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La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce prevalentemente la sostanza nigra del mesencefalo e quindi i circuiti di movimento. Dal punto di vista clinico è caratterizzata da rigidità di tipo plastico, bradicinesia/acinesia, tremore a riposo e instabilità posturale. Da un punto di vista epidemiologico, l’età di esordio è tra i 40 e i 70 anni e pertanto i pazienti devono spesso convivere con la malattia per molti anni. La gestione del paziente parkinsoniano è complicata da almeno 3 fattori: 1) la progressione della malattia; 2) il coinvolgimento di numerosi sistemi neuronali con sintomi diversi ognuno dei quali richiede un trattamento specifico; 3) la terapia che deve essere adeguata e pesata sul singolo paziente ed i suoi effetti collaterali a breve e lungo termine. 
L’UO di Neurologia ha promosso un percorso di educazione terapeutica organizzato in cicli formativi annuali volti a sviluppare l’empowerment del paziente affetto da Parkinson, al fine di migliorare la conoscenza e la gestione della cronicità da parte dei pazienti stessi e dei loro familiari. Tali cicli vedono il coinvolgimento di team multiprofessionali che affrontano svariate tematiche quali uso dei farmaci, percorsi fisiatrici riabilitativi, aspetti dietetici e nutrizionali. Nelle passate edizioni sono stati raccolti, in collaborazione con l’Associazione Parkinsoniani, feedback dei partecipanti e suggerimenti per nuovi argomenti da trattare nei successivi incontri. Al termine dei cicli formativi in aula, verranno altresì realizzati opuscoli e video tutorial che riassumeranno quanto proposto negli incontri e resteranno a disposizione di pazienti e familari.
Una maggiore conoscenza da parte del paziente della malattia e degli aspetti terapeutici può avere numerose ricadute positive. Conoscere è infatti il primo passo del “saper gestire”. Un paziente che conosce la sua malattia sarà in grado di gestire meglio la malattia e le ricadute che essa può avere sul suo equilibrio psico-fisico e sugli aspetti sociali. Potrà evitare ulteriori complicanze di tipo ansioso-depressivo che spesso sono presenti nelle malattie croniche ed invalidanti. Non è poi trascurabile il fatto che un paziente informato è in grado di utilizzare al meglio le risorse del sistema sanitario senza richiedere continui esami e visite non necessarie. L’educazione del paziente può evitare fenomeni di scarsa compliance o di abuso di farmaci che possono a loro volta mettere a rischio la salute del paziente e portare a prolungati ricoveri.