreto Ministeriale.
Sempre il comma 9 dell’art. 37 recita che fino a tale emanazione “continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’interno in data 10 marzo 1998”, che non prevede alcun esplicito obbligo di aggiornamento. In assenza di una norma specifica il mancato aggiornamento non è sanzionabile; tuttavia ricordiamo che i programmi di formazione sono in generale dei “minimi” e spetta sempre al datore di lavoro verificare che la formazione sia “adeguata”.
D. In qualità di RSPP trovo che i lavoratori incaricati al primo soccorso hanno ricevuto la prima formazione DM 388/2003 ma non hanno poi ripetuto l’aggiornamento nel termine di 3 anni previsto dall’art. 3 co. 5 del predetto decreto. Per tali lavoratori è possibile avvalersi dell’aggiornamento (4 o 6 ore) oppure è necessario ripartire con l’intero corso da 12/16 ore previsto dal DM 388/03 in base al gruppo di appartenenza (A, B o C) ?

 R: secondo quanto indicato dall’art 3 c 5 del DM 388/03, ogni tre anni la formazione deve essere ripetuta, almeno nella sua componente pratica; la scadenza dei 3 anni decorrere a partire dalla data di svolgimento. Pertanto, in caso di mancato aggiornamento, si ritiene necessario provvedere alla formazione degli addetti al primo soccorso aziendale per quanto concerne la parte pratica; fino a completamento di tale formazione l’incaricato al primo soccorso aziendale non potrà svolgere il suo incarico. Inoltre nel DLgs 81/08 art. 37 si precisa che il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione adeguata e sufficiente; ciò è ribadito anche dagli accordi Stato regioni in tema di formazione che assegnano al datore di lavoro l’obbligo di valutare se la formazione pregressa è sufficiente. 

D. Qual'è la periodicità dell’aggiornamento della formazione degli “addetti alla squadra antincendio”?

R. Il comma 9 dell’art. 37 del DLgs 81/08, che pone l’obbligo di somministrare “adeguata e specifica formazione … ai lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio” ed un aggiornamento periodico, in effetti non ne stabilisce la periodicità, ma rimanda alle disposizioni che verranno emanate da un successivo Decreto Ministeriale. Sempre il comma 9 dell’art. 37 recita che fino a tale emanazione “continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’interno in data 10 marzo 1998”, che non prevede alcun esplicito obbligo di aggiornamento. In assenza di una norma specifica il mancato aggiornamento non è sanzionabile; tuttavia ricordiamo che i programmi di formazione sono in generale dei “minimi” e spetta sempre al datore di lavoro verificare che la formazione sia “adeguata” e aggiornata ai rischi attuali presenti nell’ambiente di lavoro.

 
4 - VALUTAZIONE DEI RISCHI - POS - PSC


D. Un'impresa costituita da due soci (SNC) senza dipendenti che opera in cantiere ha l'obbligo di predisporre il POS o essendo entrambi datori di lavoro possono essere considerati alla stregua dei lavoratori autonomi ?

R. I soci sono equiparati ai lavoratori in base all'art. 2 comma a) del DLgs 81/08. Pertanto l'azienda è soggetta a tutti gli obblighi, compresa la redazione del POS.    

 

D. L'impresa familiare ha l'obbligo di redigere il POS quando opera in cantiere ?

R. In base all'art. 96 comma 1 del DLgs 81/08, anche nel caso in cui nel cantiere operi una sola azienda, c'è l'obbligo di predisporre il POS. Se nel cantiere operano più imprese, il POS deve essere trasmesso al coordinatore per la sicurezza. L’obbligo di redigere il POS si applica anche quando l’impresa familiare svolge attività lavorativa in cantieri temporanei o mobili; in questo caso però, sarà consentita la stesura “in forma semplificata”,  non dovendo riportare ad esempio i nominativi degli addetti al primo soccorso, antincendio, RSPP.

D. La documentazione relativa al Piano Operativo di Sicurezza (POS), redatta ai sensi della legge n. 81/2008 e completa di tutti i documenti allegati, può essere sostituita da un supporto informatico (esempio CD, o chiavetta USB o qualsiasi altro tipo di supporto) che contenga copia di tutta la documentazione, al fine di essere messa a disposizione degli organi di vigilanza in caso di verifiche o controlli ?
R. Ai sensi dell’art. 53, c.5 del D.Lds. 81/08, ma anche secondo quanto riportato negli articoli 18, c.1 lett. o) e 28, c.2 il Documento di Valutazione dei Rischi e di conseguenza anche il POS, possono essere tenuti su supporto informatico. E’ altresì vero che esso deve poter essere consultato nel corso del sopralluogo dagli organi di vigilanza, nonché essere tempestivamente messo a disposizione del rappresentante dei lavoratori. Inoltre può essere rilevante ai fini della sicurezza renderlo consultabile anche da alcune figure del cantiere (preposti, direttore dei lavori, …). Di conseguenza gli eventuali supporti informatici dovranno poter essere letti da strumentazione presente nel cantiere stesso (sempre qualora non si volesse produrre una stampa); si ricorda inoltre, che in caso di documentazione su supporto informatico, la data certa dovrà essere attestata tramite le procedure applicabili allo stesso. Tuttavia il sistema utilizzato deve avere i requisiti previsti dal comma 2 dell’art. 53, cosa che ci sembra di difficile fattibilità con le soluzioni proposte in cantiere.
  

D. Un'impresa che ha meno di 10 addetti ed è già in possesso dell'autocertificazione della valutazione dei rischi, deve redigere il documento di valutazione dei rischi con le procedure standardizzate di cui all'art. 6 comma 8 ?  

R. Entro il 31 maggio 2013, tutte le aziende con meno di 10 addetti che avevano facoltà di effettuare l'autocertificazione di avvenuta valutazione dei rischi hanno l'obbligo di redigere il documento con le procedure semplificate indicate dal Decreto 16 gennaio 2013. 

  

 D. L'impresa con meno di 10 addetti ha l'obbligo di redigere il POS quando opera in cantiere ?

R. In base all'art. 96 comma 1 del DLgs 81/08, anche nel caso in cui nel cantiere operi una sola azienda, c'è l'obbligo di predisporre il POS. Se nel cantiere operano più imprese, il POS deve essere trasmesso al coordinatore per la sicurezza. 

 

D. Opero con un'impresa familiare (moglie e due figli); ho l'obbligo di predisporre il documento di valutazione dei rischi ?

R. Per i componenti della società familiare, se sussitono i requisiti previsti dall'art. 230-bis del codicie civile, si applica esclusivamente l'art. 21 del DLgs 81/08 (però, per le attività in cantiere edile, è obbligatoria anche la redazione del POS).
In pratica i lavoratori delle imprese familiari devono: 
- utilizzare attrezzature conformi ai requisiti previsti dal titolo III del D.Lgs 81/08
- munirsi di dispositivi di protezione individuale (DPI) conformi al titolo III capo II e utilizzarli correttamente
- munirsi di tesserino di riconoscimento durante i lavori in appalto o subappalto

D. ho una ditta individuale con un associato in partecipazione, devo fare la valutazione rischi ? 

R. Se l’associato in partecipazione non svolge attività lavorativa e non ci sono altri lavoratori dipendenti, l’unico obbligo è quello previsto dall’art. 21 del T.U in quanto il datore di lavoro è l’unico lavoratore e svolge l’attività in piena autonomia. Se l’associato presta la propria opera all’interno dell’azienda è a tutti gli effetti un lavoratore e quindi per il datore di lavoro (l’altro socio) scattano tutti gli obblighi previsti in caso di presenza di dipendenti, incluso quello della valutazione dei rischi.

 D. Le aziende che prima del 31/05/2013 avevano effettuato l’autocertificazione della valutazione dei rischi devono redigere il documento (con le modalità standardizzate) ?

R. tutte le aziende, comprese quelle che hanno già effettuato l’autocertificazione, devono elaborare il documento di valutazione dei rischi e non soltanto quelle nuove (aperte dopo il 01/06/2013). 
 

D. In merito al rischio chimico …. come si può fare correttamente la valutazione del rischio di fronte a sostanze nelle cui schede di sicurezza aggiornate sono definiti i DNEL e DMEL secondo i limiti proposti dal regolamento REACH ma non i relativi TLV al fine di tutelare i lavoratori. Inoltre qualora vi fosse sulla sostanza sia il TLV che i DNEL /DMEL e i valori fossero discostanti quale limite dobbiamo tenere in considerazione?
R: I TLV ACGIH sono valori limite di soglia stabiliti per circa 500 sostanze chimiche che possono essere aerodisperse nell’ambiente di lavoro. Il DLgs 81/08 ha individuato come valori di riferimento i VLEP, riportati per un centinaio di sostanze nell’allegato XXXVIII del Decreto, a seguito della pubblicazione degli OELV da parte della UE. I VLEP sono valori di legge, mentre i TLV sono valori di riferimento per la buona pratica di igiene industriale. VLEP e OELV sono limiti stabiliti dalle autorità di regolamentazione dell’Italia e della UE e si avvalgono di un ampio contributo scientifico. I TLV sono stabiliti invece stabiliti dall’ACGIH e rappresentano la concentrazione di una sostanza dispersa in aria, intesa come media ponderata, all’interno della zona di respirazione di un lavoratore, in relazione ad un determinato periodo di riferimento (8 ore o 15 min). Igienisti industriali e medici del lavoro concordano nelle seguenti affermazioni:
1. i valori limite non rappresentano un confine netto tra una concentrazione sicura ed una pericolosa; 
2. al di sotto dei valori limite una piccola percentuale di esposti può avvertire disagio e/o subire un danno, in relazione alle caratteristiche individuali di reattività e/o predisposizione;
3. i valori limite derivano da esperimenti fatti su soggetti in condizione di salute ottimale, condizioni microclimatiche favorevoli, con un unico inquinante, con inquinante agente solo per via inalatoria, condizioni di lavoro leggero;
4. i valori limite non sono di fatto applicabili per agenti chimici cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione (ad es. formaldeide, ossido di Cr esavalente da saldatura acciaio inox, ecc.).
La Corte di Cassazione ha stabilito che “i valori limite vanno intesi come soglie di allarme, il cui superamento comporta l’avvio di un’ulteriore e complementare attività di prevenzione soggettiva…”. L’art. 2087 del Codice Civile sostiene che i datori di lavoro devono adottare la migliore tecnologia possibile; pertanto, se ci si preoccupa solo di non superare i TLV, si rinuncerebbe ad ogni tentativo di introdurre cambiamenti migliorativi tali da consentire di migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro. DNEL e DMEL, stabiliti per i cancerogeni per i quali non è possibile stabilire adeguati livelli senza effetto, sono valori prodotti dai fabbricanti e dagli importatori di una sostanza chimica pericolosa, in ambito del Regolamento REACH, per quantitativi superiori a 10 tonn/anno. Le schede di sicurezza andranno integrate di questi valori di riferimento e degli scenari esposizione (Schede di sicurezza estese: SDSe), che descrivono il modo in cui il fabbricante/importatore raccomanda agli utilizzatori a valle di controllare l’esposizione delle persone (per qualsiasi via di esposizione, per lavoratori, consumatori, popolazione in generale) e dell’ambiente. Le esposizioni stimate per ciascun scenario previsto sono confrontate, anche attraverso l’utilizzo di modelli matematici, con valori di riferimento. sono i DNEL e i DMEL. Se l’utilizzatore a valle adotta le indicazioni di gestione del rischio contenute negli scenari di esposizione pertinenti con la sua attività, opera in presunzione di conformità al DNEL/DMEL. I livelli di esposizione, eventualmente misurati dal datore di lavoro, non sono confrontabili con i DNEL/DMEL, per la differente finalità e metodologia di elaborazione di questi Livelli rispetto a VLPE, OELV e TLV.
 

D. In merito alle firme sul documento di valutazione dei rischi e alla nomina di un RLS territoriale poniamo i seguenti quesiti:
• Le tre firme di DL, RSPP e MC competente costituiscono data certa del DVR o è necessaria la nomina di un RLS territoriale?
• E’ necessario nominare un RLS territoriale se non ci sono dipendenti impiegati nell’Azienda, condizioni espressamente prevista dall’art. 48 del Testo Unico per la sua individuazione?
 
R Si premette che lo scopo per cui viene eletto o designato il RLS non è soltanto quello della sottoscrizione ai fini della data certa poiché deve svolgere compiti ben più rilevanti ai fini della prevenzione.
Il documento di valutazione dei rischi deve essere firmato dal Datore di Lavoro e deve avere data certa attestabile, come previsto dall’art.28 c 2 DLgs 81/08, tramite le procedure applicabili ai supporti informatici o tramite la sottoscrizione da parte del datore di lavoro e, ai soli fini della prova della data, del RSPP, del RSL o RLST e del medico competente, ove nominato. Tuttavia si può ricorrere a qualsiasi altro metodo consentito (timbro postale etc.).
Per quanto attiene l’elezione o la designazione del RLS, il comma 2 dell’art 47 del DLgs 81/08 prevede che avvenga in tutte le aziende o unità produttive; inoltre al comma 8 si precisa che, qualora non si proceda all’elezione o designazione, le funzioni di RLS vengono svolte da un rappresentante dei lavoratori territoriale RLST, salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nel caso specifico, visto che è stato redatto il DVR, si presume che l’azienda abbia dipendenti o quantomeno sia costituita da soci lavoratori (equiparati ai dipendenti) rientrando così negli obblighi previsti dal DLgs 81/08, compresi quelli degli articoli sopramenzionati e, nello specifico, il datore di lavoro sarà tenuto ad attivare la procedura affinché le funzioni di RLS vengano svolte. Se non vi sono dipendenti o equiparati, non è obbligatorio predisporre il documento di valutazione dei rischi (vedi anche art. 21).
 

D. In caso di lavorazioni comportanti situazioni di “emissione diffusa” (come previsto dal DLgs 152/06 art. 268 c. 1 lett d) e s.m.i.) … con concentrazioni di agenti chimici inferiori ai valori limite ponderati stabiliti dall'ACGIH e dal DLgs 81/08 all. XXXVIII, determinati da specifica analisi ambientale effettuata nel luogo di lavoro ... l’analisi ambientali negli ambienti di lavoro che evidenzia concentrazione degli agenti chimici non superiori ai valori limite ponderati stabiliti dall'ACGIH e dal DLgs 81/2008 all. XXXVIII, può giustificare l'assenza del sistema di captazione e convogliamento da indicare nella domanda di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, previste dal DLgs 152/06 e s.m.i., come da disposizioni della Provincia di Treviso, Settore Ecologia - Ambiente? …
 
R: Per gli ambienti di lavoro vale quanto stabilito dall’art. 64, combinato con l’art. 63, che detta i requisiti dei luoghi di lavoro. Le caratteristiche di questi sono indicate nell’all IV del DLgs 81/08. In particolare, per quanto riguarda la difesa dagli agenti chimici nocivi (punto 2.1) e la difesa contro le polveri (2.2) si richiama l’obbligo di adottare provvedimenti atti ad impedirne lo sviluppo e la diffusione, realizzando l’aspirazione di gas, odori o fumi, per quanto possibile, immediatamente vicino al luogo dove si producono (2.1.4-bis e 2.1.5). Questo vale anche per le polveri (2.2.3). Questo tipo di aspirazione “localizzata” (Local Exhaust Ventilation) va effettuata sempre, indipendentemente dalla specie chimica e dalla sua concentrazione. Va ribadito che questo deve essere un requisito degli ambienti di lavoro e non deve quindi derivare come conseguenza della valutazione del rischio chimico. 
L’art. 223, c 1 lett e) stabilisce che nella valutazione dei rischi il DDL deve prendere in considerazione i VLEP e i valori limite biologici (all XXXVIII e XXIX). Secondo l’art. 225 c 2, il DDL provvede a misurare gli agenti chimici “con particolare riferimento ai VLEP” quando non possa dimostrare con altri mezzi il conseguimento di un adeguato livello di prevenzione e protezione (ad es. attraverso lavorazioni a ciclo con chiuso o con impianti di ventilazione la cui efficacia è continuamente monitorata).
I valori limite costituiscono non dei valori di azione ma livelli da non superare. Il DLgs 81/08 stabilisce che l’eventuale superamento dei limiti fa scattare misure drastiche:
a) se viene superato il VLEP il DDL identifica e rimuove le cause, adottando immediatamente le misure appropriate di prevenzione e protezione (art. 225 c 3).
b) se viene superato il VLEP il DDL informa i lavoratori del superamento, delle cause dell’evento, delle misure di prevenzione e protezione adottate (art. 225 c 8).
c) se viene superato il VLEP il DDL né dà comunicazione, senza indugio, all’organo di vigilanza (art. 225 c 8).
Per quanto detto sopra, il non superamento dei valori limite (VLEP, OECD, TLV ACGIH) non può, da solo, giustificare l’assenza di sistemi di aspirazione localizzata.
 

D. Nelle aziende di recente costituzione o comunque in essere da meno di tre anni la valutazione stress lavoro-correlato va fatta ugualmente considerando il periodo di attività?
R: Il documento di valutazione dei rischi deve essere redatto entro 90 giorni dall’apertura della ditta. In assenza del triennio di osservazione degli eventi sentinella, può essere omessa questa parte della valutazione, eventualmente limitandola anche ad un periodo di osservazione inferiore se la ditta era già in attività al momento in cui la valutazione è divenuta obbligatoria. Comunque la valutazione del rischio stress DEVE ESSERE FATTA con le informazioni disponibili (CONTESTO E CONTENUTO).

D. Ai sensi delle norme di prevenzione degli infortuni, non è ammesso lavorare con capelli lunghi liberi o trecce nelle vicinanze di organi in movimento, che presentano pericoli di impigliamento dei capelli … rasandomi a zero ogni settimana i capelli ho l'obbligo della cuffia protettiva per capelli?

R: Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, per il rischio di impigliamento dei capelli, si applicano le disposizioni dell’allegato VIII al DLgs 81/08: “Indicazioni di carattere generale relative a protezioni particolari - Protezione dei capelli”.
I lavoratori che operano o che transitano presso organi in rotazione presentanti pericoli di impigliamento dei capelli, o presso fiamme o materiali incandescenti, devono essere provvisti di appropriata cuffia di protezione, resistente e lavabile e che racchiuda i capelli in modo completo.
 

D. Una ditta europea con sede legale in Svizzera ha un dipendente assunto per il 60% con contratto italiano e per il 40% è assunto in Svizzera con contratto svizzero. Questo dipendente spesso è in Italia ed esegue manutenzioni su impianti accedendo in spazi confinati. E’ sufficiente tradurre in lingua italiana il DVR redatto secondo la normativa svizzera? 

R. Poiché il dipendente svolge parte della sua attività lavorativa in Italia, piuttosto che la traduzione del DVR fatto secondo la normativa svizzera ci deve essere un DVR redatto in italiano secondo la normativa italiana e il DVR e l’eventuale DUVRI dovranno essere conformi a quanto previsto in ITALIA; ovviamente i documenti dovranno essere tradotti per essere comprensibili anche ai lavoratori, ai dirigenti e alle altre figure aziendali svizzere che non parlano italiano.

 

D. Una Azienda che è chiamata ad operare all'interno di un complesso produttivo, ad esempio per una manutenzione straordinaria degli impianti che preveda lavori in quota oltre i 2,0 metri, deve predisporre il POS? serve presentare la notifica di inizio cantiere? vige l'obbligo di coordinamento con la nomina del CSP/CSE? Si deve predisporre il DUVRI, e a chi spetta la sua compilazione?

R. Punto 1): una manutenzione degli impianti, anche con lavori in quota, è soggetta al titolo IV del D.Lgs. 81/08 – capo II, ma non capo I, a meno che non vengano svolti lavori edili o di ingegneria edile, come definiti nell’allegato X del D.Lgs 81. Conseguentemente, in questo caso, non dovrà essere redatto il POS ai sensi dell’art. 96; non è altresì prevista la Notifica preliminare ai sensi dell’art. 99. La nomina del CSP/CSE necessita quando vi sono più imprese che eseguono lavori edili come sopra definiti. I rischi da interferenze, invece, vanno comunque valutati ai sensi dell’art. 26 e deve essere compilato, nei casi previsti (vedi comma 3bis), il DUVRI dal committente ma in collaborazione con l’appaltatrice (non è la ditta committente che lo fornisce unilateralmente).

Punto 2): nemmeno la ditta di pulizie rientra nel campo di applicazione del Titolo IV, pertanto vale quanto detto sopra.

 

D. Quali sono gli obblighi se all'interno di uno stabilimento produttivo operano diverse aziende? Ad esempio, una ditta che deve intervenire per manutenzione sugli impianti e una ditta di pulizie, che svolge la sua attività ordinaria? Vige l'obbligo di coordinamento con la nomina del CSP/CSE? E il DUVRI?

R. La nomina del CSP/CSE necessita quando vi sono più imprese che eseguono lavori edili (definiti nell’allegato X del D.Lgs 81). I rischi da interferenze, invece, vanno comunque valutati ai sensi dell’art. 26 e deve essere compilato, nei casi previsti (vedi comma 3bis), il DUVRI dal committente, ma in collaborazione con l’appaltatrice.

D. all’ interno di un cantiere temporaneo e mobile (Titolo IV D.Lgs. 81/08 e definito da Allegato X) quale della documentazione obbligatoria richiesta (POS, PIMUS, DURC, Dichiarazione impianto elettrico, Formazione, visite mediche, ecc.) deve essere stampata in cartaceo e tenuta all’ interno della baracca di cantiere? E di conseguenza quale può essere tenuta esclusivamente in modalità informatica?

R. Ai sensi dell’art. 53, c.5 del D.Lds. 81/08, ma anche secondo quanto riportato negli articoli 18, c.1 lett. o) e 28, c.2 il Documento di Valutazione dei Rischi e di conseguenza anche il POS, possono essere tenuti su supporto informatico. E’ altresì vero che il POS deve poter essere consultato nel corso del sopralluogo dagli organi di vigilanza, nonché essere tempestivamente messo a disposizione del rappresentante dei lavoratori. Inoltre può essere rilevante ai fini della sicurezza renderlo consultabile anche da alcune figure del cantiere (preposti, direttore dei lavori, …). Di conseguenza gli eventuali supporti informatici dovranno poter essere letti da strumentazione presente nel cantiere stesso (sempre qualora non si volesse produrre una stampa); si ricorda inoltre, che in caso di documentazione su supporto informatico, la data certa dovrà essere attestata tramite le procedure applicabili allo stesso. Tuttavia il sistema utilizzato deve avere i requisiti previsti dal comma 2 dell’art. 53, cosa che ci sembra di difficile fattibilità, con le soluzioni proposte, in cantiere. 
L’altra documentazione può essere tenuta a disposizione presso la sede aziendale.
 

D. In un’azienda che ha all'interno uno spazio mensa, una signora (dipendente con altre mansioni) abitualmente prepara il pasto (pasta, risotto) per altri 5-10 dipendenti. Il tutto si svolge durante la pausa pranzo e la sua opera è pienamente volontaria. L'azienda chiede se la Signora necessita di una visita medica e, in caso si facesse male (Infortunio sul Lavoro ?) durante la preparazione dei pasti, come dovrebbe comportarsi.

R. In caso di preparazione e distribuzione dei pasti in un locale dedicato all’interno dell’azienda, si dovrà seguire la normativa specifica del caso: l’argomento è di pertinenza del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) dell’Ulss. Solo a titolo informativo generale si precisa che: l’azienda dovrà provvedere alla registrazione dei locali, impianti, attrezzature e ottenere le autorizzazioni del caso. In questo contesto l’attività di preparazione pasti eseguita dalla dipendente ricadrà all’interno del mansionario, i relativi rischi saranno valutati, pesati e formalizzati nel DVR con le conseguenti ricadute del caso dal punto di vista delle responsabilità e degli obblighi a carico del datore di lavoro, tra cui l’eventuale sorveglianza sanitaria.
Diverso è invece il caso del refettorio dove ognuno consuma il pasto che si è portato da casa.

D. La valutazione in ordine ai rischi per le lavoratrici madri deve essere contenuta in un apposito documento, separato dal DVR generale dell'azienda o può essere contenuto, in apposita sezione, del DVR?

R. La valutazione dei rischi per le lavoratrici in stato di gravidanza, come esplicitato nell’art. 28, co.1 del Dlgs 81/08, è oggetto specifico del DVR e ne costituisce parte integrante.
Quindi, in relazione al quesito, sarà trattata in una sezione del DVR. Fisicamente può trattarsi di fascicolo separato; in questo caso, deve essere dotato di data certa (con le solite modalità; se la data certa è apposta con firme dei soggetti DL, RSPP, RLS , MC, la rilegatura non deve consentire la sostituzione di fogli).
 

D. Qual è il metodo più corretto per apporre la data certa ? Il quesito sorge dopo un'osservazione fatta da un tecnico relativamente al DVR redatto con l'ausilio di un software che esporta alcuni file, sia in Word che in Excel; tali file vengono stampati e rilegati su un raccoglitore ad anelli, vista la dimensione del documento finale. L'osservazione posta è che le pagine possono essere sostituite. Le alternative possibili sono: 
1. rilegare il documento con un tipo di rilegatura fissa apponendo comunque le firme per la datazione certa; 
2. stampare in .pdf tutti gli allegati che compongono il DVR apponendo la marcatura temporale, pur tenendo il documento cartaceo rilegato nel raccoglitore ad anelli. Questa soluzione permette, nel caso di sostituzione delle pagine, di risalire comunque all'ultima ed originale versione dotata di marcatura temporale del documento; 
3. inviare tutti gli allegati che compongono il DVR per posta elettronica certificata da un mittente dotato di posta elettronica certificata. Anche questo, come la marcatura temporale, nel caso di sostituzione delle pagine, permette di risalire comunque all'ultima ed originale versione dotata di marcatura temporale del documento.
Ritenendo valide tutte e tre le possibili alternative Vi chiediamo pertanto conferma od eventuali altre soluzioni.
 

R. Ci sono due casi:
- Il documento informatico è conforme ai requisiti previsti dal comma 2 art. 53 del DLgs 81/08, in particolare per quanto riguarda la tracciatura delle modifiche ed possibile documentare la data certa. In questo caso il documento informatico è il vero originale e gli altri sono copie.
- Il documento informatico non soddisfa i requisiti dell’art. 53: in questo caso deve esistere almeno un documento cartaceo con data certa e su supporto che non consenta la modifica di singole parti. 
Quindi i raccoglitori ad anelli sarebbero possibili solo come “copia di lavoro” non originale.
LA DATA CERTA, ai sensi del Codice Civile, può essere provata con qualsiasi mezzo idoneo, la forma è libera ma il metodo adottato non deve essere “eludibile”.
Ciò premesso, si ritengono possibili tutte e tre le ipotesi operative proposte.

D. In riferimento all’utilizzo degli oli minerali ed emulsioni oleose (prodotti da specialisti del settore del metal working fluids) utilizzate nel contesto di lavorazioni metalmeccaniche, si evince che potenzialmente questi potrebbero possedere molecole complesse in grado di rilasciare in esercizio dosaggi di formaldeide.
Inoltre esistono dichiarazioni relative al controllo del rilascio di tali sostanze, mentre in altri casi, in assenza di indicazione espositiva, si suppone che un quantitativo di formaldeide libera nei prodotti emulsionabili concentrati e nelle emulsioni in servizio sia estremamente contenuto, non essendoci segnalazione sulle Schede di Sicurezza (quindi ampiamente al di sotto dei limiti dello 0,1 % in peso).
In ottemperanza a quanto previsto dal testo unico in riferimento alle esposizioni ad agenti cancerogeni, contestualmente alle casistiche espositive di comparto metalmeccanico come sopra esposto, a vostro giudizio si rende necessaria l’applicazione del Capo II - Titolo IX del TU 81/08 (campionamenti triennali, registro degli esposti, ecc.) per la presenza eventuale di formaldeide, composti del Boro e donatori di Formaldeide?

R. Il regolamento C.L.P., in vigore anche per quanto riguarda le miscele già dal 01/06/2015, prevede la loro classificazione come cancerogene/mutagene se la sostanza cancerogena/mutagena di classe 1A o 1B in esso contenuta è superiore allo 0,1%.
Tuttavia, nel processo produttivo potrebbero essere presenti cancerogeni o mutageni, sia sotto forma di sostanze/miscele come materie prime, sia come prodotti intermedi, sia come contaminanti o come prodotti della degradazione, anche se non elencati nelle schede di sicurezza delle sostanze e/o miscele di partenza. Occorre quindi verificare se, a prescindere dalla classificazione del prodotto nuovo (non cancerogeno), durante la lavorazione si possono liberare gli agenti cancerogeni e in quale misura (in aria). Successivamente occorre verificare se questi livelli di esposizione possono costituire un pericolo per i lavoratori; in caso affermativo si attiva l’obbligo di sottoporli a sorveglianza sanitaria e di istituire il registro degli esposti. 
E’ quindi necessaria, alla luce di quanto premesso, una valutazione del rischio cancerogeno “globale” di processo; all’interno della valutazione del rischio, oltre alla identificazione qualitativa dei cancerogeni/mutageni è necessaria anche una valutazione oggettiva (attraverso determinazioni analitiche) della loro reale concentrazione nell’ambiente di lavoro.
Le indicazioni attualmente condivise dalle maggiori società scientifiche di settore portano a ritenere il lavoratore come “non esposto” professionalmente, quando le esposizioni a cui è soggetto sono di entità paragonabile a quelle della popolazione generale; la questione è però ancora aperta, e non si sono definiti “limiti operativi” di riferimento universalmente accettati.
Tutto ciò premesso, si ricorda che, come disciplinato dal Dlgs 81/08:
- art. 236, p.to 4, lett. b) e c), la valutazione del rischio deve essere integrata dalla determinazione quantitativa sia delle sostanze o dei preparati cancerogeni o mutageni prodotti e/o utilizzati, ovvero presenti come impurità o sottoprodotti”, sia del “numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni o mutageni”;
- in merito alle misure tecniche, organizzative, procedurali, secondo quanto disposto dall’art. 237, co.1, lett. d), il datore di lavoro è tenuto a “provvede alla misurazione di agenti cancerogeni o mutageni per verificare l’efficacia delle misure di cui alla lettera c) e per individuare precocemente le esposizioni anomale causate da un evento non prevedibile o da un incidente, con metodi di campionatura e di misurazione conformi alle indicazioni dell’ALLEGATO XLI”. 

D. In un cantiere, il committente stipula un contratto con una ditta (tipo falegname per serramenti o negozio per piastrelle,...) che non eseguirà direttamente i lavori, ma si incarica di nominare uno o più lavoratori autonomi esterni alla stessa come posatori, i quali non vengono quindi scelti dal committente. In questi casi la ditta in questione deve redigere il POS? Se sì, anche se c'è un solo lavoratore in cantiere? Quali sono le eventuali sanzioni per le diverse figure che rientrano nella situazione?

R. Il titolo IV del D.Lgs 81/08 è contradditorio in materia. In ogni caso gli SPISAL della Regione Veneto ritengono più corrette le definizioni, compresa quella dell’art. 89, comma 1, lett. h), in cui si afferma che il POS è il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige ………. In questo caso, il negozio sarebbe soltanto impresa affidataria (con tutti gli obblighi conseguenti, se pertinenti, vedi art. 97) ma non esecutrice. A supporto di questa interpretazione, ricordiamo che il POS deve rispettare i contenuti minimi riportati nell’allegato XV; ma un’impresa che non esegue lavori in cantiere non può rispettare tali contenuti.

 
5 - SORVEGLIANZA SANITARIA E MEDICO COMPETENTE


D. Cosa deve fare il medico che diagnostica una malattia professionale ?

R. (aggiornata al 28/02/2013) Deve considerare gli adempimenti previsti in almeno tre ambiti:

 
ASSICURATIVO - Compilare il primo certificato INAIL di sospetta malattia professionale sul modello INAIL 5SS (scaricabile dal sito INAIL). Il modello è in tre copie (una per il lavoratore, una per INAIL e una per il datore di lavoro). Il certificato deve essere consegnato al lavoratore che ha 15 giorni di tempo per consegnarlo al datore di lavoro o all’INAIL al fine di iniziare la procedura assicurativa per il riconoscimento della malattia professionale (il lavoratore ha facoltà di non iniziare tale procedura).
La compilazione del certificato, a richiesta del lavoratore, rientra nell’obbligo deontologico generale di certificazione; ovviamente il medico certifica la malattia soltanto se l’ha accertata e se ha fondate ragioni per sospettare che sia di origine professionale. Le malattie professionali sono quelle della Tabella delle malattie indennizzabili, attualmente elencate nel  DM 09/04/2008, oltre a quelle comunque causate dall’attività lavorativa se il lavoratore è in grado di dimostrare il nesso di causa tra esposizione lavorativa e patologia .
 
STATISTICO EPIDEMIOLOGICO: in base all’art 139 del DPR 1124/65 e all’art. 10 del DLgs 38/2000, il medico che riconosce una delle malattie indicate nella "Lista delle malattie con OBBLIGO di DENUNCIA", in presenza di esposizione ai rischi connessi a tali patologie, attualmente aggiornata dal DM 11/12/2009, deve inviare la denuncia allo SPISAL della ULSS competente per territorio (sede dell’azienda che ha causato la patologia), all’INAIL e alla Direzione Territoriale del Lavoro. Questa denuncia non attiva il procedimento assicurativo, è obbligatoria e prescinde dal consenso del lavoratore. L’omessa denuncia è sanzionata per il medico.
 
GIUDIZIARIO: Se la malattia professionale comporta una lesione personale grave o gravissima (art. 583 C.P.) o la morte del lavoratore, per il pubblico ufficiale (art. 361 C.P)  o per l’incaricato di pubblico servizio (art. 362 C.P.) è obbligatoria la denuncia all’autorità giudiziaria. Per l’esercente una professione sanitaria è obbligatorio il referto (art. 365 C.P.). La denuncia/referto può essere inviata allo SPISAL che ha funzioni di Polizia Giudiziaria in questo ambito. Il referto deve essere presentato con le modalità indicate dall’art. 334 del C.P.P. L’omissione è sanzionata penalmente.
 
Per agevolare gli adempimenti sono stati predisposti localmente (SPISAL della provincia di Treviso + INAIL) modelli unificati che consentono, con un’unica compilazione, di fornire agli enti interessati tutte le informazioni previste.
 
INOLTRE sono obbligatorie le seguenti comunicazioni previste dal DLgs 81/08:
 
- Art. 244 comma 2 (Registrazione dei tumori).
I medici, le strutture sanitarie pubbliche e private, nonché gli istituti previdenziali assicurativi pubblici o privati, che refertano casi di neoplasie da loro ritenute causate da esposizione lavorativa ad agenti cancerogeni, trasmettono all'ISPESL (attualmente INAIL), tramite i centri operativi regionali (COR), le informazioni previste dal DPCM 10/12/2002. Queste informazioni alimentano, tra l’altro, i registri tumori (ReNaM --> mesoteliomi; ReNaTuNS --> tumori nasali e sinusali)
 
- Art. 281 commi 1 e 2 (Registro dei casi di malattia e di decesso per agenti biologici).
Presso l'ISPESL è tenuto un registro dei casi di malattia ovvero di decesso dovuti all'esposizione ad agenti biologici.  I medici, nonché le strutture sanitarie, pubbliche o private, che refertano i casi di malattia, ovvero di decesso, trasmettono all'ISPESL (ora INAIL) copia della relativa documentazione clinica.
 

D. Sono un medico competente. Quando e come devo inviare l'esito delle visite effettuate ai lavoratori come prevsito dall'art. 40 del DLgs 81/03 ?

R. il D.M. 9 luglio 2012, “Contenuti e modalità di trasmissione delle informazioni relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori, ai sensi dell’art. 40 del dlgs 81/08 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" ha definito il contenuto del nuovo allegato 3 B.

Il  D.M. del Ministero della Salute 6 agosto 2013 modifica il decreto 9 luglio 2012  (GU Serie Generale n.212 del 10-9-2013) determinando la fine del periodo di sperimentazione in relazione alla disponibilità della piattaforma INAIL per l'invio dell'allegato 3B con modalità telematica.

Pertanto, in estrema sintesi, le relazioni sulle visite effettuate in tutto l'anno 2013 dovranno essere inviate entro marzo 2014. L'unica modalità di invio consentita sarà quella telematica attraverso l'applicativo INAIL dedicato ai medici competenti. Non saranno accettate altre forme di invio (cartaceo, PDF con posta cerficata, etc.).

D. Il benzinaio (dipendente) deve effettuare la sorveglianza sanitaria ?

Se il lavoratore ha mansione di cassiere e rimane in un ambiente separato e adeguatamente distante dalla eventuale fonte di rischio, di fatto non è esposto e non deve fare sorveglianza sanitaria. Negli altri casi, in cui vi è un contatto più o meno occasionale con il vapore di carburante durante le operazioni di rifornimento, occorre valutare, anche sulla base di frequenza e modalità di esposizione e di precedenti misure già fatte nelle stesse condizioni di lavoro e di presenza di sistemi di captazione, se i vapori di benzina e diesel costituiscono rischio per la salute il lavoratore. Se si dimostra che le emissioni presenti in ambiente sono al livello di altre situazioni di ambienti comuni di vita, traffico veicolare, piazze urbane eccetera, senza superare i limiti raccomandati per il pubblico, il lavoratore non è da considerare esposto e perciò non vi è l'obbligo della sorveglainza sanitaria. Se vengono effettuati altri lavoro di manutenzione (es. cambio olio motore, vulcanizzazione pneumatici etc.) è necessario valutare queste lavorazioni per i rischi specifici. 
 

D. Chiedo se per la mansione di uso del trattore agricolo sia necessario l’accertamento sanitario in materia di tossicodipendenza previsto per le categorie elencate nell’allegato I della Conferenza Unificata del 30/10/2007.

R. il provvedimento della conferenza permanente Stato Regioni del 16.03.2006 "elenco lavori a rischio" (ALCOOL) e il provvedimento 30 Ottobre 2007 (TOSSICODIPENDENZA) includono rispettivamente 8p e 2n “le macchine per la movimentazione terra”. 
Il TRATTORE AGRICOLO non rientra in questa categoria, come si desume dall’allegato A punto 1 Individuazione delle attrezzature di lavoro – dell’accordo del 22 febbraio 2012 che elenca le attrezzature per cui è prevista specifica abilitazione (il trattore è individuato al punto f allegato A - le macchine per movimento terra al punto g allegato A). In questi casi non sono ammesse interpretazioni analogiche estensive come conferma anche la recente circolare del Ministero del Lavoro del 10 giugno 2013.
 

D. Il lavoratore che opera su una piattaforma di lavoro mobile con cestello elevabile a 20 mt., montata su automezzo condotto con patente B, è soggetto al “test di accertamento di assenza di tossicodipendenza” in riferimento a quanto indicato nel documento: “CONFERENZA UNIFICATA PROVVEDIMENTO 30 OTTOBRE 2007” evidenziato poi nell’allegato I riga 2/f ?

R. La Regione Veneto ha fornito precisazioni in merito: devono considerarsi esclusi dagli accertamenti sanitari di assenza di uso o dipendenza da sostanze psicotrope e stupefacenti gli addetti alla conduzione di piattaforme di lavoro elevabili comandate da terra; viceversa, nel caso il lavoratore operi a bordo del cestello deve essere sottoposto agli accertamenti in questione. Segnaliamo tuttavia che la normativa in questione, tuttora in vigore, è in corso di revisione.

D. Nella nostra azienda avremmo intenzione di utilizzare per le sporadiche pulizie dell'ufficio (circa due giorni alla settimana) una signora che verrebbe retribuita con VOUCHER; la signora, non ha un contratto e il suo impegno sarebbe limitato a due ore per ogni accesso settimanale. Dobbiamo nominare un medico competente affinché svolga la sorveglianza sanitaria per la signora in questione?
 
R. Le norme del DLgs 81/2008 si applicano anche nei confronti dei lavoratori (cd. Voucher) che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio, secondo quanto stabilito dall’art. 3, comma 8, dello stesso Decreto, con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario. Quindi il datore di lavoro dell’azienda commerciale dovrà comprendere la mansione della lavoratrice all’interno del documento di valutazione dei rischi, effettuare la informazione e formazione relativamente ai rischi della mansione, dotare la lavoratrice dei DPI che risultano necessari. Per quanto riguarda la nomina del medico competente, che ha il compito di effettuare la sorveglianza sanitaria e stabilire l’idoneità della lavoratrice alla mansione, verrà effettuata se necessaria, a seguito della valutazione dei rischi derivanti dagli agenti chimici utilizzati per la pulizia e dei rischi legati alla movimentazione dei carichi e ai movimenti ripetitivi.
D. lavoro presso ... al reparto controllo qualità e confezionamento, due settimane fa mi sono state diagnosticate due ernie al disco c-4 c-5 evidenziate dalla risonanza magnetica. Sto aspettando la visita dal neurologo(22 aprile 2014), nel frattempo soffro di continui dolori al collo durante il lavoro e poi formicolii notturni tali da impedire o interrompere il sonno, a questo punto cosa devo fare per quanto riguarda la mia mansione all’interno dell’azienda?devo fare una visita specialistica alla medicina del lavoro?

R. nella sua domanda non ci dice se effettua movimentazione manuale di carichi con indice di rischio superiore ad 1 (il che comporta obbligo di sorveglianza sanitaria); comunque, per prima cosa, deve chiedere al datore di lavoro di effettuare una visita straordinaria presso il medico competente aziendale ai sensi dell'art. 41 comma 1 lett. c) del DLgs 81/08 per condizione clinica suscettibile di peggioramento in relazione all'attività lavorativa svolta.
Il medico, in relazione alla valutazione dei rischi presenti in azienda, formulerà il giudizio di idoneità (avverso il quale può essere fatto ricorso allo SPISAL entro 30 giorni, se non concorda con le conclusioni) e le cautele da usare sul lavoro.

 

D. In caso di un operaio agricolo con due contratti di lavoro part time in due aziende agricole distinte, con medesimo indirizzo produttivo (entrambe aziende viti-vinicole nello stesso territorio) dai cui DVR emerge la necessità che l'operaio svolga la visita medica … è possibile far valere la sorveglianza sanitaria eseguita in una azienda anche per l'altra dal momento che gli aspetti sostanziali sono uguali (tipologia aziendale, rischi specifici, caratteristiche morfologiche e climatiche del territorio) o se è necessario che entrambi i datori di lavoro nominino singolarmente un medico competente che svolga i medesimi accertamenti in maniera distinta nelle due aziende.
 R: L’art. 18 c 1 lett a) del DLgs 81/08 prevede che il datore di lavoro debba nominare il medico competente, i cui titoli e requisiti sono specificati nell’art. 38, per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal decreto legislativo stesso. Ogni datore di lavoro dovrà quindi nominare il proprio medico competente. Si precisa inoltre che il DM del 27.03.2013, all’art 2 c 5 stabilisce che “gli enti bilaterali e gli organismi paritetici del settore agricolo … possono adottare iniziative … finalizzate a favorire l’assolvimento degli obblighi in materia di sorveglianza sanitaria per le imprese agricole e i lavoratori aderenti al sistema di bilateralità mediante convenzioni con le ASL per effettuare la visita preventiva preassuntiva ovvero mediante convenzione con i medici competenti in caso di esposizione a rischi specifici .. ”. Quindi uno stesso medico competente all’uopo incaricato potrebbe svolgere l’attività per più datori di lavoro.

 D. Nell'attività di parrucchiere è obbligatorio nominare comunque un medico competente per i lavoratori anche se dalla valutazione dei rischi non emergono situazioni particolari e i prodotti cosmetici (chimici) utilizzati conformemente hanno schede di sicurezza ove non si evidenziano particolari problematiche.

R: La nomina del medico competente è obbligatoriamente prevista in tutte le aziende, pubbliche o private dove sono presenti rischi o lavorazioni per le quali le normative vigenti prevedono l’obbligo della sorveglianza sanitaria dei lavoratori, indipendentemente dal numero degli addetti. La sorveglianza sanitaria viene quindi istituita in quanto misura di prevenzione per un rischio specifico e a tale rischio è effettivamente mirata. Si tenga anche presente che in caso di malattia professionale di un lavoratore attribuita a tali specifici rischi la mancanza di sorveglianza sanitaria può contribuire a definire un profilo di colpa una valutazione sottostimata del rischio. In definitiva occorre valutare (vedi documento di valutazione dei rischi) caso per caso TUTTI i rischi e definire se ciascuno di essi (chimico, biologico, movimentazione dei carichi etc.) prevede o no l’obbligo di sorveglianza sanitaria; in caso affermativo è obbligatoria la nomina del medico competente.
 D. A seguito di mia richiesta, sono stato sottoposto a visita straordinaria presso il medico dell'azienda …. ma a tutt’oggi non ho avuto comunicazione da parte dell'azienda in merito alla mia posizione lavorativa. Quanto tempo può intercorrere tra la visita e la risposta? preciso che non ho documentazione per dimostrare che la visita è stata effettuata.

R: Suggeriamo:
1. Chiedere al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sollecitare una risposta scritta con il giudizio di idoneità al medico competente;
2. Inviare una richiesta scritta al medico competente e alla ditta al fine di ricevere tempestivamente il giudizio di idoneità;
3. In caso di inadempienza da parte dell’azienda, chiedere l’intervento dello SPISAL competente.
D. In uno studio composto da 3 soci, alcuni avvocati collaboratori e 3 segretarie dipendenti … è corretto far fare la sorveglianza sanitaria: posto che questi avvocati utilizzano il videoterminale per più di 20 ore settimanali, devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria a carico del datore di lavoro?

R: Dalla definizione di “lavoratore” ai sensi dell’art. 2, c.1, lett. a) del DLgs 81/08, non solo i collaboratori, ma anche i soci lavoratori o associati in partecipazione rientrano in tale qualifica, indipendentemente dalla tipologia contrattuale. Il datore di lavoro dovrà quindi farsi carico della sorveglianza sanitaria.

D. Per i lavoratori appartenenti ad una agenzia di intermediazione quali sono gli obblighi in merito alla sorveglianza sanitaria,?

R. Bisogna distinguere due casi: a) il dipendente dell’azienda che opera all’interno della stessa per la propria attività; b) il lavoratore che viene inviato presso altra azienda (utilizzatrice). Nel primo caso, il datore di lavoro dovrà applicare gli obblighi previsti dal DLgs 81/08, comprendendo quanto previsto in merito alla nomina del medico competente ed alla sorveglianza sanitaria ove prevista; nel secondo caso, l’obbligo della sorveglianza sanitaria è a carico della ditta utilizzatrice (così come la formazione specifica).
 
D. Durante la mia attività professionale di medico competente ho ricevuto frequentemente la richiesta di controfirmare il Pos. Tale procedura trova giustificazione ed è corretta?
R. Il medico competente non è obbligato a firmare il POS in quanto nessuna norma vigente impone che tale documento sia firmato dal RSPP e dal Medico Competente; tuttavia questo potrebbe attestare l’adempimento dell’art. 104 (CONSIGLIAMO ATTENTA LETTURA ED APPLICAZIONE!!).Il POS è redatto dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice in riferimento al singolo cantiere che espone a rischi di cui il medico competente deve essere informato per svolgere adeguatamente gli obblighi previsti dall’art 25 dal DLgs 81/08. Pertanto la firma richiesta sul POS al medico competente, seppur non richiesta esplicitamente dalla normativa vigente, dovrebbe essere intesa come una presa di informazioni da parte del professionista che potrà così ottenere dati utili per adempiere ai suoi obblighi. Inoltre in tal modo viene data certezza della data di redazione del documento e dell’avvenuta ottemperanza del datore di lavoro di trasmettere le informazioni sui rischi all'RSPP e al MC.
 
D. Per il datore di lavoro che svolga attività lavorativa in qualità di operatore di attrezzature soggette a specifica abilitazione, è obbligatoria, oltre ad una particolare formazione/abilitazione, anche la sorveglianza sanitaria da parte del medico competente?
R.Nel caso particolare in cui il lavoratore/operatore sia il Datore di Lavoro, così come esplicitato del DLgs 81/08, non è obbligatoria l’idoneità alla mansione specifica espressa dal Medico Competente dell’azienda. Invece, se si tratta di socio lavoratore (equiparato al lavoratore) la sorveglianza con i relativi accertamenti è obbligatoria. L’intera materia dei controlli su alcol e tossico dipendenza è in corso di revisione.
D. Quale certificazione medica è necessaria per un ragazzo di sedici anni che sarà impiegato in un lavoro occasionale di pochi giorni nel settore dell’agricoltura, in occasione della prossima vendemmia?

R. Possiamo distinguere due tipologie di situazioni lavorative:
a) nel caso il minore venga adibito ad attività lavorativa (ad esclusione delle lavorazioni vietate per legge) che lo espone a rischi per i quali la normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro (DLgs 81/08) prevede la sorveglianza sanitaria e quindi la visita medica (preventiva in fase preassuntiva) la stessa può essere effettuata dal medico competente nominato dall’azienda agricola o dal Dipartimento di Prevenzione su richiesta del datore di lavoro;
b) nel caso l’attività lavorativa non esponga il ragazzo a rischi per i quali è necessaria la sorveglianza sanitaria, secondo l’attuale normativa (art. 42 del DLgs 69/2013) è stato abolito l’obbligo della certificazione attestante l’idoneità psico-fisica al lavoro dei minori e non esistono ulteriori obblighi di generica idoneità fisica.
 

D. Come comportarsi con la sorveglianza sanitaria e il giudizio di idoneità alla mansione in caso di fusione di aziende ? 
 
R. In linea generale, per quanto riguarda il certificato di idoneità alla mansione specifica del lavoratore, non è possibile ritenere valido quello espresso presso altra ditta, ma vi è la necessità che venga redatto dal Medico Competente della “nuova” ditta presso la quale il lavoratore ha iniziato il nuovo rapporto di lavoro (l’idoneità è della persona ma riferita a un contesto lavorativo specifico).
Tuttavia, potrebbero essere ritenute valide le idoneità espresse prima della fusione per incorporazione, senza rifare la visita, se fossero soddisfatte contemporaneamente le seguenti condizioni:
- il medico competente delle ditte che verranno incorporate è il medesimo della ditta “finale” alla quale esse verranno fuse;
- la sede e le condizioni di lavoro dei lavoratori “incorporandi” sono le stesse per il quale era stato espresso il precedente giudizio di idoneità e il datore di lavoro è lo stesso.
Nella cartella sanitaria di questi lavoratori, è comunque opportuno che il medico competente annoti in modo formale il passaggio di ragione sociale e confermi il giudizio di idoneità.
 
D. Appurato che tra gli obblighi del Medico Competente c’è quello di inviare all’INAIL entro il 31 marzo di ogni anno, i dati relativi alla Sorveglianza sanitaria effettuata nell’anno precedente, vorrei sapere come Datore di Lavoro se ho l’obbligo di accertare che tale adempimento sia stato effettuato dal medico competente aziendale (professionista esterno).

R. L’art. 18 comma 1 lett.g del Dlgs 81/08, specifica che il datore di lavoro è tenuto a vigilare in ordine all’adempimento degli obblighi del medico competente previsti da tutto il decreto.
L’obbligo di invio dell’allegato 3B da parte del medico competente è disciplinato dall’art. 40, per cui il datore di lavoro deve vigilare in merito a questo aspetto anche se non è tra quelli indicati nell’art. 25; il portale INAIL consente al medico di stampare una ricevuta dopo la spedizione che può essere richiesta in copia al fine di verificare l’adempimento.

D. Avrei bisogno di un chiarimento in merito alle mansioni che rientrano nell’accordo Stato regioni del 30.10.07 ai fini dell'accertamento dell'assenza di condizioni di tossicodipendenza. Tra le macchine di movimentazione merce, rientrano anche i trans-pallet elettrici con pedana ed i commissionatori (per i quali tra l'altro mi risulta essere prevista la formazione specifica)? Inoltre come sono inquadrati i trattori agricoli, che si guidano con patente B e possono essere utilizzate per il trasporto di merce?

R. Il citato accordo Stato regioni del 30/10/2007, con l’art 1, co. 1, individua come mansioni soggette a questa normativa, quelle inerenti ad attività di trasporto e, oltre a queste, quelle individuate nell’allegato punto 1, lett. f). Ciò premesso, a parere dello scrivente, possono rientrare nelle suddette attività di trasporto-sollevamento anche i trans-pallet elettrici con pedana (e quindi con uomo a bordo) ed i carrelli commissionatori; anche per i trattori agricoli, qualora vengano usati come mezzo di trasporto o apparecchi di sollevamento, vale quanto appena detto.

In caso di lavoratore dipendente assunto come invalido civile, il medico competente può sottoporlo a sorveglianza sanitaria nel caso la mansione ricoperta dal lavoratore lo preveda in base alla valutazione dei rischi ?

R. L’invalidità civile è riferita alla capacità lavorativa generica. Persino un soggetto con 100% e assegno di accompagnamento potrebbe avere la possibilità di svolgere attività lavorative specifiche compatibili con la disabilità. La sorveglianza sanitaria deve essere eseguita indipendentemente dalla presenza di invalidità soltanto quando è obbligatoria ai sensi dell’art. 41 del DLgs 81/08 per rischi specifici previsti dalla normativa e non perché il soggetto sia disabile. Ciò che cambia è l’eventuale valutazione di inidoneità sopravvenuta (art. 5 legge 300/70 per i soggetti non disabili, commissione medica integrata legge 68/99 (art. 10) per i lavoratori assunti come disabili; se il disabile è stato assunto in modo ordinario, si segue il percorso normale della legge 300/70.

 

D. Un lavoratore con mansione di impiegato con utilizzo di attrezzature munite di VDT inferiore alle 20 ore settimanali, che utilizza nell'orario di lavoro veicoli aziendali per i quali è richiesta la patente "B", nella fattispecie autoveicoli per attività di consulenza aziendale (paghe, contabilità), è soggetto alla sorveglianza sanitaria di cui all'allegato I dell'Intesa Conferenza Stato Regioni del 16/03/2006?

R. Nell’allegato I, il punto 8 fa riferimento ad “attività di trasporto”; si ritiene quindi che il semplice uso del mezzo aziendale, in assenza di trasporto di cose o persone, non rientri nella fattispecie dei casi per i quali si applica quanto disposto dalla norma citata. Si ricorda che la normativa in materia di alcol e sostanze stupefacenti-psicotrope dovrà essere oggetto di prossima revisione.

 

D. In caso di ragionevole dubbio di una possibile assunzione di sostanze illecite da parte di un lavoratore che, pur non rientrando nelle categorie elencate dalla normativa, comunque svolge mansioni che comportano rischi per la sicurezza e l’incolumità di terzi (ad es. un lavoratore (autista) che utilizza l’automezzo aziendale che richiede la patente B per trasportare utenti), il datore di lavoro ha la possibilità di far valutare l’idoneità? e da chi?

R. Sono obbligate ai controlli antidroga: a) conducenti di veicoli stradali per i quali e' richiesto il possesso della patente di guida categoria C, D, E, e quelli per i quali e' richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente, ovvero il certificato di formazione professionale per guida di veicoli che trasportano merci pericolose su strada. Al di fuori di questi casi, che non ammettono interpretazioni analogiche, non è ammesso il controllo (pur non essendo ammesso l’uso, quello che non è obbligatorio è il controllo preventivo). Tuttavia è possibile richiedere l’accertamento alla ULSS ai sensi dell’art. 5 della legge 300/70.

 
D. Quale sorveglianza sanitaria deve essere effettuata nei confronti dei lavoratori stagionali agricoli che svolgono per la stessa azienda un numero di giornate non superiore a cinquanta nell'anno, limitatamente a lavorazioni generiche e semplici non richidenti specifici requisiti professionali ?    

R (aggiornata al 19/09/2013): Il Decreto Interministeriale dei Ministeri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Agricole ha ingenerato un po' di confusione negli utenti. L'art. 2 comma 1 precisa che, per le lavorazioni in oggetto "... ad eccezione di quelle che comportano esposizione a rischi specifici, in relazione ai quali deve essere garantita l'effettuazione della sorveglianza sanitaria, gli adempimenti in materia di controllo sanitario si considerano assolti, su scelta del datore di lavoro, senza aggravi di costi per i lavoratori, mediante visita medica preventiva, da effettuarsi dal medico competente ovvero dal dipartimento di prevenzione della ASL."   L'espressione "...si considerano assolti..." più che imporre un nuovo obbligo sembra indicare una modalità per adempiere ad obblighi eventualmente già esistenti, fatta salva la sorveglianza prevista dal DLgs 81/08.

Pertanto, si possono verificare due casi, o la sorveglianza sanitaria ai sensi del DLgs 81/08 è obbligatoria o non è obbligatoria:

Se dalla valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro emerge l'obbligo della sorveglianza sanitaria per la presenza di rischi specifici, in particolare di quelli  individuati dal DLgs 81/08, è obbligatoria la nomina del medico competente se ci sono lavoratori il cui rapporto di lavoro supera la durata e le previsione del comma 1 art.1 del decreto interministeriale, cioè 50 giorni nell'anno; in caso contrario, cioè per i lavoratori che non superano i 50 giorni nell'anno, il datore di lavoro può ricorrere alla convenzione con un medico competente di cui al comma 5 dell'art. 2 dello stesso decreto.  Quando la sorveglianza sanitaria è obbligatoria, la visita preassuntiva può essere effettuata anche dal Dipartimento di Prevenzione ai sensi dell'art. 41 comma 2 bis del D.Lgs 81/08 ma è comunque obbligatoria la nomina del medico competente se si supera la durata di rapporto prevista dal decreto interministeriale (50 giorni) per le visite periodiche successive, per la collaborazione alla valutazione dei valutazione dei rischi e per gli altri adempimenti a carico del medico competente.

Se la lavorazione effettuata non comporta l'obbligo della sorveglianza sanitaria, non esiste nessun altro adempimento in materia di controlli sanitari (qui non è chiaro a cosa si riferisca il decreto) e NON deve essere effettuata nessuna visita a meno che non esistano altre norme specifiche che la prevedono. 

Si ricorda che l'art. 41 del D.Lgs 81/08 inquadra la visita preventiva (e quindi la pressuntiva) nell'ambito della sorveglianza sanitaria obbligatoria che si deve fare soltanto in presenza di rischi ben precisi individuati nel documento di valutazione e se per quei rischi la legge prevede l'obbligo della visita medica preventiva e periodica.  

 

  D. Come devono essere trasmesse le relazioni previste dall'art. 40 da parte del medico competente allo SPISAL?    

R (aggiornata al 03/02/2014):
Con il D.M. 6 agosto 2013 è terminata la fase di sperimentazione della procedura di cui all’art. 4 del D.M. 09 luglio 2012 in relazione agli adempimenti previsti dall’art. 40 del D.Lgs 81/08. I dati previsti dall’allegato 3 B, per le visite effettuate nell’anno precedente, dovranno essere trasmessi entro il mese di marzo di ogni anno; pertanto, entro il 31 marzo 2014, dovrà essere comunicata la sorveglianza sanitaria effettuata nel 2013 inviando una sola comunicazione per tutte le visite effettuate nell’anno per  OGNI  UNITA’ LOCALE. La comunicazione potrà essere trasmessa esclusivamente per via TELEMATICA; non saranno prese in considerazione le trasmissioni cartacee o l’invio tramite e-mail di file allegati in qualsiasi formato; ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs 81/08 dovrà essere utilizzato ESCLUSIVAMENTE il portale INAIL nella pagina dei servizi on-line.

 
6 - AMBIENTI DI LAVORO


D. Sono in possesso di un'attrezzatura di cui allego scheda tecnica per il lavaggio di pezzi di metallo con un solvente che riemette aria nell'ambiente di lavoro post depurazione a carboni attivi: l'aria depurata riemessa in atmosfera ha l'obbligo di essere espulsa esternamente? O posso riemetterla in ambiente di lavoro ?

R. Il percloroetilene è classificato secondo il Reg. CLP carcinogeno di cat. 2 e tossico cronico acquatico di cat. 2; con le indicazioni di pericolo corrispondenti H351 (sospettato di provocare il cancro) e H411 (tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata). I vapori di sovente dovrebbero essere adsorbiti completamente dal carbone attivo; ma poiché questo non può essere garantito né è previsto a valle un misuratore di concentrazione dell’inquinante collegato ad un sistema con by-pass verso l’esterno che si attivi in caso di superamento di un limite, è necessario espellere l’aria trattata all’esterno, mediante un camino che, per posizione e caratteristiche dimensionali, eviti la possibilità di rientro dell’aria espulsa nell’ambiente di lavoro. Si ricorda quanto previsto per il costruttore della macchina dal D. Lgs. 17/2000 (direttiva macchine): Allegato I. 1.5.13. Emissioni di materie e sostanze pericolose. La macchina deve essere progettata e costruita in modo tale da evitare i rischi di inalazione, ingestione, contatto con la pelle, gli occhi e le mucose e di penetrazione attraverso la pelle delle materie e sostanze pericolose prodotte. Se il pericolo non può essere eliminato, la macchina deve essere equipaggiata in modo che le materie e sostanze pericolose possano essere captate, aspirate, precipitate mediante vaporizzazione di acqua, filtrate o trattate con un altro metodo altrettanto efficace. Qualora il processo non sia totalmente chiuso durante il normale funzionamento della macchina, i dispositivi di captazione e/o di aspirazione devono essere situati in modo da produrre il massimo effetto. Inoltre, il punto 2.1.4 bis dell'allegato IV al DLgs 81/08 precisa l'obbligo di impedire o ridurre il puù possibile la diffusione nell'ambiente di lavoro di gas o vapori tossici. 
 

D. Avrei necessità di denunciare la messa in esercizio dell’impianto di terra in oggetto. Sul vostro sito internet non ho trovato la documentazione da inviare; potete cortesemente inviarmela?
R: In Veneto il datore di lavoro deve comunicare ad ARPAV e all’INAIL la messa in servizio degli impianti di messa a terra, di protezione da scariche atmosferiche e di installazioni elettriche in luoghi pericolosi installati in ambienti di lavoro. Non deve essere inviata comunicazione in tal senso all'Asl. Per maggiori informazioni sulle modalità di trasmissione della suddetta comunicazione si invita a consultare i siti di ARPAV e INAIL.
D. Nelle cantine delle aziende vitivinicole, al fine di eliminare i residui di feccia che si forma dalla fermentazione del mosto, è richiesto che il personale entri all’interno dei serbatoi. Spesso essi, anche quelli più recenti (del 2014), hanno il passo d’uomo piccolo: indicativamente ellittico con dimensione 40 x 30 cm o leggermente superiore. Tale superficie di apertura non consente l’agevole recupero di un eventuale lavoratore privo di sensi.  Dato che risulta indispensabile l’ingresso di un operatore all’interno del serbatoio, contrariamente a quanto consente la normativa, quali iniziative possono essere intraprese per consentire lo svolgimento di tali operazioni rispettando la normativa vigente?

R. Le dimensioni delle aperture erano regolamentate dall’art. 235 del DPR 547/55 (ora abrogato): “Apertura di entrata nei recipienti. Le tubazioni, le canalizzazioni e i recipienti, quali vasche, serbatoi e simili, in cui debbano entrare lavoratori per operazioni di controllo, riparazione, manutenzione o per altri motivi dipendenti dall'esercizio dell'impianto o dell'apparecchio, devono essere provvisti di aperture di accesso aventi dimensioni non inferiori a cm. 30 per 40 o diametro non inferiore a cm. 40.”  I serbatoi utilizzati nelle cantine sono stati costruiti rispettando questa normativa. Ma il DLgs 81/08 prevede all’art. 66: “Lavori in ambienti sospetti di inquinamento - E’ vietato consentire l’accesso dei lavoratori in pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri……. L’apertura di accesso a detti luoghi deve avere dimensioni tali da poter consentire l’agevole recupero di un lavoratore privo di sensi”. Sicuramente un passo d’uomo di 30x40 non consente questo. Le recenti (2015) “Indicazioni operative in materia di igiene e sicurezza del lavoro per i lavori in ambienti confinati” della Regione Emilia-Romagna al punto 3.4 riportano come norme di riferimento le seguenti:
- UNI-EN 547-1:1998 “misure del corpo umano-Principi per la determinazione delle dimensioni richieste per le aperture per l’accesso di tutto il corpo nel macchinario”,
- UNI-EN 547-2:1998 “misure del corpo umano-Principi per la determinazione delle dimensioni richieste per le aperture d’accesso”,
- UNI-EN 547-3:1998 “Misure del corpo umano-Dati antropometrici”,
- UNI ISO EN 7250:2000 “Misure di base del corpo umano per la progettazione tecnologica”,
- UNI ISO EN 15537:2005 “Principi per la selezione e l’utilizzo di soggetti di prova per la verifica degli aspetti antropometrici dei prodotti industriali e della loro progettazione”,
- UNI ISO EN 15535:2007 “Requisiti generali per la creazione di banche dati di dati antropometrici”.
Si tratta di norme che costituiscono utili riferimenti per le dimensioni medie del corpo umano da utilizzare per valutare la reale condizione degli accessi presenti nei luoghi di lavoro, compresi i luoghi confinati. Da queste è possibile ricavare la cosiddetta “ellisse del corpo”, avente come asse maggiore la larghezza delle spalle (60 cm) e come asse minore la profondità del corpo (45 cm). L’ingombro del corpo umano immobile può essere espresso attraverso tale ellisse.All’interno di tali norme tecniche si possono trovare ulteriori riferimenti alle dimensioni di accesso differenziandole in base alla postura e al movimento del corpo. Inoltre le dimensioni minime indicate vanno aumentate qualora si preveda di utilizzare DPI che aumentano l’ingombro corporeo (ad es. un APVR con bombola/e). Pertanto, se le dimensioni sono minori di quelle prescritte da tali norme, sussiste una reale difficoltà, se non la impossibilità, per il recupero della persona priva di sensi. Quindi il datore di lavoro ai sensi dell’art. 66 non deve consentire l’entrata di un lavoratore in un serbatoio avente dimensioni dell’apertura d’accesso inferiori a quelle indicate.
 
D. Presso l'azienda dove lavoro come videoterminalista, è possibile utilizzare la seduta del tipo senza schienale, con sedile inclinato, sistema di appoggio su gamba? E’ a norma, e quindi posso richiederla al datore di lavoro, in alternativa agli altri tipi di sedia?
R.Il DLgs 81/08 all’ALLEGATO XXXIV lettera e), in cui si definiscono i requisiti che devono avere i sedili di lavoro per i videoterminalisti, riporta che: “… Il sedile deve avere altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensioni della seduta adeguate alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore. Lo schienale deve fornire un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente. Pertanto deve essere adeguato alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore e deve avere altezza e inclinazione regolabile. Nell’ambito di tali regolazioni l’utilizzatore dovrà poter fissare lo schienale nella posizione selezionata … Il sedile deve essere dotato di un meccanismo girevole per facilitare i cambi di posizione e deve poter essere spostato agevolmente secondo le necessità dell’utilizzatore ...”.Il sedile oggetto del quesito, pur presente in commercio, non risponde ai requisiti indicati nel DLgs 81/08 e pertanto non può essere messo a disposizione dal datore di lavoro per i lavoratori videoterminalisti.
 
D. In una falegnameria, l’aria di aspirazione delle polveri di carteggiatura dei manufatti allo stato grezzo o  dei semilavorati (quindi anche con presenza di residui di vernice) una volta  “depurata” mediante un filtro a maniche può  essere reimmessa nell’ambiente di lavoro?

R. Trattandosi di polveri di legno classificate come cancerogeni (legno duro), le linee guida regionali e nazionali non ritengono adeguata questa soluzione. In ogni caso, è comunque sconsigliabile il ricircolo per la potenziale re-immissione di agenti chimici pericolosi in ambienti di lavoro.

 
7 - CANTIERI

D. Devo eseguire delle ristrutturazioni che riguardano la mia abitazione. Quali comunicazioni o domande di autorizzazione devo inviare allo SPISAL dell'azienda ULSS?

R. Premesso che non deve essere richiesta nessuna autorizzazione allo SPISAL, si prospettano due casi in cui è necessaria la notifica:

- Se nella ristrutturazione interviene un'unica impresa (non si considerano i lavoratori autonomi), è obbligatoria la notifica preliminare ai sensi dell'art. 99 del D.Lgs 81/08 quando l’entità dei lavori presunta è uguale o superiore ai 200 uomini – giorno.

- Se intervengono, anche in tempi diversi e non contemporaneamente, più imprese, è obbligatoria la notifica preliminare.

Nelle stesse situazioni in cui è obbligatoria la notifica, è obbligatoria anche la nomina del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione dell'opera. In ogni caso, il committente ha l'obbligo della valutazione dell'idoneità tecnico professionale dell'impresa o del lavoratore autonomo prima dell'affidamento dei lavori. Gli obblighi del committente sono previsti dall'art. 90 del D.Lgs 81/08.

AL DI FUORI DELLE SITUAZIONI SOPRA INDICATE, NESSUNA SEGNALAZIONE E' DOVUTA ALLO SPISAL DA PARTE DEL COMMITTENTE, anche ai fini delle detrazioni fiscali. 

D. Chiediamo cortesemente un riscontro/interpretazione in riferimento a quanto sotto. 
L’articolo 88, comma 2, lettera g-bis) con le modifiche introdotte dalla Legge 98/2013 afferma che le disposizioni del Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 non si applicano “ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento, nonché ai piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore a dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi, che non espongano i lavoratori ai rischi di cui all’Allegato XI. 
Come deve essere letto/interpretato l’inserimento del limite dei dieci uomini-giorno? L’eliminazione dal campo di applicazione delle disposizioni del Titolo IV vale solo per tutte le attività comunque finalizzate alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi, e quindi tale finalità è vincolante, oppure a tutte le attività che comportino una durata inferiore ai dieci uomini-giorno? Oltre ovviamente al fatto che non debbano esporre i lavoratori ai rischi di cui all’Allegato XI. 

R. E’ parere dello scrivente servizio che l’entità di 10 u/g, indicato dalla Legge 98/13, sia da riferirsi al cantiere nel suo complesso e non alla singola impresa. Infatti, la non applicabilità del Capo I del Titolo IV comporterebbe anche l’esenzione dalla nomina dei Coordinatori per la sicurezza del cantiere stesso che, se nominato, avrebbe l’obbligo di valutare il POS di tutte le imprese esecutrici. Si precisa che deve sussistere contemporaneamente anche il requisito del tipo intervento finalizzato alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi.
Si sottolinea infine che il Capo II del Titolo IV non è interessato da tale esclusione e resta pertanto applicabile in tutti i contesti definiti dall’art. 105 del D.Lgs. 81/08. NOTA BENE: A seguito della Legge Europea n. 115 del 29 luglio 2015, l'articolo 88, comma 2, lettera g-bis) è stato modificato. Allo stato attuale le disposizioni del Capo I del Titolo IV del D.Lgs. 81/08 non si applicano "ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento che non comportino lavori edili o di ingegneria civile di cui all'allegato X". 
Quindi l'esclusione interviene solamente se gli impianti citati non comprendono lavorazioni che interessino una struttura, indipendentemente dalla durata.

D. con la presente sono a chiedere se il committente può affidare lavori ad una ditta individuale artigiana (lavoratore autonomo) che fa opere edili ma che  risulta essere debitrice nei confronti di INPS ed INAIL per una parte del dovuto 2013 pertanto non ha DURC regolare; per contro però possiede documentazione comprovante la rateizzazione richiesta a tali Enti che confermano quindi che sta pagando il pregresso saltato. 
Può tale lavoratore lavorare? E' comunque passibile di sanzione nel caso di controlli?

R. L’obbligo del DURC è previsto dall’allegato XVII ed è inderogabile. Pertanto il lavoratore autonomo può pagare a rate ma nel frattempo non può lavorare in cantiere finchè non ha estinto il debito e non è in possesso del DURC.

 

D. Per il rifacimento di un bagno all'interno di un appartamento privato in cui parteciperanno 3 lavoratori autonomi (idraulico, elettricista, posatore di piastrelle) è necessario il PSC.
 
R. Si conferma che nella tipologia di lavori descritta non sussiste l’obbligo, ai sensi dell’art. 90, c 3 e 4, della nomina del Coordinatore per la sicurezza e di conseguenza nemmeno della redazione del PSC. Infatti tale obbligo decorre con la presenza di più imprese, mentre il lavoratore autonomo non è da considerarsi impresa.
 

D. Nel caso di un’impresa edile ... non iscritta alla cassa edile perché ha personale solo impiegatizio che svolge attività "commerciale" (cioè trova lavori, acquista materiale e subappalta la sola manodopera ad altre aziende), e che non è mai in cantiere se non per eseguire misure o rilevamenti ma mai eseguendo fisicamente i lavori …. nel cantiere che opera una sua ditta subappaltata è necessario il Coordinatore della Sicurezza per l'esecuzione dei lavori con notifica preliminare, PSC, POS … essendo "impresa affidataria" dell'opera o, non eseguendo i lavori, la ditta in subappalto è considerata come unica impresa presente?
 
R: Si premette che un’impresa affidataria, ai sensi dell’art. 97 del DLgs 81/08, deve verificare le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del PSC (se presente). Di conseguenza deve avere nel suo organico personale in possesso di adeguata formazione e capacità organizzative. Inoltre è condiviso dal Coordinamento delle Regioni che il possesso di capacità organizzative obbliga l’affidataria ad essere presente con proprio personale in cantiere per assolvere i compiti di vigilanza, verifica e coordinamento di cui all’art. 97.
Per quanto riguarda la nomina del Coordinatore, questa è necessaria qualora operino più imprese esecutrici (art. 90, c.3 e c.4 DLgs 81/08).
Per quanto riguarda l’obbligo del POS per un’impresa affidataria, le indicazioni non sono uniformi in quanto, secondo l'art. 97, c.3, lett. b), "Datore di Lavoro dell'impresa affidataria deve ... verificare la congruenza dei POS delle imprese esecutrici rispetto al proprio … (omettendo "se dovuto"), mentre il sopra citato art. 90 c.3 e c.4 specifica che è necessaria la presenza di più imprese esecutrici perché sia obbligatoria la nomina del Coordinatore, il che fa presupporre l'assenza di rischi da lavorazioni relativamente al ruolo di affidataria non esecutrice.
Altri articoli che possono influenzare la risposta sono:
- art. 92 c.1 lett. b): … CSE … verifica l'idoneità del POS … valutando le proposte delle imprese esecutrici … verifica che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi POS;
- art. 96 c.1 lett. g): datori di lavoro delle imprese affidatarie e esecutrici … redigono il POS …;
- art. 89 c. 1 lett. h): POS: il documento che il datore di lavoro dell'impresa esecutrice redige …;
- all XV punto 3.2.1: POS è redatto a cura del datore di lavoro delle imprese esecutrici …
Teniamo inoltre presente che nella pubblicazione commentata "Il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro", edito per conto della Regione Veneto, nel commento preliminare al Titolo IV, nel capitolo "Impresa esecutrice" è riportato: … agli obblighi di cui sopra si aggiunge quello di redigere il POS (art. 96 c.1 lett. g), che però rimane per definizione indelegabile e a carico del solo datore di lavoro dell'impresa esecutrice (art. 89 c. 1 lett. h).
Ciò premesso, riteniamo che l’impresa affidataria debba redigere il POS se ha suo personale in cantiere e relativamente alle attività effettivamente svolte da questo personale (inclusi i rischi connessi all’attività di controllo).
 

D. Dopo aver discusso il Pos con il nostro personale e le misure di sicurezza da adottare negli interventi, abbiamo deciso di non stampare il Piano Operativo di Sicurezza ma di renderlo disponibile e consultabile nello smartphone del preposto, senza utilizzare la carta. Questo atto costituisce motivo di sanzione in caso di controllo da parte vostra?
 
R: Premesso che il POS è una valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 17 c.1 lett. a), esso può essere tenuto anche su supporto informatico, ai sensi dell’art. 18 c.1 lett. p). L’art. 53 contiene le disposizioni per la tenuta della documentazione, anche su supporto informatizzato e definisce i criteri di memorizzazione e accesso; visto il contenuto di questo articolo, non si ritiene che lo smartphone del preposto sia un supporto idoneo in assenza dei requisiti indicati come unico documento disponibile.
 
D. Il 90% dei nostri interventi in quota si svolgono sul tetto di abitazioni, condomini, aziende e terminano entro le 4 ore uomo e senza la presenza di altre aziende. E’ previsto nel decreto legge “Misure per la crescita economica” la non compilazione del POS per questi lavori in quota di piccola entità?
 
R: L’esonero dalla compilazione del POS è previsto soltanto se i lavori sono relativi alla posa di impianti o finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi con durata presunta non superiore a 10 u/giorno, a condizione però che i lavoratori non siano esposti a rischi particolari di cui all’allegato XI del DLgs 81/08. 
 
D. Lavoro in una ditta che esegue manutenzioni sulle coperture … in caso di presenza di linea vita dove agganciarsi che non danno la certezza di trattenuta, … dovendo affidare la mia vita a questi dispositivi … come posso sapere se la linea vita è a norma e, se noto che non è potenzialmente sicura, a chi devo fare segnalazione per impedirne l’uso anche ad altre persone?
R: Deve richiedere al proprietario o all’utilizzatore dell’edificio, la certificazione delle linee vita, compresa la dichiarazione di corretta installazione rilasciata dall’installatore. Verifichi poi la periodicità prevista dal fabbricante per le manutenzioni e se queste sono state eseguite regolarmente. Se non può controllare con certezza quanto sopra o se comunque permangono dei dubbi, prima di salire pretenda dal committente una verifica da parte di tecnico abilitato con esito scritto.

D. Vorrei dei chiarimenti in merito alla notifica preliminare ex DLgs 81/08 art 99 c 1 all. XII …
Devo ristrutturare un appartamento e sono in procinto di affidare ad uno studio professionale l'incarico di seguire i lavori … Ci saranno più ditte che opereranno per circa 3 mesi per un importo stimato complessivo tra i 50mila e i 60mila euro. Ho intenzione di usufruire delle detrazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie. A tal riguardo, per non perdere la possibilità di richiedere le detrazioni, viene ripetuto in più punti l'obbligo di effettuare la comunicazione preventiva all'ASL prima dell'inizio dei lavori.  Lo studio a cui mi sono affidato mi ha detto quanto segue: "la normativa sulla sicurezza dei cantieri (DLgs 81/08) dice che, in caso di cantieri privati senza permesso di costruire con importo lavori sotto i 100mila €, non vi sia obbligo di designare il coordinatore che redige il piano di sicurezza. In assenza di tale presupposto (ovvero cantiere senza piano di sicurezza) non vi è l’obbligo di trasmettere la notifica preliminare all’ASL e alla direzione provinciale lavoro, ma basta verificare l’idoneità delle imprese e trasmettere la relativa documentazione al comune". E' corretto quanto affermato dallo studio?
R: Se intervengono, anche in tempi diversi e non contemporaneamente, più imprese, sono obbligatorie:

1. notifica preliminare (art. 99)
2. nomina del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e del coordinatore in fase di esecuzione dell'opera.
3. in ogni caso, il committente ha l'obbligo della valutazione dell'idoneità tecnico professionale dell'impresa o del lavoratore autonomo prima dell'affidamento dei lavori. Gli obblighi del committente sono previsti dall'art. 90 del DLgs 81/08.
La previsione dell’art. 90 c 11 (lavori al di sotto di 100.000 euro da lei citati) riguarda esclusivamente la nomina del coordinatore in fase di progettazione; è comunque obbligatoria la nomina del coordinatore per l’esecuzione che deve redigere il piano di sicurezza e coordinamento; anche in questi casi è obbligatoria la notifica preliminare. 


D. Riguardo la LEGGE REGIONALE 16 MARZO 2015 N.4, non è ancora chiaro se la stessa ha reintrodotto l'obbligo di adottare misure preventive e protettive negli edifici dal momento che il comma 2 recita che "il consiglio regionale, su proposta della giunta regionale, approva gli indirizzi, le direttive e le istruzioni tecniche per la realizzazione delle misure preventive e protettive". Attualmente vi sono comuni che chiedono la progettazione delle misure previste dalla norma con gli interventi edilizi, altri invece rimangono in attesa che si pronunci il consiglio regionale per quanto sopra.

R. La stessa L.R. in oggetto, al comma 4 bis riporta: “le disposizioni di cui al comma 1 bis si applicano successivamente alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto del provvedimento del Consiglio regionale di cui al comma 2”. Quindi l’entrata in vigore di quanto riportato al comma 1 bis è vincolata all’emanazione di nuove istruzioni tecniche. Nel frattempo vale quanto detto nella L.R. 28/2014. Resta comunque l’obbligo di OPERARE IN SICUREZZA in caso di intervento secondo le indicazioni previste dal fascicolo tecnico (ove presente) e comunque imposte dal DLgs 81/08.


D. Premesso che in campo edile un lavoratore autonomo (ditta individuale) non può subappaltare ad un altro lavoratore autonomo, mi chiedo se una società di persone (sas o snc) possa invece subappaltare ad altre imprese individuali o ad altre società.

R. La società di persone rientra nella definizione di impresa, pertanto può effettuare appalti (previa verifica dei requisiti tecnico professionali dell’impresa o lavoratore autonomo a cui sub-appalta i lavori, con l’autorizzazione del committente, come disposto dal codice civile). La società può assumere anche il ruolo di impresa affidataria a condizione che sia in possesso dei requisiti tecnico professionali e sia in grado di garantire l’obbligo di coordinare gli interventi di cui agli artt. 95 e 96 del D.Lgs 81/08 e di vigilare sugli aspetti organizzativi con personale adeguatamente formato (art. 97).
 

 
D. Nel caso una ditta commissioni ad imprese lavori (tipo sfalcio siepi, manutenzione muretto di recinzione, pulizia periodica collegamenti fognari) che implichino l’invasione di strada pubblica ad essa adiacente, a quali adempimenti deve ottemperare?

R. Fermo restando che gli obblighi di informazione e formazione sono a carico del datore di lavoro delle imprese esecutrici, e che i gestori delle infrastrutture (strade, marciapiedi) devono autorizzare i lavori che invadono la strada, il campo di applicazione del decreto interministeriale 4 marzo 2013 è definito dalla presenza di traffico veicolare. Il committente ha l’obbligo, in generale, di verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice con le modalità previste dall’art. 26 comma 1 lettera a). In caso di lavori rientranti nel campo di applicazione del titolo IV, tale idoneità deve essere valutata anche secondo le previsioni dell’art. 90.

 

D. In un cantiere di manutenzione straordinaria della copertura di un fabbricato (quindi rischio particolare di caduta dall'alto di cui al comma 1 dell'all.XI) gestito da un'unica impresa, senza subappalti, si rende necessaria la nomina di un CSP/CSE con la conseguente redazione di PSC e a cascata il resto degli adempimenti (notifica preliminare, ecc)?

R. :  Chiariamo innanzitutto che la presenza o meno di “rischi particolari” nei cantieri con più imprese determinava l’obbligo di nominare i Coordinatori anche con entità < 200 u/g, nonché di Notifica preliminare, per effetto del D.Lgs. 494/96. Dall’entrata in vigore del D.Lgs. 81/08 questi hanno influenza solo sull’entità della pena e dell’ammenda per mancata redazione del POS e sulla valutazione dell’idoneità tecnico – professionale con entità < 200 u/g (art. 90, c. 9, lett. a). Quindi non portano all’obbligo di coordinamento nel caso di un cantiere in cui sia prevista una sola impresa. Ma vediamo come stabilire se si è in presenza di rischi particolari. Alcuni punti dell’all. XI sono sufficientemente esplicativi, mentre altri (in particolare i punti 1, 2 e 10) vanno interpretati. Tale interpretazione dovrebbe essere data dallo stesso legislatore, tenendo conto che da essa deriverà la constatazione o meno di un reato contravvenzionale da parte dell’Organo di Vigilanza. In assenza di precise direttive in merito, si può comunque affermare che deve trattarsi di rischi diversi (supplementari) da quelli comunemente presenti nei lavori edili o di ingegneria edile. Prendendo in considerazione i lavori in copertura da Lei citati, bisogna dire che la lavorazione in quota di per sé non è condizione sufficiente per affermare che vi sia la presenza di rischi particolari, per la determinazione dei quali si dovrà valutare la natura dell’opera, la tipologia dei procedimenti attuati, le condizioni ambientali dei posti di lavoro o le condizioni ambientali dell’opera. Si riportano alcuni esempi, non esaustivi, che possano rendere particolarmente aggravati i rischi di caduta dall’alto:

1) lavori su tetti con pendenza superiore al 50%; 2) lavori in presenza di aperture nei solai che non possano essere protette durante l’attività lavorativa con solide coperture o parapetti; 3) lavori su ponteggi di altezza superiore a 20 metri; 4) lavori in altezza eseguiti di notte in assenza di un’adeguata illuminazione di sicurezza; 5) lavori in quota su strutture non portanti o degradate; 6) lavori in altezza in condizioni meteorologiche o climatiche disagiate (es. caldo estremo, gelo, nebbia); …..

Quindi, per rispondere alla sua domanda, i lavori di manutenzione straordinaria della copertura eseguiti da una sola impresa non rendono necessaria la nomina di CSP/CSE e, se di entità < 200 u/g, e nemmeno la Notifica preliminare. Inoltre non sono da considerare automaticamente lavorazioni che comportino rischi particolari.

D. Una ditta che svolge esclusivamente attività di incapsulamento e confinamento di coperture in cemento-amianto (eternit) deve essere necessariamente iscritta all’ Albo nazionale gestori ambientali ex art. 212 Dlgs. 152/2006

 R. Premesso che i riferimenti di legge in materia di bonifica/rimozione/gestione dei rifiuti in amianto sono molteplici e ciascuno specifico per particolari aspetti (es tutela dei lavoratori, tutela dell’ambiente)

- art. 256 comma 1 del Dlgs. 81/08: ”I lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto possono essere effettuati solo da imprese rispondenti ai requisiti di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
 
- Art. 212 del Dlgs 152/2006 - Albo nazionale gestori ambientali - Comma 5: L'iscrizione all'Albo e' requisito per lo svolgimento delle attivita' di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi.
 
L’art. 183 (definizioni ai fini della quarta parte) del Dlgs 152/2006 non definisce il termine “BONIFICA” ma al comma 1 rimanda alle ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali.
 
La definizione di bonifica di amianto si può desumere dal DM 06/09/1994 (richiamato dalla legge 257/92 art. 6 comma 3 e art. 12 comma 2) nel paragrafo 3 che definisce BONIFICA = rimozione, incapsulamento e confinamento.
dall’analisi combinata delle sopracitate norme si può affermare quanto segue:
·         Il DLgs 81/08, a tutela dei lavoratori, sanziona penalmente soltanto l’attività più rischiosa (rimozione e demolizione).
Risulta comunque obbligatorio, per il combinato disposto delle norme a tutela dell’ambiente, iscriversi all’albo gestori ambientali per effettuare qualsiasi tipo di bonifica inclusi incapsulamento e confinamento).

 

 
8 - MACCHINE E IMPIANTI


D. E' assodato che per montare una gru a torre, debbano intervenire dei tecnici specializzati che assemblano i vari pezzi a formare la gru (con l'intervento di una autogru ausiliare). Al contrario le moderne gru di dimensioni contenute e di tipo automontante vengono costruite con dei meccanismi idraulici che permettono ad un esperto gruista di provvedere da solo al montaggio della gru. Infatti, una volta posizionato un idoneo basamento, è spesso sufficiente solo agire sui pulsanti della normale pulsantiera di utilizzo, per provvedere all'automontaggio della gru. Tale pratica è da sempre comunemente in uso presso le imprese edili, le quali spesso incaricano proprio personale operatore di esperienza a provvedere all'installazione di gru automontanti. Oggi le ditta specializzate che intervengono in cantiere nel ruolo di montatori, riferiscono che ormai, stante la vigente normativa, il lavoro di montaggio, anche delle più piccole gru automontanti, è riservato al loro operato, quindi il personale dell'impresa edile, anche se esperto (neppure il direttore di cantiere) possono provvedere al montaggio ed alla ratifica della dichiarazione dell'installatore. Come ci si deve comportare ?

R. Ci si trova nelle condizioni previste dall’art. 71 comma 8 lettera a): nel testo di legge non viene specificato chi sia abilitato a fare i controlli; pertanto anche il datore di lavoro o un suo dipendente possono fare la verifica se sono in possesso delle conoscenze necessarie che, al momento, non sono specificate. I corsi previsti dall’accordo Stato Regioni del 22/febbraio/2012 abilitano alla conduzione ma non al montaggio e al controllo dopo il montaggio. Il problema potrebbe porsi soprattutto in caso di infortunio perché potrebbe esservi una COLPA (culpa in eligendo) del datore di lavoro nella scelta della persona non in possesso della necessaria esperienza e perizia sulla materia (oltre che sul verificatore per imperizia).
 

D. Nei magazzini con un numero consistente di carrelli elevatori dotati di cicalino come segnalatore di retromarcia che comportaun fattore di disturbo e di confusione … è possibile utilizzare altri sistemi per la segnalazione della presenza del carrello (ad es. fari che proiettino una luce blu o rossa sul pavimento a qualche metro di distanza)? L'installazione di questi fari va in qualche modo autorizzata da qualche Ente o è sufficiente che vi sia un accordo documentato con il produttore del carrello in cui si dia evidenza dell'intervento programmato?
 
R: La norma di riferimento è il DLgs 81/08, allegato V parte II punto 3.1.7 che prescrive “I mezzi di sollevamento e trasporto quando ricorrano specifiche condizioni di pericolo devono essere provvisti di appropriati dispositivi acustici e luminosi di segnalazione e avvertimento, nonché di illuminazione del campo di manovra”. Quindi, sulla base della valutazione dei rischi, il datore di lavoro utilizzatore, all’atto dell’acquisto del carrello, farà installare al fabbricante/venditore del mezzo, il/i più appropriato/i dispositivo/i. Questa necessità può sorgere anche a seguito di cambiamenti aziendali e conseguente rivalutazione dei rischi.
L’installazione dovrà essere fatta secondo le indicazioni del costruttore. Il girofaro e/o il beep di retromarcia sono sicuramente necessari nelle condizioni di presenza di persone terze non informate e formate sui rischi lavorativi, come ad es. nei mercati ortofrutticoli, o per la circolazione stradale, come previsto dal DM 28.12.1989.
Il faro che proietta una luce blu è uno degli accessori previsti attualmente dai costruttori, che vengono montati su richiesta, in conformità a quanto previsto dal DLgs 81/08.
Il clacson è invece un dispositivo obbligatorio e va tenuto sempre efficiente.
 
D. I carrelli commissionatori con postazione operatore elevabile, hanno barre laterali che vengono aperte o chiuse manualmente dall'operatore quando deve scendere o salire sul mezzo; se l'operatore cerca di aprirle mentre la postazione è in fase di salita o di discesa questa si ferma, tuttavia se la postazione con l'operatore è ferma ad una certa altezza l'operatore stesso può tranquillamente sollevare le barre perché sono di fatto libere ed a quel punto si trova col vuoto davanti. … cosa si può fare per mettere in sicurezza l'operatore senza dovere per forza richiedere al costruttore di riprogettare il carrello stesso?
 
R: Per quanto riguarda i carrelli commissionatori effettivamente sono costruiti secondo le caratteristiche da lei descritte.
Sopra i 1200 mm di quota il cancello si blocca fintantoché la piattaforma è in movimento. A piattaforma ferma il cancello è apribile. I costruttori prevedono, per i carrelli che possono operare ad una quota superiore a 2500 mm, nella dotazione del carrello una corda e imbracatura per la discesa in caso di emergenza. Non è previsto che l’operatore possa uscire dal cancello per sistemare la merce o altre operazioni. I cancelli non si aprono verso l’esterno e per aprirli bisogna sicuramente fare un’azione volontaria e anche scomoda di sollevamento verso l’alto dei correnti che costituiscono il parapetto.
Quindi, considerando che gli operatori devono essere muniti di specifica abilitazione conformemente all’art. 73 c. 5 DLgs 81/08 e devono possedere specifica idoneità alla mansione, considerando che i cancelli possono essere aperti solo in maniera volontaria, il rischio di caduta dall’alto viene considerato sotto controllo.
D. Nel 2011 un operatore del settore agricolo ha acquistato presso un rivenditore autorizzato una vendemmiatrice semovente nuova. Dopo circa un anno ha ricevuto una lettera da parte della ditta costruttrice in cui si faceva presente che il mezzo è sprovvisto di telaio antiribaltamento e che il proprietario del mezzo deve, a proprie spese, installare questo dispositivo.

Si chiede cortesemente di sapere:
- da quando le vendemmiatrici devono essere provviste di telaio antiribaltamento?
- se l'obbligo relativo al telaio antiribaltamento fosse antecedente alla data di immatricolazione del mezzo (marzo 2011), il produttore e il rivenditore avrebbero dovuto mettere in commercio macchine già in regola?
- l'installazione del dispositivo è a carico dell'attuale proprietario o del rivenditore/ditta produttrice?
 
R: La direttiva macchine recepita con DLgs 17/2010 prevede in allegato 1 i requisiti essenziali di sicurezza; nei punti 3.2.2, 3.4.3 e 3.4.4 sono trattati i rischi di ribaltamento o rovesciamento laterale, indicando l’obbligo di una struttura di protezione che garantisca alle persone trasportate un adeguato volume limite di deformazione.
Pertanto la macchina, se certificata CE sulla base di questa direttiva, doveva già soddisfare tali requisiti. In caso contrario sussiste una situazione da segnalare per la non conformità al Ministero dello Sviluppo Economico da parte dell’organo di vigilanza (SPISAL). Si ricorda che anche l’allegato V del DLgs 81/08 prevede, per le macchine costruite prima dell’emanazione delle direttive di prodotto (parte 2 – punto 2.4), la presenza di strutture di protezione. Sono sanzionabili i fabbricanti, i venditori, i noleggiatori e, se il difetto è palese come in questo caso, anche coltivatori diretti e i datori di lavoro che utilizzano la macchina.


D. un chiarimento circa le verifiche obbligatorie a cui devono essere sottoposti i carrelli semoventi industriali (detti carrelli elevatori). 
Nello specifico si chiede quanto segue:

1.     Manutenzione ordinaria: è corretto/opportuno/necessario sottoporre il carrello elevatore ad una manutenzione ordinaria con cadenza annuale da parte di un'azienda del settore specializzata? E' prevedibile una periodicità diversa per l'effettuazione di tale manutenzione, ad esempio nel caso di uso sporadico dell'attrezzatura di lavoro?
2.     Verifica trimestrale delle catene: il vigente testo unico per la sicurezza, al punto 3.1.2 dell'allegato VI riporta: "le funi e le catene debbono essere sottoposte a controlli trimestrali in mancanza di specifica indicazione da parte del fabbricante." Tali verifiche possono essere effettuate anche da personale interno o devono essere effettuate da aziende del settore specializzate? Nel caso in cui possano essere effettuate da personale interno, quali requisiti devono possedere le persone incaricate alle verifiche? La verifica può essere visiva o deve necessariamente essere effettuata con l'impiego di strumentazione che valuti anche l'allungamento delle catene?
 
 
R. In relazione ai quesiti:
1.     Se il carrello elevatore è marcato CE, la periodicità della manutenzione ordinaria, che deve essere eseguita da ditta specializzata, deve essere indicata dal fabbricante nel libretto d’uso e manutenzione, ipotizzando un uso per 8 ore al giorno in un ambiente definito “normale”; in condizioni di maggiore usura, potrebbe essere necessario adottare controlli più frequenti. Per attrezzature non marcate CE, se non è indicata dal costruttore, il datore di lavoro deve comunque eseguire una manutenzione ordinaria con periodicità prestabilita sulla base della valutazione dei rischi e costante. In entrambi i casi non è ammessa una frequenza più lunga rispetto a quelle stabilite con la giustificazione di uno scarso utilizzo.
2.   La verifica di funi e catene deve essere eseguita con la periodicità indicata dal fabbricante, altrimenti trimestralmente. Tale verifica può essere fatta anche da personale interno, compreso il datore di lavoro, purché “competente”. E’ chiaro che chi la fa ne diventa responsabile, a meno che il datore di lavoro non incarichi una persona che non abbia competenza in materia, per cui dovrà risponderne. Per quanto riguarda la tipologia dei controlli si ribadisce il concetto di “responsabilità” di chi esegue la verifica, per cui è opportuno seguire le specifiche norme di buona tecnica (es. UNI ISO 4309: 2011 per quanto riguarda le funi d’acciaio).


D. un’azienda chiede genericamente al Tavolo tecnico del piano mirato di prevenzione di avere suggerimenti sul tipo di protezioni da installare su alcune macchine non marcate CE. 
 

R. Premesso che non è possibile fornire una risposta esauriente, si rimanda alla consultazione della scheda check list “sicurezza macchine ed attrezzature”, eventualmente con l’assistenza di un tecnico di fiducia, per una valutazione preliminare dettagliata dei requisiti di sicurezza presenti o assenti nelle attrezzature citate nel quesito. Soltanto qualora l’applicazione delle misure indicate risulti difficoltosa per motivi tecnici si potrà esplicitare il problema con un quesito specifico al tavolo tecnico (eventualmente fornendo anche filmati per una migliore comprensione dei rischi presenti e delle difficoltà riscontrate).
 

D. “Diversi torni e macchine utensili, tutti ante 1996, che sono stati già equipaggiati di sicurezze meccaniche ed elettriche, hanno ancora parte degli impianti ausiliari alimentati a 110 V CA, mentre gli altri sono alimentati a 24 V CC. Quelli alimentati a 110 V CA vanno comunque modificati per portare l'alimentazione a 24 V CC ?”

R. In base al punto 9.1.2 della norma CEI-EN 60204-1 - Equipaggiamento elettrico delle macchine, “Il valore della tensione di comando deve essere adatto al corretto funzionamento del circuito di comando. La tensione nominale non deve superare 277 V quando fornita da un trasformatore”. Pertanto l’alimentazione può essere a 110 V purché siano rispettate tutte le condizioni di sicurezza e la progettazione dell’impianto assicuri il funzionamento corretto. 

D. Riguarda il caso in cui il Datore di Lavoro si rende conto che ha acquistato un’attrezzatura di lavoro marcata CE apparentemente non conforme ai requisiti essenziali di sicurezza. Come deve comportarsi per attivare lo SPISAL (ai fini di eventuale segnalazione al Ministero) senza incorrere nelle eventuali sanzioni previste per il datore di lavoro che impiega tale attrezzatura.

R. Si consiglia la seguente procedura:
a. Non utilizzare la macchina fino a quando non sia accertata la sicurezza dell’attrezzatura
b. Contattare il costruttore, eventualmente avvalendosi di un proprio consulente tecnico, per chiedere chiarimenti e/o eventuale messa a norma. In caso di esito negativo e di permanenza di dubbi sulla conformità:
c. Contattare lo SPISAL inviando documentazione fotografica e tecnica; lo SPISAL valuterà se verificare sul posto (sempre mantenendo l’attrezzatura FUORI SERVIZIO), se attivare il tavolo tecnico provinciale, se attuare le procedure di segnalazione al Ministero di presunta non conformità ai requisiti essenziali di sicurezza.
In ogni caso la macchina non deve essere utilizzata/utilizzabile fino a che non sono stati:
i. Risolti i dubbi sulla conformità, oppure
ii. Ripristinata la conformità, oppure siano adottate misure temporanee alternative adeguate (ove possibile) in attesa della soluzione del problema riscontrato.
 

D. Si pone il caso di un’azienda che produce macchine e si trova nella condizione di doverle avviare per eseguire test e/o regolazioni durante l’assemblaggio o comunque prima della loro messa in servizio o immissione nel mercato; l’azienda domanda:
a. Se nel corso di eventuale ispezione dell’organo di vigilanza anche queste sono oggetto di controllo
b. Quali sono le normative che devono essere rispettate.

R. Premesso che prima dell’immissione sul mercato le macchine ancora in costruzione non devono necessariamente essere certificate e marcate CE e che la direttiva macchine (di prodotto), recepita dal DLgs 17/2010, in questa situazione non si applica, si applicano tuttavia integralmente le indicazioni del DLgs 81/08. Pertanto:
a. Il controllo dell’organo di vigilanza si estenderà anche alle macchine e impianti in fase di costruzione ove vengano attivate per eseguire prove, regolazioni o installazione prima della messa in esercizio, nei limiti di quanto sopra esposto.
b. In questo caso le macchine non dovranno rispondere integralmente ai requisiti essenziali di sicurezza previsti ma dovrà essere applicato quanto previsto dal DLgs 81/08 (inclusi allegati V e VI per quanto applicabili, in particolare allegato V parte 1 punto 11). Dovranno essere valutati i rischi specifici di queste fasi di lavoro per ridurli al minimo.
c. Tali misure tecniche dovranno essere integrate da procedure di lavoro, utilizzando personale formato e addestrato opportunamente. Personale di eventuale ditta committente che presenzia alle operazioni deve essere escluso dalla partecipazione diretta agli interventi. Ove necessario, devono essere realizzate recinzioni provvisorie per impedire l’accesso alle parti pericolose (in particolare dove l’installazione definitiva le prevedrebbe).
d. Eventuali emissioni devono essere aspirate localmente (anche se l’aspirazione non fa parte dell’attrezzatura in costruzione – vedi allegato IV).
 

 
9 - DPI (Dispositivi Prootezione Individuali)


D. In una verniciatura industriale, previa valutazione delle Schede di Sicurezza dei prodotti vernicianti (nessuno dei quali risulta cancerogeno), ho proceduto all'effettuazione di campionamenti strumentali ambientali e personali con metodologia UNI 689. Tutti i risultati delle indagini strumentali confermano che l'esposizione dei lavoratori "verniciatori" (e dell'area di lavoro nel suo complesso), è ampiamente al di sotto del 1/10 del limite di esposizione degli inquinanti indagati. In tal caso, secondo la UNI 689, ritengo di poter affermare che non risulta superato il limite di esposizione relativamente ai parametri indagati.     Nel caso in cui permanessero costantemente le condizioni "industriali" che hanno determinato i valori riscontrati con i campionamenti strumentali, è possibile evitare l'uso dei DPI respiratori per i lavoratori "verniciatori"? Esiste un coefficiente (per es.: 1/100 del limite di esposizione) che consente di affermare che l'esposizione dei lavoratori, essendo paragonabile a quella della popolazione, eviti l'uso dei DPI respiratori?
 
R. Le misure preventive e protettive di tipo collettivo, a seguito della presenza delle lavorazioni con impiego di agenti chimici, devono essere predisposte prima e indipendentemente dai risultati della valutazione del rischio chimico. Questa necessità deriva dall’art. 63, comma 1, combinato con l’art. 64, comma 1 lettera a), oltre che dagli artt. 15, 18, 66, 224 del D. Lgs. 81/08. Le misure previste dall’art. 64 si trovano esplicitate nell’Allegato IV punti 2, 3 e 4. Questi quindi costituiscono i requisiti minimi degli ambienti di lavoro, indipendenti dall’esito della valutazione del rischio. Per citarne uno, l’aspirazione localizzata va realizzata ogni qualvolta c’è un’emissione di gas, vapori, fumi, polveri, ecc, indipendentemente dal tipo e dalla concentrazione di sostanza. Se la valutazione del rischio evidenzia che il rischio chimico per la salute non è irrilevante e/o il rischio chimico per la sicurezza non è basso, bisogna attuare le misure specifiche di prevenzione e protezione (art. 225), tra le quali: c) misure di protezione individuali, compresi i dispositivi di protezione individuali, qualora non si riesca a prevenire con altri mezzi l’esposizione. Val la pena considerare il termine “rischio irrilevante”, che va tradotto “come se il rischio non ci fosse”. E’ difficile pensare ad un verniciatore, che utilizza per un intero turno lavorativo e per ogni giorno lavorativo un pistola per la spruzzatura, come ad una persona esposta ad un rischio chimico per la salute irrilevante. Il buon senso mi fa pensare che se ho usato un algoritmo di valutazione e/o misure personali/ambientali che mi fanno arrivare a questa conclusione, devo forse correggere il metodo di valutazione o interpretare i risultati ottenuti con maggiore cautela e approfondimenti. Va tenuto presente che avendo la valutazione del rischio soprattutto finalità cautelative e preventive, è preferibile sovrastimare il rischio piuttosto che sottostimarlo, anche in considerazione di possibili risvolti penali e civili, per il datore di lavoro, in caso di malattia professionale o di infortunio chimico (rischio chimico per la sicurezza).
Se il rischio risulta invece non irrilevante il datore di lavoro deve, tra l’altro, adottare i DPI, quali Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie (APVR), guanti, indumenti. Questi devono essere adeguati e idonei agli agenti chimici utilizzati.
Per quanto riguarda il superamento dei VLEP (valori limite di esposizione professionale) o dei TLV dell’ACGIH (quando non c’è il corrispondente VLEP) va considerato che:
1.     I valori limite si riferiscono solo alla via inalatoria
2.     i valori limite non rappresentano un confine netto tra una concentrazione sicura ed una pericolosa; 
3.     al di sotto dei valori limite una piccola percentuale di esposti può avvertire disagio e/o subire un danno, in relazione alle caratteristiche individuali di reattività e/o predisposizione;
4.     i valori limite derivano da esperimenti fatti su soggetti in condizione di salute ottimale, condizioni microclimatiche favorevoli, con un unico inquinante, con inquinante agente solo per via inalatoria, condizioni di lavoro leggero;
5.     il non superamento del valore limite è solo indicatore di esposizione tanto più accettabile quanto più bassa è, ma non di rischio assente/irrilevante
6.     nel caso di più sostanze che possono essere inalate e/o agire per contatto cutaneo (come nel caso della verniciatura a spruzzo) bisogna valutare anche l’effetto addittivo e/o sinergico. I TLV miscela previsti dall’ACGIH sono utilizzabili solo per sostanze che agiscono sullo stesso organo o sistema bersaglio. Nella maggior parte dei casi non si è in grado di valutare il rischio che comporta la combinazione di tutti gli agenti chimici presenti e, quindi, anche in presenza di concentrazioni molto basse in aria delle singole sostanze, vanno adottate le misure di prevenzione e protezione previste dal D. Lgs. 81/08.
Per un approfondimento di questi temi si rimanda alla lettura del “Manuale di autodifesa del datore di lavoro - Capitolo 9.1 – La valutazione del rischio chimico”, scaricabile dal sito www.ulss.tv. Al seguente link: http://www9.ulss.tv.it/Minisiti/spisal/Manuale-Autodifesa-.html

 
10 - DOCUMENTAZIONE e REGISTRO INFORTUNI


D. Quali sono gli adempimenti in relazione al registro infortuni ?

R. DAL 23/12/2015 non è più obbligatoria la tenuta del registro infortuni! Infatti il DLgs 151/2015 art. 21 c. 4 ha previsto la fine di tale obbligo a decorrere dal novantesimo giono dalla pubblicazione. La tenuta del registro infortuni è sostituita dalla comunicazione per via telematica all'INAIL. GIA' DAL NOVEMBRE 2014 NON ERA PIU' OBBLIGATORIA LA VIDIMAZIONE !

 D. Per quanto tempo  si deve conservare il registro  infortuni ?

R. In caso di cessazione dell'attività e a seguito dell'obbligo di tenuta previsto dal DLgs 151/2015, il registro utilizzato deve essere conservato per almeno 4 anni dall'ultima registrazione o, in assenza di registrazioni, dalla vidimazione o istituzione (DAL NOVEMBRE 2014 NON E' PIU' OBBLIGATORIA LA VIDIMAZIONE !)

 D. Un infortunio che non supera tre giorni, deve essere registrato sul registro infortuni ?

R. La tenuta del registro infortuni non è più obbligatoria dal 23/12/2015; tuttavia è obbligatorio segnalare all'INAIL, per scopi statistici, anche gli infortuni con prognosi tra 1 e 3 giorni (escluso quello dell'infortunio) per via telematica.

D. Chiedo cortesemente di sapere se è necessario effettuare la notifica prevista dall'art. 67 del D.Lgs. 81/2008 per un'attività di assemblaggio frigoriferi senza particolari lavorazioni pericolose con presenza di n. 3 operai + n. 1 impiegata. Sarà dislocata all'interno di un capannone artigianale esistente (già con agibilità) senza effettuare alcuna opera edilizia e quindi non è richiesta alcuna autorizzazione edilizia.
Nel caso fosse necessario chiedo in sintesi la procedura e a chi va presentata.

R. Il tipo di attività è industriale e quindi rientra nei casi in cui è prevista la notifica se vi sono più di tre lavoratori (in questo caso sono 4).
Il fatto di dover richiedere l’autorizzazione edilizia è irrilevante; occorre verificare che il capannone sia agibile come laboratorio (se è agibile come magazzino, non va bene).
La notifica deve essere inviata allo SPISAL tramite il SUAP (sportello unico per le attività produttive) utilizzando il modello previsto dal decreto interministeriale 18/04/2014.

 

D. Quale modulistica si deve usare per il registro cancerogeni?

R.Premesso che la normativa stabilisce che il Datore di Lavoro istituisce ed aggiorna un registro di esposti ad agenti cancerogeni o mutageni e ne cura la tenuta per il tramite del medico competente (art. 2 DM 155/07 e art. 243 DLgs 81/08), il format del registro è ancora quello del DM sopra indicato e precedente l’entrata in vigore del DLgs 81/08.

D. Nel caso di una Società Agricola S.S. che svolge attività di lavorazione terreni e di vinificazione in cantina, costituita da: padre-coltivatore diretto e proprietario dei terreni, figlio-legale rappresentante della società, moglie del figlio-coadiuvante alle attività di cantina. La società si avvale di lavoratori “esterni” durante il periodo della vendemmia con i voucher. Tale strutturazione della società comporta l'applicazione a tutti gli effetti di tutti gli adempimenti in tema di salute e sicurezza imposti dal D.Lgs. 81/08 (nomina RSPP, predisposizione DVR, formazione ecc…?

R. La società agricola semplice rientra nei casi previsti dall’art. 21, quindi è obbligatorio soltanto l’uso di attrezzature conformi al titolo III e l’uso dei DPI. Tuttavia, se ci sono dipendenti, anche con voucher, anche se a tempo determinato, scattano tutti gli obblighi (DVR, nomine etc.); esistono tuttavia delle forme di semplificazione per gli stagionali (es. Decreto interministeriale 27/03/2013). 

 

 
11 - TUTELA DEI LAVORATORI


D. chiediamo cortesemente se, il lavoro notturno per lavoratrici madri è VIETATO dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino , oppure fino al 7° mese del figlio. Vi chiedo delucidazioni, in quanto ho letto pareri diversi per la limitazione al lavoro notturno delle lavoratrici madri. 

R. il D.Lgs. n° 66 del 08/04/2003 nel CAPO IV - Lavoro notturno stabilisce:
Art. 11 - Limitazioni al lavoro notturno 
1 …..
2. I contratti collettivi stabiliscono i requisiti dei lavoratori che possono essere esclusi dall'obbligo di effettuare lavoro notturno. 
E' in ogni caso vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro notturno:
a) la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni
c) la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni.

Le stesse disposizioni sono contenute anche nell’art. 53 del DLgs 151/2000 "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”. 
 

 D. La presente per chiedere i canali nei quali è possibile inoltrare denunce per il mancato rispetto della sicurezza sui luoghi di lavoro.

 R. E' sufficiente inviare un esposto allo SPISAL competente per sede dell'azienda spiegando quale problema si intende segnalare. Per la ULSS 9 - via Castellana 2 - 31100 Treviso. In caso di urgenza inviare via fax o telefono.